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Indagine Kaspersky Lab: gli utenti comprendono l'importanza dei loro dati solo quando è troppo tardi

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Il vecchio proverbio “si apprezza ciò che si ha quando lo si perde” sembra rispecchiare più che mai l’era digitale; infatti, la nuova indagine di Kaspersky Lab dimostra che, sebbene le persone affermino di conoscere il valore dei loro dati, in realtà comprendono la loro importanza solo dopo averli persi. La ricerca ha svelato che gli utenti sudano freddo al solo pensiero di aver perso i dati che precedentemente consideravano irrilevanti. Queste scoperte, che fanno parte dello studio di Kaspersky Lab “My Precious Data”, svelano quanto sia doloroso per le persone perdere i propri dati, persino quando non li ritengono “importanti” o di particolare valore.

Quando intervistate, le persone hanno dichiarato che i loro file personali più importanti (“foto e video privati”) sono quelli che causano la maggior sofferenza in caso di perdita. Invece, anche le informazioni considerate meno rilevanti si sono rivelate sorprendentemente dolorose da perdere. Ad esempio, molti utenti hanno posto la perdita dei contatti tra i tre tipi di dati più spiacevoli da perdere, sebbene solitamente occupino posizioni molto inferiori in termini di “importanza”.

Lo studio ha, quindi, rivelato delle contraddizioni tra l’importanza che le persone attribuiscono ai loro dati e ciò che provano veramente quando perdono quelle informazioni che non ritenevano rilevanti.

Nell’ambito dello studio, Kaspersky Lab ha collaborato con gli psicologi dell’Università di Wuerzburg per misurare le reazioni fisiche alla perdita di dati in tre esperimenti distinti. Gli psicologi si aspettavano reazioni più forti alla perdita di dati importanti, mentre hanno sorprendentemente scoperto che i partecipanti mostravano dispiacere anche per la perdita di dati irrilevanti.

Durante i test, gli psicologi hanno misurato l’attività elettrodermica (i cambiamenti delle ghiandole sudoripare della pelle): sebbene gli utenti abbiano mostrato un aumento della sudorazione quando credevano di aver perso informazioni importanti, il livello di sudorazione non era molto più basso quado si trattava di dati di poco conto.

Gli stessi risultati sono stati ottenuti durante gli altri due esperimenti. Ad esempio, la temperatura della punta del naso delle persone diminuiva quando veniva simulata la perdita di dati importanti. Questo indicatore fisico di stress ha dimostrato che i partecipanti sudavano letteralmente “freddo” per la paura. Tuttavia, è stato riscontrato un calo della temperatura anche quando i partecipanti credevano di aver perso dati meno importanti e la differenza tra le due temperature non era così elevata, come invece si aspettavano gli psicologi. In maniera analoga, durante l’osservazione sistematica delle espressioni facciali, sono state rilevate espressioni tristi nel momento in cui veniva simulata la perdita sia dei dati più importanti sia di quelli meno rilevanti.

Sebbene l’esperimento abbia dimostrato che le persone sudano freddo e soffrono al pensiero di perdere i loro dati, le differenze nell’attività elettrodermica, nella temperatura della punta del naso e nelle espressioni facciali sono sorprendentemente poche quando si paragona la perdita di informazioni importanti a quella di dati irrilevanti.

La Dottoressa Astrid Carolus, Media Psychologist dell’Università di Wuerzburg ha commentato: “Il nostro esperimento dimostra che le persone attribuiscono ancora troppa poca importanza ai loro dati. Una delle nostre sfide future sarà aiutarle a capire ciò che le aziende già sanno: i dati sono importanti. Vale quindi la pena sottolineare cosa essi significhino per le persone. Per apprezzare i loro dati, gli utenti hanno bisogno di capire che le foto non sono semplici immagini e che i contatti non sono semplici indirizzi. Questi tipi di informazione sono, invece, i ricordi più importanti della loro vita e rappresentano le loro connessioni e i loro legami. Il valore dei dati deve essere comunicato. Soltanto allora le persone realizzeranno quanto siano effettivamente preziosi”.

Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab ha dichiarato: “L’indagine ha svelato come la perdita di dati provochi reazioni fisiche e psicologiche nelle persone. Tuttavia, sembra che gli utenti non si rendano conto di quali tipi di informazione siano più importanti fino a quando non li perdono, arrivando ad avere reazioni fisiche persino quando credono di aver perso i dati meno rilevanti. Forse questo può spiegare perché ancora non proteggano sufficientemente i dati archiviati su smartphone, tablet e computer, nonostante affermino di esservi affezionati: le persone devono ancora capire veramente il valore dei loro dati e prendere misure appropriate per proteggerli”.

Per maggiori informazioni sull’esperimento e sulla ricerca è possibile consultare il report: “Risking data heartache: it hurts to lose the data you love”.

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