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Nautica, cresce il potenziale export verso gli Usa del made in Italy

ECONOMIA
Nautica, cresce il potenziale export verso gli Usa del made in Italy

Foto dalla pagina facebook di Ucina

“Negli Stati Uniti, che sono il primo mercato per i prodotti ‘Belli e ben fatti italiani’ – trademark usato per definire uno dei settori del Made in Italy - in generale ma soprattutto per la nautica, consideriamo 1,5miliardi di esportazioni di nautica in Usa contro 1,9 di esportazioni complessive della nautica italiana. Ci sono spazi di ulteriore crescita sia perché è possibile aumentare le quote in una serie di stati federati in cui la nautica italiana è meno presente. E si tratta di una possibilità di crescita di altri 560milioni oltre quelli già previsti”.

Lo ha spiegato Luca Paolazzi, direttore del centro studi Confindustria, a margine del convegno di oggi di Ucina-Satec sulla crescita del settore nautico.

Paolazzi, autore di “Esportare la Dolce Vita” pubblicazione che analizza scenari economici e di andamento del mercato e che ha preso in esame le possibilità di export negli Usa, ha messo a sistema quelle che sono le eccellenze, tra cui il settore della nautica.

“Si tratta - ha aggiunto – di una vetrina perfetta di quelli che chiamiamo i ‘Belli e Ben fatti italiani’, cioè prodotti che uniscono estetica a funzionalità, tecnica e bellezza. E per la nautica questo è un ambiente ideale, perché rappresenta anche una vetrina per questi prodotti che troviamo dall’arredamento all’accessorio all’interno delle imbarcazioni. Abbiamo fatto una valutazione nei mercati avanzati, ne abbiamo considerati 31 cioè i principali. L’export italiano di prodotti Belli e Benfatti è di circa 60miliardi di euro, arriverà a 70miliardi e potrebbe crescere ancora di più verso i 77”.

“I mercati emergenti – ha concluso Paolazzi - rappresentano la sfida del domani ma sono 1/3 in termini di stazza rispetto a quelli avanzati, per cui è importante giocare su entrambe le tastiere usando esperienza e risorse che si raccolgono su mercati avanzati per puntare su questi paesi che hanno prospettive di più lungo periodo migliori”.

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