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Festivaletteratura, a 'Inedita Energia' focus su tecnologia

CRONACA
Festivaletteratura, a 'Inedita Energia' focus su tecnologia

Digitalizzazione, lavoro smart, rapporto uomo-macchina: questi i temi di “Inedita Energia - Tecnicamente”, evento organizzato all’interno di Festivaletteratura 2018 da Eni, partner della kermesse culturale mantovana dal 2008. Sul palco Neri Marcorè ha discusso con Umberto Galimberti, filosofo, sociologo, psicoanalista e accademico italiano, Luca Nemolato, l’artista italiano dietro all’uomo pesce di “The Shape of Water”, Fiorella Operto, co-fondatrice e vice presidente della scuola di robotica di Genova e Jacopo Perfetti, imprenditore e docente della Bocconi School of Management.

“In che modo la tecnologia ci ha cambiato? Oggi noi tutti siamo solo quanto produciamo. Gli stessi compagni di lavoro si sono trasformati in competitor - esordisce Galimberti -. Dobbiamo essere sempre connessi e all’altezza delle informazioni: in questo modo diventiamo dei buoni funzionari di apparato, a prescindere dal tipo di lavoro che svolgiamo”.

Nel mondo delle arti, invece? “Io lavoro ancora a mano e la tecnologia è complementare a ciò che produco - spiega Luca Nemolato -. Tuttavia alcuni colleghi si sono ribellati all’uso della tecnologia e oggi sono molto indietro. Il bivio è proprio questo: o ribellarsi e diventare obsoleti o guardare avanti, aprirsi alla tecnologia e scoprire qualcosa di nuovo”.

La rivoluzione elettronica che viviamo in questi anni è diversa da quella industriale dei secoli scorsi. Fiorella Operto spiega in che modo: “Oggi noi possiamo dare istruzioni alle macchine. Questo ci pone davanti sfide inedite. Il punto - continua la co-fondatrice della scuola di robotica di Genova - è sempre la velocità. I computer sono più bravi di noi nella rapidità di calcolo, e se il confronto è su quello perdiamo su tutta la linea”. Ma quanto vale il fattore-velocità? Se lo chiede Jacopo Perfetti, autore e imprenditore: “Oggi la rapidità di calcolo, di lavoro, di pensiero è considerata un valore, ma non è detto che sarà così anche domani”.

La tecnologia fa sorgere anche questioni etiche, profonde, che dicono qualcosa sui robot, ma anche su di noi. “La tecnica vuole se stessa, non il miglioramento della condizione umana. Non ha scopi da raggiungere, funziona e basta”, spiega Galimberti. È dunque essenziale il ruolo dell’uomo in questo, nell’utilizzarla e nel dare la giusta direzione alla tecnologia stessa. “E ricordiamo che sì, le macchine sono più rapide di noi nei calcoli, ma l’uomo ha la creatività, il talento, si fa domande, condivide e ha una storia: cinque elementi che ci distinguono dai robot”, ricorda Perfetti.

Insomma, il fattore umano è ancora decisivo. La tecnologia può e deve aiutarci, ma gli uomini non devono rimanere passivi. Siamo ancora noi a crearla, utilizzarla, a insegnare cosa fare e come farlo. “Almeno finché non saranno i robot a imparare da soli. Quello sarà il vero spartiacque”, almeno secondo Luca Nemolato. Infine, il tabù viene sfatato: “I robot non sono infallibili, sono un disastro, sbagliano un sacco. In questo - conclude Operto - non sono così diversi da noi”.

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