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Lei a Gaza lui in Cisgiordania, i promessi sposi divisi da Israele

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Lei a Gaza lui in Cisgiordania, i promessi sposi divisi da Israele

Dalia Shurab e Rashid Fadda, nell'unica foto che sono riusciti a scattare insieme - Da un servizio di al-Arabiya

L'amore non ha confini, ma si ferma ai checkpoint. Almeno per una coppia di palestinesi divisi tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania. Lei, la 32enne Dalia Shurab, vive a Gaza. Lui, il 35enne Rashid Fadda, è in Cisgiordania. La distanza tra i due territori palestinesi sarebbe di appena un paio di ore d'auto. Ma l'embargo imposto da Israele a Gaza fa sì che i due non si possano incontrare da gennaio 2012.

Certo, c'è Skype e ci sono i social media. Ma i due, che si sono anche scambiati una promessa di matrimonio secondo il rito religioso islamico, non hanno la possibilità di abbracciarsi da tre anni. Anzi, non lo hanno mai fatto veramente. La loro storia è cominciata nel 2011, quando si sono conosciuti in Giordania. Si sono scambiati una promessa di matrimonio e sono rientrati lei a Gaza e lui in Cisgiordania. In quel momento è cominciato il loro calvario. E non sono mai riusciti a festeggiare insieme un San Valentino.

"La nostra casa è pronta ed è pronto anche il mio abito da sposo - spiega Rashid - Anche Dalia ha comprato il suo vestito per le nozze. Tutto quello di cui abbiamo bisogno è incontrarci, sposarci e vivere qui a Nablus". La sua promessa sposa lavora senza sosta per ottenere da Israele il permesso di raggiungere la Cisgiordania e ha presentato decine di domande.

"Ho bussato a ogni porta - dice - mi sono rivolta o ogni funzionario, a ogni istituzione per i diritti umani. E' stata solo una perdita di tempo". A gennaio 2012, quando ancora era possibile spostarsi tra i due territori palestinesi, anche se con grandi difficoltà, Rashid era andato a Gaza con il padre, per chiedere ufficialmente la mano di Dalia ai suoi genitori.

Nonostante la breve distanza, Rashid aveva dovuto prendere un bus fino ad Amman, in Giordania, da lì un aereo fino al Cairo, in Egitto, e poi una lunga corsa in taxi fino al confine con Gaza. Scambiatisi una promessa ufficiale di matrimonio, i due hanno avuto il tempo di scattare una foto insieme, che Dalia conserva gelosamente sul cellulare, prima di dividersi.

Le promesse di tanti funzionari e le numerose bustarelle pagate non sono state sufficienti a farli incontrare di nuovo e a permettere alla coppia di sposarsi e cominciare una vita insieme in Cisgiordania. Secondo le organizzazioni per i diritti umani, sono tanti i palestinesi che si trovano nella stessa situazione. Coppie separate, ma anche genitori che non riescono a rivedere i figli, o figli che non riescono neanche a partecipare ai funerali dei genitori.

Anche molte ong israeliane, come HaMoked e Btselem, lavorano per convincere le autorità del loro paese a sbloccare questa situazione, ma per ora i risultati sono nulli. Chi, dalla Cisgiordania, vuole andare a Gaza deve rinunciare a fare ritorno. E' invece impossibile, per chi vive a Gaza, trasferirsi o anche solo visitare la Cisgiordania, salvo volerlo fare in modo illegale, rischiando il carcere.

Dalia e Rashid hanno lanciato una campagna su Facebook per cercare di sbloccare la situazione. La campagna si chiama "Consegna la sposa al suo sposo, oh presidente" e ha raccolto oltre 3.000 adesioni. I due innamorati, preso atto dell'impossibilità di convincere Israele, hanno rivolto la loro campagna al presidente palestinese Mahmoud Abbas, chiedendogli di mettere in campo il suo prestigio internazionale.

"Siamo pronti ad aspettare per tutta la vita, se necessario - dice Rashid - perché ci amiamo e vogliamo vivere insieme. Non siamo disposti ad arrenderci".

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