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Food Waste, Francia, Australia e Sudafrica i Paesi più virtuosi

I risultati del Food Sustainability Index del Bcfn

RISORSE
Food Waste, Francia, Australia e Sudafrica i Paesi più virtuosi

(Fotolia)

Sul podio delle buone pratiche ci sono Francia, Australia e Sudafrica. Sono questi i Paesi più all’avanguardia sul fronte della lotta allo spreco alimentare mentre Arabia Saudita, Indonesia ed Emirati Arabi sono quelli che devono affrontare le sfide maggiori. L’Italia, da parte sua, risulta tra le realtà che stanno facendo i passi avanti più importanti. È la fotografia, in un ranking di 25 Paesi analizzati dal Food Sustainability Index di Fondazione Barilla Center for Food&Nutrition (Bcfn) e The Economist Intelligence Unit e che rappresentano oltre i 2/3 della popolazione mondiale e l’87% del Pil globale, presentata in vista della 'Giornata Nazionale Contro lo Spreco Alimentare', prevista il 5 febbraio.

Secondo i dati del Food Sustainability Index (Fsi), l’Italia occupa il nono posto in termini di 'Cibo perso e sprecato'. Il nostro Paese, in particolare, ottiene il massimo punteggio su alcuni indicatori, come quello relativo alle 'politiche messe in campo per rispondere allo spreco di cibo' (100 su 100), grazie alla legge approvata nel 2016, che punta a incentivare le aziende e i produttori che donano cibo ai più bisognosi. Sui punti da migliorare, invece, molto deve essere fatto per quanto riguarda lo 'spreco domestico'. Mentre lo 'spreco legato alla produzione e distribuzione di cibo' ottiene un positivo 63 su 100 che lascia comunque margini di miglioramento.

"Lo spreco di cibo è alla base di uno dei grandi paradossi del nostro sistema alimentare e la legge da poco approvata in Italia è un passo importante nella soluzione di questo problema, anche se molto deve essere ancora fatto da tutti, dall’industria ma anche da ogni singola persona", afferma Luca Virginio, vicepresidente Bcfn.

Il primato della Francia sul 'food waste' è stato raggiunto grazie a un approccio olistico basato su un programma ministeriale molto focalizzato sul sistema agricolo-alimentare e su nuove pratiche commerciali volte a limitare lo spreco di cibo. Nel Paese transalpino sono però gli sprechi domestici di cibo a rimanere una piaga difficile da combattere (29 punti su 100 come per l’Italia secondo l’Index).

L’Australia eccelle, invece, sia per le politiche anti-spreco studiate per il mondo dei produttori sia per i risultati che queste politiche hanno saputo ottenere (100 su 100). Di contro, lo 'spreco domestico' ottiene uno scadente 19 punti su 100 che mostra tutte le difficoltà della soluzione di questo problema. Nella speciale classifica del Fsi, infine, medaglia di bronzo per il Sudafrica, che proprio sugli 'sprechi domestici' ha saputo ottenere i risultati migliori (89 su 100), merito evidentemente anche delle politiche messe in atto su questo fronte (100 punti su 100). Margini di miglioramento, invece, si riscontrano per gli sprechi legati alla produzione e distribuzione di cibo.

Tra i Paesi dove si spreca più cibo, maglia nera all’Arabia Saudita (427 kg per persona l’anno), seguita dall’Indonesia (300 kg) e dagli Emirati Arabi (169 kg). Male, in questo senso, anche gli Stati Uniti che, pur posizionandosi al sesto posto della graduatoria grazie a politiche molto apprezzate nella lotta agli sprechi legati alla produzione e distribuzione di cibo e a quelli domestici, devono comunque registrare risultati pessimi per quanto riguarda proprio lo spreco casalingo. Ogni americano, infatti, si stima che sprechi circa 277 kg anno di cibo, peggio cioè degli Emirati Arabi che si posizionano però al terzultimo posto della classifica.

Lo spreco di cibo non solo alimenta uno dei peggiori paradossi del nostro sistema alimentare ma dà anche un contributo negativo in termini di sostenibilità e di impatto ambientale sul Pianeta. L'impronta di carbonio dei rifiuti alimentari, infatti, è pari a circa 3,3 giga tonnellate di gas serra, ossia 1/3 delle emissioni annuali derivanti dai carburanti fossili. E ancora, il gas metano prodotto dal cibo che finisce in discarica è 21 volte più dannosa della CO2.

Per questo, la Fondazione Bcfn ha lanciato il Food Sustainability Media Award, concorso giornalistico internazionale, ideato in collaborazione con la Fondazione Thomson Reuters. Si tratta di un premio destinato a giornalisti, blogger, freelance e singoli individui che vogliono presentare i propri lavori (articoli, video e foto), sia inediti che già pubblicati, legati alla sicurezza alimentare, alla sostenibilità, all’agricoltura e alla nutrizione. I pezzi potranno essere presentati fino al 31 maggio 2017 e i partecipanti potranno iscriversi al contest attraverso il sito web del Food Sustainability Media Award (www.goodfoodmediaaward.org).

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