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Jobs act, Cgil punta a ricorso Ue: la terza volta contro governo Renzi

ECONOMIA
Jobs act, Cgil punta a ricorso Ue: la terza volta contro governo Renzi

Non sarebbe la prima volta che la Cgil impugna una norma del Jobs act davanti all'Europa. L'obiettivo, allora come ora, anche se al momento il ricorso contro le norme che consentono il licenziamento illegittimo è in fase di valutazione, è quello di ottenere l'apertura di una procedura d'infrazione verso lo Stato Italiano. Così è stato per il ricorso alla Commissione Ue contro la cancellazione della causale nei contratti a tempo del 2014, primo intervento del neonato governo Renzi e introduttivo della riforma del mercato del lavoro che da lì a poco sarebbe arrivata; e per l'impugnazione, anche questa davanti alla Commissione europea, della norma con cui sempre il governo Renzi cancellò il registro degli infortuni.

Per il ripristino dell'articolo 18 pesantemente modificato dal Jobs act del 2015, invece, la strada, spiegano i tecnici della Cgil all'Adnkronos, potrebbe essere più tortuosa: si sta infatti valutando di cominciare con un ricorso al Comitato europeo dei diritti sociali per la violazione dell'articolo 24 della Carta sociale europea e da qui poi partire con altri tipi di impugnative fino alla Commissione Ue.

Il cuore del ricorso al momento si incentrerebbe sulla giusta protezione del lavoratore con la richiesta al Comitato di valutare se la monetizzazione prevista al posto del reintegro sia o no adeguata nei confronti di un licenziamento ingiusto.

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