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Colpo di scena a Garlasco, "non è di Stasi Dna sotto unghie Chiara"

CRONACA
Colpo di scena a Garlasco, non è di Stasi Dna sotto unghie Chiara

(Fotogramma)

Possibile clamorosa svolta nella vicenda di Garlasco che potrebbe riaprire il caso: secondo quanto la mamma di Alberto Stasi, condannato in via definitiva, dopo due assoluzioni, per l'assassinio della fidanzata Chiara Poggi e oggi detenuto nel carcere di Bollate, ha rivelato al 'Corriere della Sera', il profilo di dna trovato sotto le unghie della di Chiara non apparterrebbe al figlio, ma a una persona di sesso maschile, forse tra le conoscenze della vittima. Lo dicono gli esiti della consulenza della difesa, rappresentata dallo studio Giarda, che ha incaricato una società di investigazioni di riesaminare gli atti dell'inchiesta. La mamma di Stasi chiede che il figlio "esca subito dal carcere".

La rivelazione, scrive il 'Corriere della Sera', che emerge dai risultati di laboratorio, condotti da un noto genetista su incarico degli avvocati dello studio Giarda che si sono affidati a una società di investigazioni di Milano, dovrà ora ricevere conferma dalle indagini di polizia giudiziaria. La mamma di Stasi presenterà un esposto per chiedere la revisione del processo sulla base di una prova che considera risolutiva per l' innocenza del figlio.

Le nuove indagini difensive sono partite dall'esito dalla perizia del tribunale relativa al dna trovato in piccoli frammenti sotto le unghie di Chiara che in un primo momento gli investigatori non erano riusciti ad analizzare nella sua completezza. È stata successivamente la Corte d'Appello di Milano nel processo-bis a disporre una nuova perizia, eseguita dal professore Francesco De Stefano, e a identificare dna maschile in quelle tracce. Forse addirittura appartenenti a due persone. Campioni confrontati nel settembre 2014 con quello di Stasi e risultati compatibili solo per 5 marcatori contro la necessità di almeno nove corrispondenze.

Ora, i consulenti hanno individuato il profilo del giovane diverso da Stasi grazie a un cucchiaino e una bottiglietta d'acqua. I legali si sono rivolti al perito che ha estratto i campioni di Dna, analizzati rigorosamente in forma anonima dal genetista (che mai aveva avuto incarichi nella vicenda) e confrontati con la perizia di De Stefano e i risultati di Stasi. I campioni sono quelli del quinto dito della mano destra e del pollice della mano sinistra di Chiara, giudicati 'sovrapponibili tra loro'. Dal confronto emerge "una perfetta compatibilità genetica (profili identici) tra il profilo del cromosoma Y estrapolato dal professor De Stefano sul quinto dito della mano destra e sul primo dito della sinistra, con il profilo genetico aploide del cromosoma Y ottenuto dal cucchiaino e dalla bottiglietta d' acqua".

Tuttavia "il cromosoma Y identifica tutti i soggetti maschi appartenenti al medesimo nucleo familiare (padre, fratelli, zii, nipoti) ed esso non è utilizzabile per identificare un singolo soggetto ma, piuttosto, una famiglia". La famiglia, conclude il Corriere della Sera, dove vive una persona che deve dar conto delle ragioni del contatto diretto con Chiara, assassinata la mattina del 13 agosto 2007.

"Non basta per riaprire il processo" - Una prova non scientifica che non può bastare per un'eventuale revisione del processo. Così Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, interviene subito dopo la conferenza stampa della difesa di Stasi. "Noi non vogliamo ostacolare nessuna indagine, ma ricordo - aggiunge il legale - che la sentenza Stasi ha detto che non avrebbe nessuna influenza trovare sulle unghie della vittima il materiale di Alberto perché Chiara non avrebbe avuto modo di difendersi. Questo dna trovato dopo sette anni non è utilizzabile, è degradato e non può essere confrontato con quello di ignoto". In ogni caso, chiosa "questo non esclude la responsabilità di Stasi".

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