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Sacchetti cibo sfuso, "10 cent ipotesi infondata"

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Sacchetti cibo sfuso, 10 cent ipotesi infondata

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"L'ipotesi di 10 centesimi è un'informazione priva di qualsiasi fondamento. Uno shopper (per il trasporto merci, ndr) costa 10 centesimi, un sacchetto frutta e verdura è 5 volte più piccolo. Allora se costa 10 centesimi non è una questione di prezzo ma un fatto di speculazione". Così il presidente di Assobioplastiche Marco Versari risponde all'Adnkronos sulla questione dei sacchetti per gli alimenti sfusi che dal primo gennaio dovranno essere biodegradabili e compostabili e a pagamento.

La novità è stata introdotta dalla direttiva europea (2015/720), che prevede l'uso dei sacchetti per il primo imballo alimentare (frutta e verdura, gastronomia, panetteria, pescheria, macelleria) in materiale biodegradabile e compostabile, recepita dall'art. 9 bis d.l. n. 91/2017 (cosiddetto decreto Mezzogiorno).

La norma prevede anche che i sacchetti vengano distribuiti esclusivamente a pagamento. Quanto al costo, il presidente di Assobioplastiche non ritiene fondata l'ipotesi circolata di 10 centesimi. Quale dunque l'eventualità più plausibile? "Se provo a fare una divisione (rispetto al peso, ndr), deve costare molto meno di 5 centesimi. Il prezzo lo decide la catena o il negoziante che deve prezzare e mettere in vendita il manufatto come fa con tutte le altre cose. Non so se la decisione sarà di 1, 2, 3 o 4 centesimi ma certamente di questo stiamo parlando; se ciò non fosse allora bisognerebbe andare a guardare - continua - Se pensiamo che i costi, come io immagino, siano inferiori ai 5 centesimi, stiamo parlando di una spesa che costerà fra i 10 e i 20 centesimi in più".

Vigilare dunque sull'applicazione della norma. "Ci sono tanti organismi che possono controllare - spiega - Ci sono le associazioni dei consumatori, ci sono gli organismi di controllo di polizia, c'è Assobioplastiche che ha tutto l'interesse di fare in modo che una legge, che finalmente, per la prima volta in questo Paese, associa un manufatto, un consumo a un valore ambientale, a un suo riciclo nella raccolta della frazione organica, non diventi un fatto di macelleria informativa alle spese dei consumatori e anche delle filiere industriali italiane".

"Questo è un servizio: tanto viene pagato tanto dovrebbe essere messo in vendita. Il tema vero è informare in maniera corretta i cittadini", sottolinea Versari. Perché il divieto di distribuzione a titolo gratuito dei bioshopper previsto dalla norma ha una precisa motivazione: quella di promuovere consumi consapevoli.

L'obiettivo esplicitato nei 'considerando' della direttiva europea (n. 9 della direttiva Ue 2015/720) è quello che "è necessario impegnarsi a livello istituzionale per aumentare la consapevolezza del pubblico in merito agli impatti sull'ambiente delle borse di plastica e liberarsi dall'idea ancora diffusa che la plastica sia un materiale innocuo e poco costoso".

"Non è una tassa, finalmente per la prima volta possiamo dire qualcuno prova a fare qualcosa: un provvedimento che serve a intervenire su un problema drammatico che è quello dell'inquinamento da plastica monouso. Vigileremo con grande attenzione: la cartina di tornasole ce l'avremo il 2 gennaio 2018", conclude.

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