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Cyberspionaggio, fratelli Occhionero: "Mai carpito dati"

CRONACA
Cyberspionaggio, fratelli Occhionero: Mai carpito dati

"Non abbiamo mai carpito dati, né svolto attività di spionaggio. Gli indirizzi mail sono pubblici, alla portata di tutti e non c'è prova di evidenza di una sottrazione di dati da parte nostra". Si sono difesi così i fratelli Giulio e Francesca Maria Occhionero, nell'interrogatorio di garanzia svoltosi a Regina Coeli, difesi dagli avvocati Stefano Parretta e Roberto Bottachiari.

L'ingegnere nucleare è finito ieri agli arresti insieme alla sorella nell'ambito dell'inchiesta sul cyberspionaggio ai danni di politici, imprenditori e istituzioni.

''L'ingegnere ha respinto gli addebiti e ha dato i suoi chiarimenti soprattutto in relazione ai server che aveva all'estero per motivi di lavoro - ha detto l'avvocato Parretta - L'indagine è ancora tutta da scrivere, ci sono delle ipotesi ma non c'è alcuna evidenza di dati illeciti acquisiti. Il mio assistito nega di aver compiuto attività illecite, sono indirizzi di posta, sono tutti dati pubblici che lui aveva sul computer. Anche le scatole di documentazione acquisita sono la contabilità della società''.

Giulio Occhionero non ha voluto dare agli inquirenti le password di accesso al server Usa: alla richiesta del gip Maria Paola Tomaselli e del pm Eugenio Albamonte, l'esperto informatico, che ha negato tutte le accuse, si è rifiutato di fornire la password per "una questione di privacy".

L'accesso al server statunitense è ora oggetto di una rogatoria della procura di Roma. Giulio Occhionero ha anche smentito che siano suoi i 18 mila nickname trovati sul suo pc: "Chi mi dice che non me li abbiate messi voi con un malware?", ha detto agli inquirenti.

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