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Diciotti, ritardo rinvio atti per identificare persone offese

CRONACA
Diciotti, ritardo rinvio atti per identificare persone offese

Il Procuratore Patronaggio

Ci vorrà ancora qualche giorno per l'invio degli atti del fascicolo contenente l'iscrizione nel registro degli indagati del ministro dell'Interno Matteo Salvini e del capo di gabinetto del Viminale Matteo Piantedosi, dalla Procura di Agrigento ai pm di Palermo. Un ritardo, come si apprende, dovuto alla necessità di "identificare e tutelare" le persone offese, cioè di tutti coloro che avevano diritto a fare il proprio ingresso sul territorio italiano, come gli eritrei, ma anche i minori e le donne violentate e che sono state trattenute illegalmente, secondo l'ipotesi del pm, a bordo della nave per diversi giorni. Fino a questo momento le persone offese non sono ancora rappresentate né legalmente né difese. A questo punto slitterà, con ogni probabilità, alla prossima settimana, la trasmissione degli atti a Palermo. Salvini e Piantedosi sono indagati per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d'ufficio, nell'ambito dell'inchiesta sulla nave 'Diciotti', la nave della guardia costiera rimasta prima al largo di Lampedusa e poi ormeggiata nel porto di Catania con 177 migranti soccorsi nel canale di Sicilia. I migranti sono stati scendere solo sabato notte, a dieci giorni dal salvataggio in mare.

Intanto, il Procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, attende dai colleghi di Catania i nomi dei tutori nominati per 23 minori non accompagnati che si trovavano a bordo della nave Diciotti. Inoltre, si stanno eseguendo ulteriori valutazioni tecnico-giuridiche sulle iscrizioni e sui rapporti tra la Procura circondariale e il tribunale dei ministri visto che la legge 1/89 è antecedente alla riforma del codice penale e mancano le norme di coordinamento e attuazione.

Sarà poi la Procura di Palermo, dopo avere ricevuto gli atti dal Procuratore Patronaggio, a inviare gli atti al Tribunale dei ministri, che è la sezione specializzata del tribunale ordinario competente per i reati commessi dal presidente del Consiglio e dai ministri nell'esercizio delle loro funzioni. La materia è regolata dalla legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1, che ha modificato, tra gli altri, l'art. 96 della Costituzione il quale prevede che "Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei Deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale".

Presso il tribunale ordinario del capoluogo del distretto di Corte d'Appello è istituito un collegio composto di tre membri effettivi e tre supplenti, estratti a sorte tra tutti i magistrati in servizio nei tribunali del distretto che abbiano da almeno cinque anni la qualifica di magistrato di tribunale o qualifica superiore. Il Presidente del Tribunale dei ministri è Fabio Pilato, 52 anni, che fino a poco tempo fa aveva ricoperto la carica di giudice tutelare proprio presso il Tribunale di Palermo. Qui è stato tra gli ideatori del protocollo d'intesa siglato insieme con l'amministrazione comunale di Palermo per garantire l'accompagnamento ai minori sbarcati da soli sulle coste siciliane. Prima ancora si è anche occupato di rifugiati e riconoscimento di status e protezione sussidiaria. L'altro giudice è Filippo Serio che proviene dal Tribunale del Riesame. Nel 2011 il suo nome è finito in una lista nera di "amici degli immigrati" pubblicata su un sito neonazista (Stormfront). Il suo nome finì su quella lista perché aveva annullato la misura cautelare per un migrante perché l'ordinanza non era stata tradotta in lingua inglese. Inoltre il giudice è stato anche in prima linea nelle inchieste sulle spese pazze dell'Assemblea regionale siciliana. Infine c'è Giuseppe Sidoti che ha una esperienza di magistrato fallimentare.

I rapporti, i referti e le denunce per i reati ministeriali sono trasmessi al procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto di corte d'appello competente per territorio, il quale, senza compiere nessun tipo di indagine, entro 15 giorni deve trasmettere gli atti al tribunale dei ministri e darne immediata comunicazione ai soggetti interessati, affinché possano presentare memorie o chiedere di essere ascoltati.

Poi, entro 90 giorni, compiute indagini preliminari e sentito il pubblico ministero, il tribunale può decidere l'archiviazione - non impugnabile - oppure la trasmissione degli atti con una relazione motivata al pm, affinché chieda l'autorizzazione a procedere alla camera di appartenenza dell'inquisito. Nel caso di Salvini la competenza è del Senato. Secondo quanto previsto dalla legge, la Camera competente può, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, negare l'autorizzazione a procedere ove reputi, con valutazione insindacabile, che l'inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di governo.

Il presidente del Consiglio, i ministri, nonché gli altri inquisiti che siano membri del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati non possono essere sottoposti a misure limitative della libertà personale, a intercettazioni telefoniche o sequestro o violazione di corrispondenza ovvero a perquisizioni personali o domiciliari senza l'autorizzazione della Camera competente ai sensi dell'articolo 5, salvo che siano colti nell'atto di commettere un delitto per il quale è obbligatorio il mandato. Ma a questo punto, tutto slitterà con ogni probabilità, alla prossima settimana.

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