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Fondi Lega, sì al sequestro

POLITICA
Fondi Lega, sì al sequestro

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Il Tribunale del Riesame di Genova, a quanto apprende l'Adnkronos, ha confermato il sequestro dei beni della Lega al fine di recuperare i 49 milioni di euro di rimborsi elettorali relativi alla truffa per cui è stato condannato in primo grado l'ex segretario Umberto Bossi e l'ex tesoriere Francesco Belsito. Il Tribunale del Riesame ha disposto "il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta anche delle somme di denaro che sono state depositate o verranno depositate sui conti correnti e depositi bancari intestati o comunque riferibili alla Lega Nord, fino a concorrenza dell'importo di euro 48.969.617".

"Non solo non esiste alcuna norma che stabilisca ipotesi di immunità per i reati commessi dai dirigenti dei partiti politici - scrivono i giudici di Genova - ma anzi esiste una precisa disposizione di legge che impone la confisca addirittura come obbligatoria nel caso in esame".

Era stata la Corte di Cassazione, lo scorso aprile, a rinviare al Riesame dopo avere accolto la richiesta della Procura di poter sequestrare fondi del Carroccio, oltre a quelli già trovati. "Se vogliono toglierci tutto, facciano quello che credono: abbiamo gli italiani con noi", ha commentato il ministro dell'Interno e leader leghista, Matteo Salvini. "Sono vicende del passato - ha aggiunto il vicepremier - io spero che la procura di Genova impegni il suo tempo sul disastro autostradale. Sono assolutamente tranquillo e sto attivamente lavorando sul tema dei migranti, i processi alla Storia non mi affascinano".

SALVINI - "'Temete l'ira dei giusti'. Lavoro per la sicurezza degli Italiani e mi indagano per sequestro di persona (30 anni di carcere), lavoro per cambiare l’Italia e l’Europa e mi bloccano tutti i conti correnti, per presunti errori di dieci anni fa". Così il leader del Carroccio Matteo Salvini dopo la decisione del Tribunale del Riesame di Genova. "Se qualcuno pensa di fermarmi o spaventarmi - ha aggiunto il ministro e vicepremier - ha capito male, io non mollo e lavoro con ancora più voglia. Sorridente e incazzato".

CONTE - Per la Lega "è un momento difficile, non mi fa certo piacere, come premier, che c'è una forza di governo, a cui, a partire da oggi, gli si dice non avete più la possibilità di toccare un euro. E' una cosa ferale". Così il premier Giuseppe Conte, a margine del Consiglio dei ministri, dopo aver detto che l'assenza di Salvini dal Cdm "è giustificata". "Se uno fosse lungimirante - aggiunge parlando del pronunciamento dei giudici di Genova contro il partito del vicepremier - non dovrebbe augurarsi che a un partito democratico, che partecipa alla vita democratica, possa essere pregiudicato il suo esercizio al contributo alla vita democratica del Paese". "Dovranno trovare soluzioni con gli avvocati", aggiunge.

"Io - spiega - non sto mettendo in discussione il provvedimento, non dico che i giudici non dovevano pronunciarsi, ma oggi non commento nel merito, essendo responsabile del governo" certo "non è certo una bella cosa che un partito non possa più disporre delle risorse finanziarie".

"E' una partita giudiziaria che purtroppo ha oggettive implicazioni, pregiudica a un partito di poter svolgere a pieno le sue attività", conclude Conte.

DI MAIO - "I fatti riguardano il periodo antecedente alla gestione della Lega da parte di Matteo Salvini". Così, al termine del tavolo sull'Ilva al Mise, il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio. Rispondendo a chi gli chiedeva se la sentenza di oggi avrebbe ricadute sul governo, Di Maio risponde: "Non ci sono ricadute sul governo da parte nostra".

La sentenza, rileva il vicepremier, "fornisce ai Magistrati tutti gli strumenti per reperire i fondi. Come ho sempre detto in questo momento i fatti di cui viene accusata Lega risalgono ai tempi di Bossi. Le sentenze si rispettano e si va avanti", sottolinea Di Maio. "Oggi la magistratura ha gli strumenti per andarseli a riprendere" i fondi. La questione è di sapere "se ci sono oppure no", aggiunge.

L'INCHIESTA - Il procedimento si riferisce ai rimborsi elettorali ricevuti dal Carroccio tra il 2008 e il 2010 che sarebbero stati prelevati dalle casse del partito e utilizzati per spese personali durante la gestione Bossi-Belsito. Nell'aprile del 2012 Bossi, travolto dallo scandalo, si è dimesso dalla segreteria di via Bellerio e poi l'anno scorso è stato condannato, assieme all'ex tesoriere del Carroccio per truffa ai danni dello Stato. Al partito sono stati sequestrati inizialmente circa due milioni di euro ma nel settembre scorso la procura di Genova ha chiesto di procedere con ulteriori sequestri anche per le somme che sarebbero state in seguito depositate sui conti del Carroccio. Il tribunale del Riesame ha respinto l'istanza e così i pm hanno fatto appello alla Cassazione, che ha accolto il ricorso contro la Lega. Ora il Tribunale del riesame di Genova ha confermato il sequestro dei 49 milioni di euro.

I FONDI DELLA LEGA - Ad oggi i fondi sequestrati ammontano a circa 3 milioni, mentre nelle casse del partito, secondo gli ultimi bilanci della Lega Nord, visionati dall'AdnKronos, sono 41.868,49 euro i fondi presenti nei conti del Carroccio, tra depositi bancari e postali. Bilancio d'esercizio 2017, che denuncia 1.151.960 euro di disavanzo. Ci sono invece 30.431,40 euro di liquidità disponibile nel primo bilancio del movimento politico confederale 'Lega per Salvini Premier', l'associazione politica sovranista voluta dal segretario della Lega Matteo Salvini alla fine dello scorso anno (nata il 10 novembre del 2017) che, per ora, coesiste con il movimento Lega Nord.

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