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Diritto di accesso alle informazioni? Carente. La PA non applica il Foia

lo rileva il rapporto 'Ignoranza di Stato', illegittimo uno su tre dei rifiuti

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Diritto di accesso alle informazioni? Carente. La PA non applica il Foia

Foia questo sconosciuto: il Freedom of Information Act, o "atto per la libertà di informazione", che in Italia dovrebbe essere garantito dal dicembre scorso con il decreto attuativo della riforma della pubblica amministrazione, resta lettera morta o quasi. Disatteso il 'diritto di accesso generalizzato', stando a quanto rileva il rapporto "Ignoranza di Stato" secondo il quale n el 73% dei casi i richiedenti non hanno ricevuto alcuna risposta.

Ma vediamo di cosa si tratta. A dicembre 2016, con il decreto attuativo della riforma della pubblica amministrazione, l’Italia ha adottato una legislazione sul modello del Freedom of Information Act. Con la nuova normativa, i cittadini ora hanno diritto di conoscere dati e documenti in possesso della pubblica amministrazione, anche senza un interesse diretto.

L'Ong Diritto Di Sapere, che si occupa di tutela e promozione del diritto di accesso alle informazioni come strumento di democrazia e partecipazione civile, con il coinvolgimento di 56 volontari tra giornalisti, cittadini e attivisti di Ong come Greenpeace, Legambiente, Transparency International, ha svolto il primo monitoraggio sull’applicazione del diritto di accesso generalizzato (Foia).

Il rapporto, a cui è stato dato il significativo titolo "Ignoranza di Stato", è stato realizzato inviando 800 richieste di accesso generalizzato a numerose amministrazioni pubbliche in tutta Italia. Il primo dato è che nel 73% dei casi i richiedenti non hanno ricevuto alcuna risposta.

Secondo gli organizzatori, poi, uno su tre dei rifiuti che sono stati opposti alle richieste sono illegittimi, perché l’accesso è stato negato per mancanza di motivazione o utilizzando eccezioni non previste dal decreto trasparenza, a riprova che la nuova norma è ancora poco conosciuta e rispettata dalle Pubbliche amministrazioni.

Ma c'è anche un aspetto positivo. Alcune delle richieste erano state presentate (e rigettate) in una precedente indagine analoga, nel 2013, perché basate sulla legge 241/1990 (che presentava molte più limitazioni). Quest’anno hanno ottenuto invece risposta positiva, permettendo di ottenere informazioni di indubbio interesse pubblico.

Per quanto riguarda il campo ambientale i dati richiesti (soprattutto da parte di Greenpeace) hanno riguardato incidenti sulle piattaforme petrolifere, uso di fitosanitari in agricoltura, presenza nell’acqua di composti chimici potenzialmente dannosi per la salute umana, rispetto dell’obbligo di installare impianti rinnovabili su edifici di nuova costruzione o sottoposti ad ingenti ristrutturazioni.

Le richieste inoltrate come Greenpeace Italia hanno quasi tutte ricevuto risposta, mentre l’unica istanza a nome di un privato cittadino (riguardante il rispetto dei vincoli di legge relativi a impianti di energia a fonti rinnovabili sui nuovi edifici) non ha ricevuto alcun riscontro.

In generale, secondo l'organizzazione ambientalista, le risposte sono state spesso vaghe e incomplete e rimandavano ad altri enti competenti, dai quali però non hanno ricevuto alcuna risposta.

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