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Agricoltura, Giansanti: "Imprese globali ma territorio al centro politiche"

ECONOMIA
Agricoltura, Giansanti: Imprese globali ma territorio al centro politiche

"Siamo di fronte ad un bivio: le nostre imprese devono scegliere tra la strada del protezionismo e del declino, oppure essere globali con un’agricoltura vincente, che sa valorizzare il proprio territorio e che vuole raccogliere le nuove sfide del futuro". Un vero e proprio monito quello lanciato dal presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, all'Assemblea generale della confederazione che si svolge a Roma all’Auditorium Parco della Musica, intitolata “Coltiviamo l’Italia” con hashtag #noisiamoconfagricoltura.

"Confagricoltura - che ha nel proprio Dna le parole 'innovazione' e 'progresso' - non può sottrarsi alla responsabilità di indicare un modello di sviluppo che punti al 'mondo', attraverso un’agricoltura che sappia essere al passo con i tempi, sempre forte nei suoi valori ma posta in condizione di vincere tutte le prossime sfide che troverà davanti" ha detto Giansanti sostenendo che "oltre la tradizione c’è l’innovazione. L’agricoltura odierna è smart, digitale e tecnologica". (Video)

"Con il titolo scelto, 'Coltiviamo l’Italia' – ha aggiunto - abbiamo voluto ricordare che il territorio è il perno delle politiche agricole comunitarie e nazionali. Ma una cosa è il territorio, un’altra il localismo. Solo un’agricoltura attiva, competitiva, che guarda lontano e che produce reddito, a cui si offrono più opportunità che vincoli, sarà in grado di assicurare un idoneo presidio del territorio e dell’ambiente".

Giansanti è partito dalle cinque "parole d’ordine" indicate al momento della sua nomina: agribusiness, competitività, lavoro, salute e territorio. Ora divengono un programma operativo. "Se si pensa a quanto contino per l’uomo il cibo, il nutrimento, la salute, si comprende – ha osservato - quanto sia fondamentale l’agribusiness, valorizzando un territorio unico nel suo genere in Europa. Il tema però non è quali traguardi hanno raggiunto le imprese agricole, ma quanto saranno in grado di andare oltre".

"La realizzazione di un progetto è sempre un viaggio di scoperta" ha affermato il presidente di Confagricoltura, che poi ha citato Marcel Proust: "Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi".

Giansanti si è rivolto quindi alla politica invitandola a guardare con occhi nuovi il settore primario. "Le aziende sono frenate da limiti strutturali inaccettabili – ha commentato - mi riferisco all’eccesso di burocrazia, al deficit del sistema infrastrutturale, all’insostenibilità del costo del lavoro che grava sulle imprese. Tutto ciò non esclude che anche le aziende - ha rimarcato - debbano fare la loro parte, anzi. Vogliamo che crescano con strumenti che possano portare ad un aumento della loro competitività".

Per la crescita e lo sviluppo delle imprese agricole serve "un erario intelligente". A sollecitare nuove politiche fiscali è stato il presidente di Confagricoltura .

Un erario "intelligente" ha spiegato che "premi le aggregazioni tra imprese, reti e filiere; che favorisca la presenza sulle piattaforme del commercio online dei prodotti. Riteniamo che politiche fiscali di maggior favore possano incrementare le vendite, generando evidenti vantaggi alla finanza pubblica" ha affermato Giansanti. Un "fisco per lo sviluppo, che accompagni le imprese verso la crescita, con misure che includano il mondo agricolo negli incentivi agli investimenti".

"Le imprese agricole che determinano il reddito su base catastale - ha sostenuto - vanno equiparate a quelle a bilancio, per usufruire degli 'sconti fiscali' legati agli incentivi relativi al super ed iper ammortamento nell’ambito del progetto 'industria 4.0', che include, tra l’altro, l’agricoltura di precisione e più in generale l’agrifood".

"La nostra scelta europeista ha radici lontane. L’Unione europea non è un’opzione, però c’è bisogno di una Politica agricola comune diversa da quella in essere". Ad affermarlo è Massimiliano Giansanti.

"L’attuale assetto normativo risulta troppo complicato per gli agricoltori e per le amministrazioni nazionali. Occorre una reale semplificazione - ha spiegato Giansanti - il sistema vigente non è in grado di garantire un’ordinata gestione dei mercati nelle situazioni di grave crisi. Non è idoneo ad assicurare una soddisfacente stabilità dei redditi, di fronte alla crescente volatilità dei prezzi". Inoltre, secondo il rappresentante degli imprenditori "vanno ripensate le finalità degli aiuti diretti per concentrare l’attenzione sulle imprese che producono per il mercato, che creano occupazione, che sono in grado di aprirsi all’innovazione tecnica per accrescere la competitività".

Una buona Pac richiede un adeguato ammontare di risorse finanziarie. "In vista delle discussioni sul quadro finanziario pluriennale dopo il 2020, diciamo subito - ha aggiunto - che non è possibile rilanciare in modo credibile la costruzione comune con i tagli della spesa agricola. La Pac deve essere mantenuta all’altezza delle sue ambizioni ed avere un bilancio adeguato alla sua mission che - ha concluso - sta diventando sempre più complessa, visto che la situazione dei mercati è sempre più instabile e che è necessario intervenire sulle economie agricole".

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