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Migranti, sgombero dei profughi a Ventimiglia

CRONACA
Migranti, sgombero dei profughi a Ventimiglia

Immagine di repertorio (Fotogramma)

Nell'ambito dell'ordinanza firmata venerdì scorso dal sindaco Enrico Ioculano per motivi di igiene e sicurezza pubblica, è iniziato questa mattina da parte delle forze dell'ordine lo sgombero dei profughi da tempo accampati a Ventimiglia.

''La situazione in questo momento in città è tranquilla. In giro non c'è più nessuno - dice il sindaco all'Adnkronos - Alcuni, circa un centinaio, sono stati accolti dalla Curia, altri invece sono stati trasferiti in alcuni centri di accoglienza''. Nel corso dell'operazione, racconta il sindaco di Ventimiglia, ''non ci sono stati particolari problemi. Mi è pesato molto fare questa ordinanza - tiene a sottolineare - ne avrei fatto volentieri a meno, ma era un atto dovuto''.

"Stiamo ragionando, ma non abbiamo ancora definito nulla, riguardo la realizzazione di due o tre siti di nostra proprietà per fare un’accoglienza in forma di tendopoli" riferisce monsignor Antonio Suetta vescovo di Ventimiglia, intervistato da Radio Vaticana.

Sono circa 200 i migranti accolti nella parrocchia di san Nicola da Tolentino a Ventimiglia. A raccontarlo all'Adnkronos padre Francesco Marcoaldi, frate della congregazione 'Figli di Maria Immacolata'. "Da ieri sera alle 19.30 ne sono arrivati un centinaio - spiega padre Francesco - poi da stamattina e cioè da quando le forze dell'ordine hanno iniziato l'operazione di sgombero, sono raddoppiati''. "Per i pasti - prosegue - ci aiuta la Caritas diocesana e per la notte i migranti sono stati sistemati nel salone parrocchiale dove si arrangiano come meglio possono con i loro sacchi a pelo o le loro coperte. La nostra parrocchia sarà aperta finché ne avranno bisogno, nessuno li caccerà. Loro c'hanno detto che domani se ne andranno ma non sappiamo verso dove''.

Intanto, gli sbarchi vanno avanti senza sosta e si continua a morire nel Mediterraneo. Nei tre naufragi dei giorni scorsi potrebbero essere morte 700 persone, ha denunciato ieri la portavoce dell'Unhcr Carlotta Sami, citando le testimonianze dei sopravvissuti.

I due presunti scafisti fermati dalla Squadra mobile di Reggio Calabria dopo l’ultimo tragico viaggio nel Mediterraneo, durante il quale 45 persone (tra cui tre bambini in tenera età) hanno trovato la morte, sono accusati anche di naufragio. I responsabili sono un marocchino di 34 anni e un siriano di 32 anni. Un terzo scafista, di nazionalità sudanese, è morto durante il naufragio.

A Palermo, oggi la Polizia e la Guardia di Finanza hanno fermato due 25enni senegalesi, ritenuti gli scafisti dei 600 migranti giunti ieri al molo Santa Lucia di Palermo, soccorsi in acque internazionali venerdì mattina, dopo essere partiti da Sabrata in Libia. I migranti, 500 uomini, 73 donne, tra cui alcune in stato di gravidanza e 31 minori, erano stati soccorsi in pieno Mediterraneo da navi mercantili e subito trasbordati sulla 'Bourbon Argos', nave di 'Medici Senza Frontiere' giunta a Palermo.

"I migranti, segregati e nutriti a 'pane e acqua', venivano sottoposti ad ogni genere di soprusi e brutali violenze, anche di natura sessuale - spiegano gli inquirenti - dalle indagini è emerso che i due scafisti si occupavano, rispettivamente, della conduzione dell'imbarcazione con l'ausilio di una bussola e della richiesta di soccorso attraverso un telefono satellitare". Si è appurato, inoltre, che per la traversata ciascun migrante era costretto a versare circa 1200 dinari libici "agli spietati membri di una pericolosa organizzazione criminale dedita al traffico di esseri umani".

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