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Il 'Borotalco' di Carlo Verdone tra vintage e cult alla Festa di Roma

Il regista al festival con la versione restaurata a 35 anni dall'uscita

SPETTACOLO
Il 'Borotalco' di Carlo Verdone tra vintage e cult alla Festa di Roma

(AdnKronos/Cinematografo.it) - “Un restauro dopo 35 anni, un regalo impagabile, per me fu una scommessa Borotalco: dovevo dimostrare di essere un attore da personaggio unico, capace di prendere una strada canonica, non più con episodi, ma tema unico”. Parola di Carlo Verdone, che porta alla Festa del Cinema di Roma la versione restaurata di 'Borotalco', il cult da lui scritto, diretto e interpretato nel 1982.

Accompagnato sul palco dell’Auditorium dalla co-protagonista Eleonora Giorgi e dagli Stadio, che entrarono con tre pezzi nella colonna sonora, Verdone ricorda: “Ero molto nervoso, ma carico, dovevo assolutamente farcela, con Enrico Oldoini passammo la bellezza di un anno per trovare un soggetto, alla fine l’abbiamo scalettato con velocità, e sceneggiato con rapidità. Mario Cecchi Gori in 48 ore mi fece un contratto che andava dal soggettista all’interprete, e mi propose la Giorgi per partner. “Va benissimo”, gli dissi, ero pronto, avevo individuato una storia con una partner femminile, e comunque poi ho adattato il personaggio su di lei”.

Carlo rammenta anche la tensione, sua e di Oldoini, alla prima, al Cinema Corso: “Aspettavamo l’uscita dello spettacolo delle 20.30, ci scappava la pipì e non sapevamo dove farla. Quando una coppia recensì con un ‘ammazza me so morto dae risate’, ce lo siamo detti: ‘Forse ce l’abbiamo fatta’, e sì, ce l’abbiamo fatta”.

Gateano Curreri, leader degli Stadio, rammenta: “Eravamo la band di Lucio Dalla e scrivevamo canzoni, ma nessun discografico ci faceva fare un disco: provavamo un po’ di scoramento. Finché una sera non arriva Carlo nel fossato di Castel Sant’Angelo, sente due nostri pezzi – aprivamo il concerto di Lucio – e va da Dalla, dicendogli che sarebbero entrati in colonna sonora. Verdone è stato il nostro pigmalione, s’è inventato gli Stadio”.

Ma oggi i protagonisti Nadia e Sergio chi sarebbero? Verdone non lo sa, eccetto che “sarebbero due ragazzi molto meno disincantati, perché oggi la società è molto cambiata, non c’è più quella leggerezza e ci sono problemi in più, anche se la commedia è ancora possibile oggi”. Già qualcosa è cambiato, e Verdone tocca l’argomento Kevin Spacey: “Ha detto che è gay, ma non gliene frega niente a nessuno: non hanno bloccato la serie House of Cards perché lui è gay, ma al massimo per le molestie di cui è accusato”.

La preoccupazione attuale di Carlo, che apre a un impegno nelle serie tv in un futuro prossimo, è il pubblico: “Non sappiamo più quale è. I film in streaming, scaricati o che li vedono ancora, ma certamente meno in sala, e questo provoca un po’ di dolore: la sala è con il teatro l’ultimo centro di aggregazione, se sparisce che facciamo?”.

Della sua Nadia la Giorgi sottolinea come appartenesse alla “prima generazione uscita di casa, che rivendicava il proprio diritto al lavoro. Il nostro cinema avrebbe scordato la brillantezza dell’attrice in commedia: non so se ci sono oggi nostri eredi, in qualche modo la commedia è stiepidita, è più borghese, una volta si calcava di più la mano, anche nelle caratterizzazioni. Se dopo 35 anni ancora i ragazzi ne parlano, vuol dire che Carlo ha scritto una cosa importante”.

Già, qual è il segreto del successo? “Amabilità dei personaggi, fragilità che appartenevano a tutti, quel pizzico di mitomania che apparteneva allora un po’ a tutti i ragazzi, e un’infinità di battute, non costruite dal battutaro, ma così vere e sincere”.

Il regista e attore lo celebra come “il film che ha disegnato il mio destino. Stare qui dopo 35 anni a fare interviste come se dovesse uscire oggi è molto emozionante, sento di aver fatto per la prima volta qualcosa che è rimasto nel tempo. Ma mi viene tanta malinconia per i collaboratori e gli attori che non ci sono più, e da cui sono stato molto aiutato. Questa proiezione la voglio dedicare a Angelo Infanti, Mario Brega, Lucio Dalla e tutti gli altri, è grazie a loro che Borotalco è Borotalco”.

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