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Migranti, alta tensione

POLITICA
Migranti, alta tensione

(Afp)

Una manciata di ore al vertice Ue sui migranti e il clima è caldo come non mai. E al centro dello scontro sono Francia e Italia, ormai ai ferri corti. Ad accendere la miccia è Macron che ieri, in una conferenza stampa congiunta con il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, ha negato l'esistenza di una crisi degli sbarchi in Europa e soprattutto in Italia, parlando di "realtà" dei fatti rispetto alle dichiarazioni del governo italiano. Un vero e proprio affronto per i ministri Salvini e Di Maio, che davanti all'attacco francese hanno risposto con toni infuocati.

"Arrogante", "respingitore di donne e bambini a Ventimiglia" per il titolare del Viminale, per Di Maio Macron non solo "è fuori dalla realtà", ma sta anche candidando la Francia "a diventare il nemico numero uno dell'Italia". L'emergenza per i viceministri, "esiste eccome ed è alimentata anche dalla Francia con i continui respingimenti alla frontiera" e il presidente Macron, insieme all'Europa intera, deve iniziare a farsene carico. Insomma, ha tuonato Salvini, "se l'arroganza francese pensa di trasformare l'Italia nel campo profughi di tutt'Europa, magari dando qualche euro di mancia, ha totalmente sbagliato a capire".

Ma gli attacchi all'Italia arrivano da più fronti. Nel pomeriggio, con il caso Lifeline ancora lontanissimo dal risolversi, a sferrare il secondo colpo della giornata è il premier maltese Joseph Muscat, urtato dalla richiesta italiana di accogliere la nave della ong: "Siamo un Paese sovrano e nessuno può dirci cosa possiamo e non possiamo fare. L'italia ha ragione nel dire che la nave ha violato le regole - ha spiegato Muscat in un'intervista all'emittente One Radio - ma ha sbagliato nel dire che dovevano dirigersi verso Malta". E in serata, ad alimentare il fuoco, arriva anche l'intervento a gamba tesa del premier spagnolo Sanchez: "Ci sono governi come quello italiano - ha detto a El Pais - che stanno facendo politiche anti-europee e dove l'egoismo nazionale è più diffuso".

Parole durissime che alla vigilia del vertice "informale" di oggi -convocato a Bruxelles dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, in vista del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno e durante il quale si incontreranno Grecia, Italia, Germania, Bulgaria, Malta, Austria, Francia e Spagna - sembravano allontanare sempre di più la speranza di un accordo.

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