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"Paura straniero può contagiare cristiani"

CRONACA
Paura straniero può contagiare cristiani

(credits: Comunità di Sant'Egidio /Facebook)

Papa Francesco a Trastevere, per festeggiare i 50 anni della Comunità di Sant'Egidio, fondata nel 1968 a Roma. Ad accogliere il Pontefice nella piazza davanti alla basilica di Santa Maria in Trastevere il fondatore Andrea Riccardi e il presidente Marco Impagliazzo.

"La Chiesa ha sempre le porte aperte, ma oggi anche il cielo ce le ha e ha buttato giù tutta l'acqua e ci sta bagnando...". Con questa battuta, legata alla pioggia che nel pomeriggio scende su Roma, Papa Francesco ha salutato i fedeli.

"Sempre porte aperte - ha esortato il Pontefice - Qui c'è tanta generosità e un cuore aperto per tutti, tutti, tutti, senza distinguere tra chi ci piace e chi non ci piace, per quello che ci è amico e per quello che è nemico: no, cuore aperto per tutti!".

"Le paure si concentrano spesso su chi è straniero, diverso da noi, povero, come se fosse un nemico", ha lamentato poi Papa Francesco, intervenendo nella basilica romana. "Il mondo oggi è spesso abitato dalla paura e anche dalla rabbia che è una 'sorella' della paura - ha osservato il Pontefice - è una malattia antica. Il nostro tempo conosce grandi paure di fronte alle vaste dimensioni della globalizzazione".

Dagli stranieri e dai poveri, ha stigmatizzato il Papa, "ci si difende credendo di preservare quello che abbiamo o quello che siamo". E "l'atmosfera di paura - ha avvertito - può contagiare anche i cristiani. Se siamo soli, siamo presi facilmente dalla paura".

"Il mondo - ha denunciato Papa francesco - è diventato globale, l'economia e le comunicazioni si sono unificate. Ma per tanta gente, specialmente per i poveri, si sono alzati nuovi muri".

"Le diversità - ha osservato ancora - sono occasione di ostilità e di conflitto. E' ancora da costruire una globalizzazione della solidarietà e dello spirito. Il futuro del mondo globale è vivere insieme: questo ideale - sottolinea il Papa - richiede l'impegno di costruire ponti, di tenere aperto il dialogo, di continuare a incontrarsi".

Papa Francesco ha poi ricordato che "il cristiano, per sua vocazione, è fratello di ogni uomo, specie se povero e anche se è nemico" e che "la Chiesa è segno di unità del genere umano, tra i popoli, le famiglie, le culture", esortando a "creare una società in cui nessuno sia più straniero: è la missione di valicare i confini e i muri, per riunire".

"Pensiamo ai dolori del popolo siriano, del martoriato e amato popolo siriano", ha aggiunto il Pontefice, dando atto alla Comunità di Sant'Egidio di "aver accolto in Europa i rifugiati, tramite i corridoi umanitari". Ma, si è chiesto il Papa, "come è possibile che, dopo le tragedie del 20° secolo, si possa ancora ricadere nella stessa assurda logica?".

Papa Francesco ha poi lasciato una Trastevere piovosa e discretamente vigilata dalle forze dell'ordine. Prima di pronunciare il suo discorso, il Pontefice ha ascoltato diverse testimonianze di dolore e di speranza da parte di migranti, rifugiati, senzatetto, oltre agli interventi del presidente Impagliazzo e del fondatore Riccardi. Sia all'arrivo, bagnato dalla pioggia, sia al momento del suo congedo, il Papa è stato salutato con entusiasmo dai tanti fedeli presenti, stretto mani e regalato abbracci e sorrisi.

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