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Rosatellum è legge, Grasso lascia il Pd

POLITICA
Rosatellum è legge, Grasso lascia il Pd

(Foto Fotogramma)

Il presidente Pietro Grasso ha rassegnato le dimissioni dal Gruppo del Partito democratico e, ai sensi del regolamento, sarà iscritto d'ufficio al Gruppo Misto del Senato. Si legge in una nota dell'ufficio stampa del Senato.

La decisione di Pietro Grasso di lasciare il gruppo Pd al quale è iscritto dall'inizio della legislatura e che aveva confermato anche dopo l'elezione alla presidenza del Senato arriva poco dopo l'approvazione della legge elettorale che ieri aveva già lasciato intravedere, durante il dibattito sulle fiducie al 'Rosatellum', il disagio dell'inquilino numero uno di palazzo Madama. Messo alle strette dal senatore M5S Vito Crimi, che lo aveva esortato a dimettersi "per non rendersi complice" e potersi così appuntare una medaglia al petto, anche rispetto alla 'sua' Sicilia, Grasso aveva replicato con toni e parole più 'veementi' del solito.

Il Rosatellum è legge

"Non ho bisogno di medaglie ma ho il senso delle istituzioni. Come tutti sanno -aveva detto Grasso- il motivo per cui non ho accettato la candidatura in Sicilia è stato per potere continuare, con senso delle istituzioni, a espletare la mia funzione in quest'assemblea". E ancora, quasi a prefigurare le somme che si apprestava a tirare da questo passaggio cruciale della legislatura: "Ritengo che questo sia il mio compito in questo momento. Le mie decisioni personali sono altra cosa. In questo momento io faccio il presidente del Senato e vado avanti con il mio compito. Quali che siano le mie decisioni personali e le mie intime motivazioni -aveva sottolineato Grasso- posso dire che può anche essere più duro resistere e continuare, piuttosto che abbandonare con una fuga vigliacca. Si può esprimere il malessere, ma non è detto che, quando si ha il senso delle istituzioni, si debba obbedire ai propri sentimenti. È chiaro?". Oggi, forse lo è di più.

"Siamo stati colti di sorpresa", fanno sapere fonti parlamentari Pd. "Grasso ha comunicato al gruppo la sua decisione nel momento in cui usciva la notizia", sottolineano aggiungendo: "Il suo dissenso era noto e andava avanti da tempo, ma l'addio non era previsto per oggi. Evidentemente Mdp gli ha chiesto un gesto eclatante per legittimare la leadership della sinistra...", sostengono i renziani.

Certo i primi a commentare, e positivamente, la scelta di Grasso, sono stati Nicola Fratoianni e Roberto Speranza. "Fatto politico importante e positivo", dice il segretario di Sinistra Italiana. "La politica ha bisogno di buoni esempi", aggiunge Speranza ricordando la partecipazione del presidente del Senato all'iniziativa di Mdp a Napoli". Per i renziani, la mossa di Grasso è tutta "politica" e pensata, nei modi e nei tempi, a tavolino come "trampolino di lancio" per costruire la sua leadership a sinistra. "E non si dimette da presidente del Senato -si fa notare- perché siamo in sessione di bilancio e così fa vedere che lui ha senso delle istituzioni. Pensare che proprio lui che ci ha assillato ogni giorno con la riforma dei regolamenti anti-cambi di casacca, ora se ne va dal gruppo...".

Se i renziani danno per fatta la leadership di Grasso a sinistra, da Mdp fanno sapere che le cose non stanno, per il momento, così. "Non ne sapevamo nulla", sostengono. "Non c'è stato alcun incontro, alcuna decisione presa. Leggiamo da settimane che Grasso sarà il leader a sinistra ma non c'è mai stata un'intervista che lo confermasse.. Detto questo non è un mistero che con Grasso stiamo provando a tenere un filo". Dal Pd il primo a commentare in chiaro la vicenda è il vicesegretario Maurizio Martina: "La motivazione della scelta del presidente Grasso di lasciare il gruppo parlamentare del Pd la capiremo nei prossimi giorni, certo è una scelta che amareggia, non c'è nessun dubbio. Se il tema fosse quello della legge elettorale, sono convinto che avremmo buoni argomenti per spiegare il perchè delle nostre scelte".

"La settimana scorsa gli avevo chiesto a nome del partito di candidarsi in un collegio da lui scelto alle prossime elezioni politiche. Mi ha detto che doveva pensarci, ma non ho mai avuto l'impressione di una sua distanza dal Pd", dichiara il presidente del gruppo Pd al Senato, Luigi Zanda, che aggiunge: "Per quanto mi ha detto, si è dimesso dal gruppo del Pd principalmente perché non condivide la linea politica del partito e, in particolare, le decisioni sulla legge elettorale. Mi ha detto che se non fosse stato presidente del Senato e avesse dovuto votare, non avrebbe votato nè la legge, nè la fiducia sugli articoli".

"Grasso ha lasciato il Pd? Forse poteva farlo prima. Forse poteva fare qualche gesto un po' più importante, come abbiamo più volte detto. Oggi è tardivo. Troppo tardivo", ha detto ai cronisti il senatore M5S, Vito Crimi.

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