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"Stop alla pesca distruttiva", nuova azione di Greenpeace contro Thai Union

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Stop alla pesca distruttiva, nuova azione di Greenpeace contro Thai Union

Nuova azione di Greenpeace contro Thai Union, colosso tailandese del tonno in scatola, in Italia presente con il marchio Mareblu nel mirino degli ambientalisti per pratiche di pesca distruttiva. La nave di Greenpeace 'Esperanza' è entrata in azione questa mattina nell'Oceano Indiano contro l'Explorer II, nave di appoggio della flotta che rifornisce abitualmente Thai Union.

Alle 5 e 30 ora locale, nove attivisti a bordo di alcuni gommoni si sono avvicinati all'Explorer II, abitualmente ancorata su una secca in mezzo all’oceano, e visibile a miglia di distanza. Questa nave di appoggio, di proprietà di Albacora Group, sembrerebbe infatti utilizzare delle luci per attrarre pesci che sono poi catturati da grandi pescherecci industriali. Si tratta di una pratica controversa che favorisce la pesca eccessiva. Dopo aver consegnato una lettera per chiedere al comandante di fermare questa pratica distruttiva, gli attivisti di Greenpeace hanno impiegato degli spray per oscurare le luci.

"Thai Union utilizza metodi di pesca distruttivi e oggi siamo entrati in azione proprio sul suo luogo di pesca - dice Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia - ma la nostra protesta non si ferma nell’Oceano Indiano. Dal mare agli scaffali dei supermercati, centinaia di migliaia di persone continuano a chiedere a Thai Union, e in Italia a Mareblu, di non distruggere più i nostri mari e impegnarsi per una pesca sostenibile ed equa".

Quella di oggi è solo l’ultima di una serie di azioni organizzate in tutto il mondo da Greenpeace nelle ultime settimane per protestare pacificamente contro i metodi di pesca di Thai Union. Lo scorso fine settimana centinaia di volontari di Greenpeace sono entrati in azione anche in Italia nei supermercati per spostare le scatolette di tonno Mareblu lasciando gli scaffali vuoti, come vuoto rischia di diventare il mare, senza più pesci a causa della pesca eccessiva.

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