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Bcc, Porro: "Moratoria non sia cuneo per bloccare riforma"

ECONOMIA
Bcc, Porro: Moratoria non sia cuneo per bloccare riforma

Il decreto legge approvato dal consiglio dei ministri, che contiene alcune misure che riguardano anche le banche di credito cooperativo, non apporta "modifiche sostanziali" alla riforma approvata dal precedente Governo, o tali da richiedere una proroga di altri 90 giorni per il perfezionamento dei gruppi. Lo evidenzia Giuseppe Porro, docente di Economia Politica all'Università degli Studi dell'Insubria e vicepresidente della Bcc di Barlassina. L'auspicio che esprime è che le misure contenute nel Milleproroghe non siano "un cuneo", una scusa per non portare a termine il processo di riforma che le banche di credito cooperativo hanno ampiamente metabolizzato e rispetto al quale sono pienamente pronte a compiere il passo successivo.

"Nel milleproroghe ci sono modifiche che, a mio modo di vedere, pur essendo positive non sono sostanziali - sottolinea con l'AdnKronos - cioè non sono cambiamenti epocali rispetto al decreto convertito in legge dal Governo Renzi. La questione che sembra sostanziale è la proroga di 90 giorni ulteriori concessa per il perfezionamento dei gruppi. Dunque, dal momento in cui la Banca Centrale dice le carte sono in regola per costituirsi, ci saranno, anziché 90 giorni, 180 giorni per siglare il contratto di coesione che deve legare ogni banca alla propria capogruppo". Adesione che, peraltro, fa notare il professore, "è già stata comunicata e anche ratificata dalle assemblee delle banche. Dunque quello che si andrà a fare in autunno è un passaggio formale necessario, dal punto di vista societario: una ratifica con la convocazione di una assemblea straordinaria". Assemblea che, va detto, "nella maggior parte dei casi è già stata comunicata (anche se, ovviamente, non ancora convocata) ai soci".

Dal punto di vista della costituzione effettiva, però, fa notare Porro, "non credo che cambi molto: esiste una circolare della Banca d'Italia che tempo fa invitava le costituende capogruppo a comportarsi già come capogruppo, nel senso che la Banca d'Italia non voleva che si facessero trovare impreparate nel momento della costituzione formale". Tutto ciò che era necessario mettere in campo per farsi trovare pronte "è già stato fatto. Quindi, i gruppi sono già in fase di costituzione e il perfezionamento slitta probabilmente di qualche decina di giorni. Questo è quanto”.

Inoltre, ricorda Porro, "il Milleproroghe estende al 60% la percentuale di partecipazione delle banche alla capogruppo. Cioè ne rafforza l'obbligo di partecipazione, la quota di controllo: non so se questo possa essere considerato estremamente rilevante". Novità, insomma, che "non mi sembra portino stravolgimenti sostanziali all'impianto del decreto". Di nuovo c'è che "la capogruppo deve disciplinare un processo di consultazione delle Banche di credito cooperativo, quelle aderenti al gruppo, per definire le linee strategiche, le politiche commerciali, le politiche di raccolta del risparmio e di erogazione del credito che sono però compiti della capogruppo e si sottolinea che questa consultazione deve avvenire per aree locali, in modo tale da valorizzare le specificità localistiche".

Anche qui, "legittima preoccupazione, ma nulla di rivoluzionario rispetto a prima" nota il docente. In più si dice nel Milleproroghe che le Bcc che sono in una buona condizione di solidità, patrimonializzazione e redditività potranno definire in autonomia i propri piani strategici e operativi nel quadro degli indirizzi impartiti dalla capogruppo sulla base delle metodologie che quest'ultima ha definito. "Come dire, si riconosce l'autonomia maggiore, ma sempre nel quadro di paletti che sono stati fissati a monte dalla capogruppo". Insomma "l'autonomia decisionale è sempre vincolata".

Il decreto di proroga prevede anche di aumentare la quota di amministratori del Cda della capogruppo che siano espressione delle Bcc afferenti al gruppo stesso. E "anche questo, come gli altri aggiustamenti contenuti, è gradito al mondo delle Bcc e appare positivo. Ma, come per gli altri, la sua applicazione non mi sembra richiedere un particolare allungamento dei tempi di attuazione".

Per i cambiamenti contenuti nel decreto legge del Governo Renzi "inizialmente tutte le Bcc avevano puntato i piedi", ma ora "queste resistenze sono state gradualmente superate. Le banche si sono attrezzate. Ci si chiede, questo punto, per quale ragione si ritenga così urgente prorogare l'avvio formale dei gruppi cooperativi. Nel senso che, come mi sembra di vedere le Milleproroghe e come aveva detto il ministro Tria, che da questo punto di vista ha mantenuto quello che aveva annunciato, non ci sono variazioni di sostanza rispetto al decreto e quelle che ci sono mi sembra di poter dire che non sono negative. Vanno nella direzione di salvaguardare maggiormente la dignità di ogni singola Bcc come espressione del territorio".

Il punto, secondo Porro, è che "non si vorrebbe che la proroga sia occasione, in qualche modo, per infilare uno cuneo nel processo della riforma e bloccarlo. Cioè per fare in modo che si torni all'antico, alla struttura che c'era prima del decreto. Non so se c'è un interesse specifico da parte di questo governo. Forse c'è un po' di frizione in più tra un ministro che è un ministro tecnico e i politici che forse hanno qualche altra pressione dai territori. Ma anche in questo caso - fa presente - non riesco a capire bene quali tipi di pressioni e di interessi ci possano essere. Pubblicamente e istituzionalmente i gruppi costituendi si sono dichiarati contrari a ogni slittamento e hanno chiesto che la riforma non venga fermata".

Ecco allora che "una possibile lettura è che il governo che viene dopo mette mano a quello che è stato fatto prima ritenendo che quello che è stato fatto prima danneggi il sistema del credito. Dunque, una possibile lettura è un conflitto che si spiega tutto a livello politico. C'è la possibilità che ci sia un parziale equivoco, cioè le forze politiche che stanno sostenendo questo tipo di rallentamento e, si spera, non di blocco, lo fanno perché in realtà non hanno compreso esattamente qual è lo stato è lo spirito con cui il credito cooperativo sta affrontando la riforma. E ritengono di favorire, con questo tipo di atteggiamento, la sopravvivenza delle banche dei territori".

Ma queste stesse forze politiche "devono capire che le banche del territorio che hanno sofferto lacerazioni interne, hanno dovuto sborsare capitali, hanno affrontato cambiamenti, a questo punto vogliono questo cambiamento. Quindi, per la loro sopravvivenza, ritengono che questo passaggio sia necessario, non più eludibile. Se si doveva pensare a qualcosa di diverso, bisognava farlo prima" chiosa il professore.

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