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Via D'Amelio, il fratello di Borsellino: "Di Matteo trattato come Paolo e Giovanni 20 anni fa"

CRONACA
Via D'Amelio, il fratello di Borsellino: Di Matteo trattato come Paolo e Giovanni 20 anni fa

Una commemorazione spaccata in due a Paleermo, dove ricorre il 22esimo anniversario dell'uccisione del giudice Paolo Borsellino e di cinque agenti della scorta. Da un lato la caserma Lungaro, con la deposizione della corona d'alloro del Capo della polizia, Prefetto Alessandro Pansa alla presenza delle istituzioni, dei magistrati, dei vertici delle forze dell'ordine, e dall'altro lato la via D'Amelio con i rappresentanti delle Agende rosse, il movimento guidato da Salvatore Borsellino, con simpatizzanti venuti da tutta Italia che dicono no alle istituzioni. Così, quando arriva il Presidente della Commissione antimafia Rosy Bindi, si girano tutti di schiena alzando l'agenda rossa, il simbolo del movimento, verso il cielo. Poco prima uno dei leader delle Agende rosse, salendo sul palco allestito in via D'Amelio, ha gridato ai presenti: "Vorrei istruirvi su come comportarvi all'eventuale arrivo dei rappresentanti delle istituzioni. Noi non tolleremo la presenza di istituzioni. Ma se dovessero arrivare noi faremo una contestazione silenziosa, cioé alzeremo le agende verso il cielo senza dire nulla. Per favore non gridate e non insultate". Diversa l'accoglienza del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. Gli agenti di polizia stavano accompagnando Orlando verso la zona delle autorità, dove ci sono Rita Borsellino, Salvatore Borsellino, i magistrati Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita, quando i rappresentanti della scorta civica gli hanno gridato: "Sindaco, tu da questa parte devi camminare. Vieni con noi, non stare con le autorità". E Orlando è andato in mezzo alla folla fino a raggiungere il palco.

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Salvatore Borsellino - A parlare tra gli altri il fratello di Paolo Borsellino, Salvatore: "Oggi Falcone e Borsellino sono degli eroi ma allora erano osteggiati. Dobbiamo stringerci attorno a magistrati come Di Matteo che oggi tentano di condurci alla verità e che subiscono lo stesso trattamento di Paolo e Giovanni 20 anni fa". "Le stragi sono servite ad alzare il prezzo di quella trattativa e su questa trattativa c'è stato un silenzio che è durato 20 anni e su cui solo ora si comincia a vedere qualche incrinatura - ha aggiunto il fratello del giudice ucciso dalla mafia - I magistrati che oggi cercano di arrivare alla verità lo fanno a rischio della loro vita".

Lucia Borsellino - "Lancio da qui un appello a tutte le istituzioni perché si faccia luce su quanto è accaduto in via D'Amelio", ha detto stamattina Lucia Borsellino, figlia del giudice, prima di lasciare la caserma Lungaro di Palermo dove sono state ricordate, con una messa, le vittime della strage.

"Non lo dico da figlia - ha spiegato - ma da cittadina, perché è un diritto e un dovere di tutti collaborare. Soprattutto per le nuove generazioni, sono mamma di due bambini che conoscono solo una parte della storia ma vorrei che conoscessero anche l'altra parte, quella che fa piu' male".

Di Matteo - "Voglio ringraziare tutti quei cittadini che si pongono a scudo di tanti che, anche nella politica, continuano a calpestare quei valori che furono di Paolo Borsellino, contro l'arroganza dei prepotenti e degli impuniti", ha detto il magistrato salito sul palco. "Le commeorazioni - spiega- hanno un senso solo se sostenute dal coraggio che dovremo dimostrare da domani". E sulla strage Borsellino dice: "C'è il dovere etico e morale di cercare verità, anche se ci rendiamo conto che quel cammino costi sempre di più lacrime e sangue, per continuare a cercare la verità è necessario innanzitutto con onestà intellettuale rispettare la verità e non avere mai paura a declamarla anche se può apparire sconveniente". "Affermano il falso i tanti che, qualcuno per strumentale interesse, contiuano a ripetere che i processi delle stragi hanno portato a un nulla di fatto, fingono di ignorare che 22 persone sono state definitivamente condannate per concorso in strage", ha concluso.

Grasso - "Quando penso a Paolo Borsellino la mia mente si perde in un caleidoscopio di emozioni, pensieri, ricordi, frammenti di vita vissuti assieme: i suoi consigli, il sostegno umano e professionale, la sua brillante intelligenza, quel sorriso in grado di sciogliere la tensione dei momenti più difficili. Paolo era una persona semplice, ironica, estroversa: ricordo le sue fughe dalla scorta, l'aspirazione di vivere una vita normale, di poter fare quello che tutti quanti fanno, in quei pochi attimi di libertà e di evasione dalla vita blindata cui era costretto. Amava le cose semplici, era animato da una passione viscerale per il proprio lavoro e da un insopprimibile desiderio di giustizia". E quanto scrive il presidente del Senato Pietro Grasso sul suo profilo Facebook.

. "Credeva nei giovani, sentiva l'approvazione dei siciliani e questo -prosegue Grasso- gli dava la forza di andare avanti, sempre, a qualunque costo. Quando Giovanni Falcone fu ucciso dalla mafia si assunse la responsabilità di raccoglierne la pensante e pericolosa eredità professionale. Paolo era consapevole di ciò che gli sarebbe accaduto ma non ebbe mai paura e andò avanti, con tutto se stesso. Non era segno di incoscienza ma l'accettazione del pericolo connaturato al lavoro che svolgeva: questa la sua più grande lezione.

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