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Da lavoratori Cgil sì a Carta diritti e referendum, dal 9 aprile via a firme

ECONOMIA
Da lavoratori Cgil sì a Carta diritti e referendum, dal 9 aprile via a firme

Doppio sì dalla consultazione straordinaria dei lavoratori iscritti alla Cgil: sì con il 98,49% dei voti alla proposta di trasformare in una legge di iniziativa popolare la nuova Carta dei diritti universali; e sì con il 93,59% alla possibilità di supportare il nuovo Statuto dei lavoratori con alcuni referendum abrogativi relativamente ad alcune norme, dagli appalti all'articolo 18, ai voucher. La raccolta delle firme certificate per tutte e due le iniziative partirà il 9 aprile prossimo con i tradizionali banchetti, capillarmente presenti sul territorio.

"Dalle assemblee abbiamo ricevuto un mandato direi bulgaro. Ora siamo in mare aperto. I numeri e le dimensioni della consultazione non sono paragonabili a nessun altra iniziativa in campo e questo conferma che la partecipazione democratica sono una ricchezza per il Paese e dimostra che non c'è una stagione dell'astensione ma che se si da un valore alla partecipazione la voglia c'è", spiega il leader Cgil Susanna Camusso, presentando i dati. A due mesi dall'avvio dei lavori sulla Carta dei diritti dunque marcia a pieno regime la macchina organizzativa della Confederazione di corso Italia e sarà il direttivo convocato nel pomeriggio a tradurre 'politicamente' le indicazioni arrivate dalle assemblee.

Dopo la presentazione al presidente della Repubblica, nei giorni scorsi, a breve la Carta dei diritti sarà anche al centro di una serie di incontri con i gruppi parlamentari mentre tra un mese il nuovo Statuto approderà sui tavoli dei gruppi europei a Bruxelles. A livello di categorie il sì più convinto e totale è arrivato dai lavoratori del Nidil, il sindacato dei precari, e dai 'disoccupati' che hanno approvato la proposta di legge di iniziativa popolare per il nuovo Statuto rispettivamente con il 99,4% e 99,50% dei voti. Ma se sul mandato ai referendum i precari tengono, con il 98,12% di sì, i 'disoccupati', invece, scendono al 46,85% con una quota tra contrati e astenuti del 53%.

"Dalle assemblee è emersa la voglia di discutere di prospettive non del come eravamo. C'è voglia di guardare al futuro, di uscire dalla lunga nottata della crisi, di abbandonare una politica solo di difesa e di soprattutto di cambiare pagina e di avviare una stagione in cui al centro ci sia il lavoro in sè, a prescindere dal tipo di contratto", prosegue Camusso per la quale i referendum, la partita politicamente più delicata, non dovranno guardate solo al Jobs Act, come fulcro esclusivo dei quesiti abrogativi, ma a tutte quelle norme che hanno destrutturato nel tempo il mercato del lavoro.

Nel mirino della consultazione popolare, infatti, sia la legge sugli appalti che le norme sui voucher con l'obiettivo di riequilibrarne gli effetti distorsivi. E poi l'articolo 18 e non per abrogare semplicemente le ultime norme del governo Renzi ma per "spianare la strada ad una nuova legge che preveda il diritto al reintegro per tutti": "la destrutturazione del mercato del lavoro parte ben prima di questo governo", chiude Camusso che ricorda comunque come il vero obiettivo del sindacato sia quello di ottenere dal Parlamento un intervento di legge correttivo sui temi in agenda, che renda inutili i referendum.

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