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Banche venete, Bankitalia: "Colpevoli i manager"

Parlamentari denunciano contraddizioni con Consob

ECONOMIA
Banche venete, Bankitalia: Colpevoli i manager

La colpa innanzitutto è dei manager e dei cda, che hanno sistematicamente nascosto informazioni rilevanti. Poi, forse, arrivano anche le responsabilità del sistema e delle sue regole. Solo dopo si possono valutare quelle, eventuali, delle Autorità. E', in estrema sintesi, la linea difensiva della Banca d'Italia sulle vicende delle banche Venete, Bpvi e Veneto Banca, al centro dell'audizione in Commissione di inchiesta del capo della Vigilanza Carmelo Barbagallo.

Gli amministratori di Veneto Banca e della Banca Popolare di Vicenza ''hanno ripetutamente occultato importanti informazioni alla Vigilanza, di cui hanno deliberatamente disatteso le richieste'', afferma, in apertura di un confronto durato oltre cinque ore. La Banca d’Italia, assicura, ha ''segnalato tempestivamente le irregolarità riscontrate'' in Veneto banca e Banca popolare di Vicenza all'autorità giudiziaria. Soprattutto, insiste, "nonostante, e malgrado, l’indisponibilità di poteri investigativi commisurati alla gravità dei comportamenti, è stata la vigilanza della Banca d’Italia ad aver rilevato le criticità che connotavano le due banche'' venete.

Barbagallo parla a lungo, rispondendo a tutte le domande. Ribadendo più volte gli stessi concetti. Ma tiene a una puntualizzazione sostanziale: ''Non vorrei dare l'impressione che noi tendiamo ad autoassolverci, assolutamente no. Noi siamo qui per dirvi quali sono i fatti, a voi stanno i giudizi e le valutazioni seguenti", dice all'indirizzo dei parlamentari. ''Ci saranno stati anche molti errori però parliamone, individuiamoli e vi sapremo dire se, dal nostro punto di vista, ci sono stati degli errori. Voi siete assolutamente nella condizione di poter verificare tutti gli errori che eventualmente sono stati commessi", aggiunge.

Nel corso dell'audizione, il Capo della Vigilanza di Via Nazionale chiarisce anche la posizione della Banca centrale rispetto ad alcune delle principali contestazione nel merito dell'attività di vigilanza che finora sono emerse. A partire dal cosiddetto fenomeno delle 'porte girevoli', il passaggio di ex Bankitalia alle dipendenze di Bpvi. La Banca d’Italia ''non incoraggia né auspica che propri dipendenti siano assunti dai soggetti vigilati; in ogni caso anche quando questo accade, ciò non influisce, né per quanto a mia conoscenza ha mai influito, sul corretto espletamento delle funzioni di vigilanza'', assicura Barbagallo. Detto questo, prosegue, ''si tratta di fatti non opportuni, non mi piace, non è una cosa che gradisco e credo che nessuno in vigilanza lo gradisca''. Per poi aggiungere: ''Io non posso documentare quante volte ho detto a colleghi non andate, o alle banche non assumete'' ma tutto quello che si poteva fare in passato era una moral suasion.

Posizione netta anche sull'accusa di aver spinto per una acquisizione di Veneto Banca da parte di Bpvi. "Non era prevista un'acquisizione di Veneto Banca da parte della Popolare di Vicenza. Non doveva essere un'acquisizione. Semmai doveva essere un'operazione alla pari", replica il capo della Vigilanza. Parlando di una operazione "valida un punto di vista industriale anche nel 2016 quando a proporla è stato Atlante", Barbagallo contesta che Banca Popolare di Vicenza fosse una banca più debole rispetto a Veneto Banca: "possiamo dimostrare con le carte che non corrisponde al vero".

Sostanzialmente in linea, rispetto alle responsabilità dei banchieri, la posizione della Consob. Il direttore generale Angelo Apponi, in audizione davanti alla stessa Commissione, parla di "un ecosistema collusivo volto a occultare in maniera sistematica e fraudolenta le informazioni al mercato e alle autorità di vigilanza”. I due istituti, continua Apponi, "hanno dichiarato il falso alle autorità di vigilanza con una risposta formale" nella quale negavano "la concessione di prestiti per l’acquisto di azioni proprie. Cosa che poi si è rivelata falsa", spiega.

Le parole che usa Apponi sono anche più dure rispetto a quelle scelte da Barbagallo. I "gravi illeciti" commessi dai vertici delle banche venete, scandisce, "hanno minato il nostro sistema di vigilanza". Si è trattato di "condotte anomale che hanno anche contaminato la valenza dell’informativa derivata, quella che analisti e operatori generano a partire dall’informativa degli emittenti".

Apponi, quindi, arriva a una conclusione che non ammette dubbi. "Ho l'impressione che si siano posti in essere comportamenti fraudolenti pensando all'impunità o ad una lieve sanzione. Forse pensavano che nel peggior dei casi avrebbero avuto qualche migliaia di euro di sanzione". Quello che è emerso, spiega ancora il dg Consob, "non sono anomalie nel comportamento di un soggetto piuttosto che di un altro. Quello che è emerso è un ecosistema che non ha funzionato rispetto alla finalità istituzionale. I titoli sono stati collocati in maniera voluta". Diversi parlamentari hanno però sollevato perplessità sul combinato disposto delle due audizioni, evidenziando contraddizioni. "La Consob ha utilizzato tutte le informazioni che gli sono state trasmesse. Quello che noi conoscevamo lo abbiamo puntualmente utilizzato", replica il dg Consob. Scaricando, di fatto, l'onere di fornire le informazioni cruciali sulla Vigilanza di Via Nazionale.

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