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Renzi a Palermo per il Sì, proteste degli studenti in corteo

POLITICA
Renzi a Palermo per il Sì, proteste degli studenti in corteo

(Foto AdnKronos)

Matteo Renzi accolto da una standing ovation al suo arrivo al Teatro Politeama di Palermo per la giornata di chiusura della campagna 'Basta un sì' al referendum del 4 dicembre. I simpatizzanti si sono alzati tutti e hanno applaudito il premier.

"Nelle prossime ore ci giochiamo i prossimi venti anni", ha esordito Renzi al suo arrivo. "I governi passano", dice. "Abbiamo una burocrazia che è fondata più sul diritto di veto che sul diritto di voto - spiega - e su questo sistema tutti promettono solennemente di cambiare, salve dimenticare ciò che hanno promesso". "Io - ammette - ho fatto qualche errore di troppo, specie all'inizio".

"Ieri il Parlamento europeo - continua Renzi mostrando alla platea del Politeama di Palermo la foto del banco vuoto di Salvini al Parlamento europeo - ha votato sul terremoto e quel parlamentare europeo, che veste di verde, uno a caso, non c'era". "Perché era a lamentarsi dell'Europa che non funziona. La differenza tra chi fa politica e chi fa demagogia è che chi fa politica cerca di cambiare le cose".

Parole dure del premier anche per il M5S: "E' bello vedere sfilare i Cinque stelle in fila indiana e dire 'Mi avvalgo'. Me li ricordo benissimo quando facevano lo streaming. Se vince il SI il principio di trasparenza entra in Costituzione".

"Ieri il Presidente del Cnel Napoleone ha detto che anche se vince il SI il Cnel resterà. E subito i grillini hanno iniziato a fare girare questa notizia falsa sui siti. D'altronde, i 5 stelle a Palermo sono affezionati alle cose false".

"Basta bufale. Basta chiacchiere. Stanno raccontando bufale come quella che vogliamo andare sotto i diktat di Bruxelles, oppure hanno detto che ci sono 500 mila schede già votate nel mio comune, dove ci sono 5.000 abitanti, a Rignano sull'Arno", commenta.

"C'è una bufala che mi fa particolarmente arrabbiare: quando dicono che c'è il rischio di un potere autoritario e la dittatura. Ho chiesto a Zagrebelsky in quale articolo della Costituzione sono cambiati i poteri del premier e lui mi ha portato un articolo scritto per Repubblica. Interessante ma ancora non è la Costituzione", ha aggiunto. Poi un riferimento anche alle parole di Luigi Di Maio. "Di Maio sostiene che rischiamo di diventare una dittatura come il Venezuela di Pinochet... Ecco - ha detto il premier mostrando una cartina - il Cile è quello lungo verde, il Venezuela quello alto viola. Ma soprattutto, caro Di Maio, l'Italia non è una dittatura e se tu fossi stato a Santiago del Cile e avessi visto uomini e donne uccisi dalla dittatura di Pinochet ti sentiresti in imbarazzo a dire queste assurdità".

"Anche io avrei cambiato alcune cose di questa riforma", sostiene il premier. "So che se vince il 'Sì' l'Italia è un paese più semplice, se vince il 'No' non arrivano le cavallette ma non cambierà nulla". "E' ovvio che ci saranno delle ripercussioni" sul voto. "Il Sì potrà permettere di avere più forza e credibilità. A tutti voi domando - aggiunge - davvero di fronte a questa possibilità buttiamo via la chance di lasciare ai nostri figli un sistema un po' meno arzigogolato?".

"Il 5 dicembre arriva per tutti, l'ho sempre detto, ed è vero che ci saranno delle ripercussioni. Il sì potrà permettere al nostro Paese di avere più credibilità, anche in Europa".

Un lungo applauso al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è arrivato dalla platea del Teatro Politeama, appena il premier Matteo Renzi ha citato il Capo dello Stato. "Sergio Mattarella, vostro concittadino, è stato eletto con il 50 per cento più uno. Come Napolitano, eletto con il 50 per cento più uno".

"Vi chiedo - dice Renzi - di godervi le ultime 48 ore. Vuol dire che alla fine si è fatta una battaglia bella ma piena di indecisi, e ce la giochiamo sul filo degli ultimi voti".

"Non sono io in discussione, io posso lasciare anche domani mattina", chiude Renzi, ma appena il pubblico inizia a gridare 'no, non puoi andare', aggiunge: "Calma... si fa per dire". "Sulla scheda non c'è scritto 'vi sta simpatico Matteo Renzi o no'? Ho fatto qualche errore di troppo soprattutto all'inizio, ma questo referendum non riguarda il governo ma i nostri figli".

"Sento un clima totalmente diverso, un clima cambiato. E nelle prossime 48 ore può succedere di tutto. Vi chiedo una mano. Per me servire questo Paese è stata una delle cose più preziose e più bella. Alzarsi la mattina a Palazzo Chigi e onorare la bandiera, inchinarsi alla bandiera, e non solo metaforicamente, è forse il gesto più prezioso per me". Lo ha Aggiunge Renzi: "Io posso lasciare anche lunedì mattina, non cambia niente... E' un modo di dire, è un finale poetico del mio intervento. Ma c'è un unico modo: vinciamo".

SCUOLA - "Quando si è di fronte alla cosa pubblica qualche errore si puo fare. Sulla scuola ci abbiamo messo il cuore. Abbiamo messo tre miliardi sulla scuola, ci aspettavamo la standing ovation e invece abbiamo fatto arrabbiare tutti. Forse qualcosa abbiamo sbagliato ma l'importante delle riforme è spostare in avanti le cose e questo è l'obiettivo della riforma".

REGIONI A STATUTO SPECIALE - "Per le Regioni a Statuto speciale non cambia niente, può piacere o no", sottolinea ancora. "Le Regioni a Statuto speciale sono fuori da questo tema, ma dobbiamo avere un miglioramento dei servizi anche nelle regioni a statuto speciale, in alcuni settori. Non possiamo avere una sanità di serie A e una di serie B".

LE PROTESTE - Fuori dal Politeama, un manichino con la foto di Renzi è stato bruciato dagli studenti in corteo tra via Mariano Stabile e via Ruggero Settimo, a pochi passi dal teatro. Il corteo è fermo dinanzi al blocco predisposto dalle forze dell'ordine. Uno degli studenti è stato fermato dalla polizia per essere identificato. Momenti di tensione quando gli studenti hanno tentato, invano, di forzare il blocco della polizia. Il ragazzo identificato, che è stato portato in Questura, è maggiorenne.

Alcuni operai dello stabilimento Keller di Carini (Palermo) e alcuni lavoratori di Sviluppo Italia Sicilia (partecipata della Regione in liquidazione), con i loro striscioni, aspettano, fuori dal cordone di sicurezza di piazza Castelnuovo, a Palermo, il presidente del Consiglio.

"Il corteo è stato brutalmente caricato per ben due volte dalle forze dell'ordine mentre tentava di raggiungere il teatro Politeama". Così gli Studenti Medi di Palermo descrivono quanto avvenuto questa mattina durante il corteo di protesta.

Una manifestazione contro il premier - a Palermo "per l'ennesima passerella utile alla sua propaganda politica" - e contro la riforma costituzionale che, dicono, "contiene alcuni aspetti lesivi delle autonomie locali, le mette sotto la pericolosa tutela dello Stato, strappando alla Sicilia le poche possibilità di intervento a difesa del territorio". "Siamo stanchi delle solite passerelle strumentali alla raccolta di consensi e di voti - affermano - La sfacciataggine del presidente del Consiglio è fuori misura. Per la terza volta, in soli due mesi, torna proprio in Sicilia, la terra dove maggiormente si toccano con mano le nefaste conseguenze di una politica atta solo a fare gli interessi della casta".

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