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Omicidio Garlasco, il genetista: "Inattendibile Dna su unghie Chiara"

CRONACA
Omicidio Garlasco, il genetista: Inattendibile Dna su unghie Chiara

(Fotogramma)

Nessun dato è stato trascurato, il Dna sulle unghie di Chiara Poggi non è identificabile, né attendibile perché fornisce risultati diversi e l'esame è irripetibile. Il genetista Francesco De Stefano, a cui i giudici dell'appello 'bis' sull'omicidio di Garlasco hanno conferito l'incarico di analizzare il materiale sulle unghie della vittima, non ha dubbi sui risultati. Per l'esperto, la parola fine sul caso è stata messa già nel 2014 dopo le analisi svolte alla presenza dei consulenti di difesa e parte civile.

"Nessun dato è stato trascurato", dice all'Adnkronos. La traccia, però, è finita di recente al centro del dibattito mediatico, dopo l'esposto denuncia della mamma e della difesa di Alberto Stasi -il fidanzato di Chiara condannato a 16 anni in via definitiva per il delitto- e la conseguente iscrizione nel registro degli indagati (come atto dovuto) di Andrea Sempio, un amico del fratello della vittima. De Stefano preferisce non commentare il lavoro di Pasquale Linarello, il biologo che ha ricevuto l'incarico da parte dei difensori di Stasi, ma non ammette che si nutrano dubbi sul suo operato.

"Abbiamo analizzato tutti i dati, arrivando alla conclusione dell'impossibilità di assegnare quel Dna trovato sulle unghie della vittima a qualcuno perché si tratta di più Dna sovrapposti. In questo caso possiamo parlare di un 'Dna da contatto' diretto o indiretto", spiega. "Per fare un esempio potrei trovare il Dna del postino sulla mano di una persona solo perché ha preso una busta toccata da lui, ma senza che ci sia stato contatto tra loro", evidenzia.

Quella traccia genetica trovata sulle unghie di Chiara Poggi, uccisa nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007, "è fortemente contaminata e conferma l'idea di più Dna, di più persone presenti in quantità infinitesimale". In sintesi, quella traccia è frutto di "una contaminazione", è presente in "scarsa quantità, manca inoltre la ripetibilità dei risultati" che garantisce la genuinità degli stessi. "Se volessi usare un risultato dovrei usare l'intera reazione ottenuta" da un frammento di Dna e "non mettere insieme, come in un collage, i risultati di più test".

L'idea sostenuta dalla difesa che sia possibile risalire dall'analisi sulle unghie della vittima a un cromosoma Y, quindi a un ceppo familiare che identifica la linea paterna di un possibile sospettato è esclusa con vigore da De Stefano, il quale ricorda che "in sentenza si evidenzia che non è stato usato il Dna per condannare Stasi", perché quella traccia genetica "è stata definitiva inattendibile in perizia".

Ed è "anche un errore ripetere che è stata confrontata con il Dna di Stasi. La perizia dice chiaramente che non è possibile dire se c'è la traccia genetica di qualcuno" sulle unghie di Chiara Poggi. Un risultato ottenuto al termine di un esame che "non può essere ripetuto. Può essere ripetuto solo l'esame dei risultati, perché è stato usato tutto il materiale ungueale e anche questo -conclude De Stefano- è stato deciso alla presenza dei consulenti delle parti".

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