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M5S, Currò lascia e vota con la maggioranza. Renzi contestato al Senato sbotta: "Perdete pezzi, frustrati"

POLITICA
M5S, Currò lascia e vota con la maggioranza. Renzi contestato al Senato sbotta: Perdete pezzi, frustrati

Giornata di aperture e scontri tra governo e M5S col premier che tende la mano e incassa una nuova defezione nella schiera dei pentastellati con Tommaso Currò che a sorpresa in Aula annuncia il suo addio al Movimento per votare con la maggioranza, facendo insorgere i grillini contro lo 'scouting' del premier.

"Abbiamo bisogno anche di voi, ne ha bisogno questo Parlamento che non può vedere costantemente buttata via una forza politica importante che ha preso milioni di voti, in una discussione interna e sterile con cui continuerete a perdere deputati e senatori". Così Matteo Renzi, si è rivolto al M5S alla Camera.

Appello recepito poco dopo da Currò che intervenendo nel dibattito a Montecitorio, annuncia di lasciare i 5 Stelle sconfessando il Movimento e annunciando il voto favorevole alla risoluzione sulle comunicazioni del premier sul semestre italiano in Ue. E all'uscita dall'Aula, rosso in viso, il fuoriuscito grillino ammette: "Per me è stata un'emozione fortissima, ho rischiato un malore... Scusate".

Soddisfatto Renzi: "Io ho fatto un'apertura ed è stata capita". Mentre il Movimento insorge. "Essere pugnalati alle spalle, in silenzio, e in maniera subdola, da un 'collega' è veramente dura...", commenta su Facebook il deputato stellato Angelo Tofalo. "Currò - scrive Tofalo - non è stato capace di dire queste parole nella nostra assemblea settimanale ma ha preferito farlo in aula all'insaputa di tutti! (Chissà forse Renzi e i suoi lo sapevano...)". Insinuazione avanzata anche dal parlamentare grillino Riccardo Fraccaro: "L'intervento di Currò è stato molto, molto eloquente. Oggi non si è rivolto al Parlamento, ma ha lasciato il M5S rivolgendosi direttamente a Renzi... più chiaro di così. Currò ha tradito i principi del M5S". E anche sui social il popolo stellato se la prende col deputato 'traditore'. "Verme", "infame", "Giuda". Fioccano insulti sulla bacheca di Currò. "Quanto è durata l'asta? Giuda", chiede un follower. "Dopo aver ascoltato il tuo commento, l'unica cosa da dire è che fai schifo. Ora sarai orgoglioso di andare a braccetto coi delinquenti del Pd e company", scrive un altro internauta. "A me fai schifo, i vermi sono più importanti di te...", affonda un'attivista. "Gli elettori che lo hanno votato si riuniscano - propone un altro militante - e ne chiedano l'uscita dal Parlamento, non ha rispettato il mandato". "Vergogna - scrive un altro - mai sentito niente di più ignobile di quello che ha detto e senza rispetto per chi lo ha votato. Semplicemente doveva dimettersi non vendersi per chissà quanti denari".

La decisione di Currò scatena anche una bagarre in Transatlantico. Ad accendere la miccia l'intervento in Aula di Ignazio La Russa, che ha criticato la scelta dell'ormai ex grillino, 'reo' di non aver rassegnato le dimissioni da deputato. Le parole dell'esponente di Fdi-An mandano su tutte le furie Rizzetto, esponente del M5S molto vicino a Currò. Uscendo dall'Aula volano gli insulti. "Vergogna - dice Rizzetto, rosso in volto, a La Russa - la destra non esiste più per gente come voi, gentaglia come te e Gasparri". "Dovete andarvene a casa - risponde La Russa - andate a casa che è meglio per tutti". "Andateci voi - replica il grillino - che sono 30 anni che state qui dentro". Dopo un po' nel battibecco si inserisce Adriano Zaccagnini, ex M5S passato a Sel. "Quanti incarichi dai a tuo figlio ? - chiede a La Russa alzando la voce - su, dillo quanti incarichi gli hai passato". Un'accusa che l'ex ministro non gradisce: "Sei un animale", risponde secco. "E tu sei un maiale - replica Zaccagnini - l'hai letta la fattoria degli animali di Orwell? Be', vai a leggerla e impara qualcosa". Fabio Rampelli non ci sta e alza la voce: "Stai calmo, vedi di stare calmo", scandisce rivolto a Zaccagnini mentre si avvicinano gli assistenti parlamentari per riportare la calma. "Zitto tu - gli dice l'esponente di Sel - volete Marino a casa perché non ci ha magnato, mentre voi magnate su tutto". "Ci mangi tu - risponde piccato Rampelli - tu e le cooperative rosse". Dopo poco, quando torna la calma, La Russa si avvicina ai cronisti e spiega: "Chi è eletto in un gruppo deve dimettersi se lascia. La mia era una semplice posizione politica".

Il secondo round tra Matteo Renzi e il M5S si è svolto al Senato. Dal gruppo dei grillini si sono levati diversi brusii, urla e commenti mentre il premier parlava in Aula. Renzi ha subito replicato: "Il fatto che stiate perdendo pezzi ogni giorno non vi autorizza a interrompere. Siamo solidali, capiamo la vostra difficoltà e vi mandiamo un abbraccio - ha detto il premier tra le proteste dei pentastellati -. Ma pensiamo che il nostro compito sia quello di continuare a lavorare per l'Italia. Voi lanciate pure le vostre urla, ai tempi di Manzoni erano una cosa seria ma per voi sono solo un senso di frustrazione che comprendiamo. Siamo solidali, c'è una ragione se milioni di elettori che vi hanno votato nel 2013 non lo fanno più come abbiamo visto alle ultime elezioni". Quindi mentre il gruppo grillino continuava a rumoreggiare, il premier ha visibilmente perso la pazienza per un riferimento alla vicenda dei bimbi in Pakistan uccisi dai terroristi talebani: "E' indecente! Non ha nessun senso dividersi nel rispetto umano per quelle persone. Su questo dovrebbe esserci un limite. Ma come si fa? Come si può? E' incredibile", ha detto Renzi, che poi è riuscito a controllarsi e tornare al suo discorso sul Consiglio Ue di giovedì.

E in vista del prossimo Consiglio Ue, il premier sottolinea che "o cambiamo direzione all'Europa o rischiamo di essere perduti noi e di perdere l'Europa", che si trova "a un bivio", "siamo in una fase di passaggio straordinariamente delicata e difficile".

Sul Consiglio europeo Renzi ha sottolineato che oggi "è frutto di una novità che si è prodotta in questi mesi", accennando - oltre al ritorno del ruolo della politica - alla questione degli investimenti per la crescita. "Da un lato c'è chi ritiene si sia fatto molto, dall'altro niente. Ma tutti siamo convinti che ci sono degli elementi innovativi, l'Europa ha fatto una scelta politica forse non sufficiente, dipenderà da Juncker se sarà percorsa fino in fondo".

"Non è sufficiente" quanto previsto in Europa per lo scorporo degli investimenti dal patto di stabilità, dice il presidente del Consiglio. "Continuerò all'interno del Pse, che su questo ha delle timidezze incomprensibili, a combattere perché gli investimenti che servono a ridurre la bolletta energetica possano essere esclusi, come gli investimenti in banda larga, per l'edilizia scolastica o le periferie".

Il patto "oggi comprende anche la parola crescita, un elemento di novità importante" aggiunge il premier. "L'abbiamo detto a giugno e pochi pensavano che avremmo avuto successo, eppure ritengo il G20 in Australia di grandissima importanza perché ha centrato il tema della crescita come fenomeno rilevante per tutta la comunità economica".

La risoluzione di maggioranza sul Consiglio europeo di giovedì è stata approvata sia alla Camera sia al Senato.

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