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Giornalista aggredito da Spada: "Temo per la mia famiglia"

CRONACA
Giornalista aggredito da Spada: Temo per la mia famiglia

"Temo ritorsioni nei miei confronti da parte degli Spada e ho paura per la mia incolumità e per quella dei miei famigliari". Così il giornalista Daniele Piervincenzi, sentito a sommarie informazioni il 13 novembre, in merito all’aggressione da parte di Roberto Spada avvenuta a Ostia lo scorso 7 novembre ai danni anche dell’operatore della trasmissione 'Nemo' Edoardo Anselmi.

"Non so quante persone abbiano assistito all'aggressione ma sono sicuro che fossero più di dieci - è quanto emerge da uno stralcio del verbale, depositato al tribunale del Riesame, in cui il giornalista ha ricostruito le fasi dell’aggressione - Vi erano alcune persone affacciate alle finestre dei palazzi su via Forni che stavano osservando ciò che accadeva. Nessuno è intervenuto per aiutarci. Anzi, in particolare, ricordo che durante le fasi dell'aggressione ho udito il rumore di alcune tapparelle che venivano chiuse".

Il Riesame è chiamato a decidere sul ricorso presentato dalla difesa di Spada che ne chiede la scarcerazione. I pm invece si oppongono alla richiesta chiedendo la conferma delle misure per Spada per il quale il gip ha riconosciuto l’aggravante del metodo mafioso.

Piervincenzi ha spiegato che subito dopo l’aggressione lui e Anselmi non si sono recati all’ospedale più vicino, il Grassi di Ostia, perché "abbiamo avuto paura che in quel momento restare lì non sarebbe stato per noi sicuro. Temevamo, infatti, non solo che qualche appartenente alla famiglia Spada potesse raggiungerci presso l'ospedale e farci del male, ma altresì che potessero rubarci la telecamera con i video che avevamo girato".

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