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Aborto, a Roma nuovo manifesto choc

CRONACA
Aborto, a Roma nuovo manifesto choc

Ci risiamo. Dopo il maxi poster anti-aborto affisso ad aprile da ProVita e poi fatto rimuovere, a Roma spunta un nuovo manifesto choc contro l'interruzione di gravidanza. Questa volta a firmare la crociata contro la legge 194 che da 40 anni (l'anniversario sarà il prossimo 22 maggio) tutela il diritto delle donne a scegliere, è CitizenGo Italia con lo slogan 'L'aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo'.

"Abbiamo deciso di puntare su un forte slogan provocatorio - spiegano i promotori sulla pagina Facebook di CitizenGo - che fa leva sulla giusta, particolare attenzione di questi anni contro la violenza sulle donne per affermare che la prima violenza sulle donne è proprio l'aborto".

Ma l'iniziativa rimbalzata sui social network ha già scatenato l'indignazione e la richiesta di rimozione anche per questo manifesto. "Chiediamo alla Sindaca Virginia Raggi - scrive la rete femminista Rebel Network - di intervenire immediatamente per far rimuovere questo vergognoso manifesto, affisso in via Salaria a #Roma da uno dei gruppi a nostra parere pro-odio e contrari alla libertà di scelta delle #donne".

E sono tantissimi a condividere l'appello alla rimozione. "Il manifesto a Roma contro l'aborto deve essere tolto - scrive su twitter Paola - è un tuo diritto personale essere contro l'aborto ma non ti permetto di paragonarlo al femminicidio. Preoccupiamoci invece - prosegue nel post - di quella povera ragazza drogata e violentata da un branco di 5 ragazzi. Che paese stiamo diventando". Le fa eco Davide che commentando lo slogan scelto da CitizenGo scrive: "L'aborto è causa di femminicidio. A causa di obiettori di partito che spingono donne a ricorrere a ciarlatani in luoghi non sicuri (ma non stanno parlando di questo)".

Per Fux "il nuovo manifesto dei sedicenti pro-life contro l'aborto affisso a Roma è ancora più osceno del precedente, perché non fa solo disinformazione, ma si appropria di un tema serio come quello del femminicidio per fare propaganda contro i diritti delle donne. E anche Selvaggia Lucarelli condanna chi usa "in maniera vile e strumentale il termine 'femminicidio' per attirare l’attenzione su una campagna contro l’aborto".

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