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Api per la biodiversità, alleate nel ripristino di aree degradate

Presentati risultati ricerche condotte in Italia e Tunisia da DipSa, Disafa e Inat

RISORSE
Api per la biodiversità, alleate nel ripristino di aree degradate

(Fotogramma)

Squadre di api per ripristinare le aree 'stressate' da desertificazione, incendi e impoverimento dei terreni a seguito di calamità. Una ricerca, condotta in aree di macchia mediterranea in Italia e in Tunisia, dimostra e misura il ruolo della cosiddetta ape domestica nel ripristino della vegetazione delle aree degradate.

La sperimentazione è stata condotta dal DipSa (Dipartimento di Scienze Agrarie) dell’Università di Bologna, dal Disafa (Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari) dell’Università di Torino e dall'Inat (Istituto Nazionale Agronomico della Tunisia), e si è inserita all'interno del progetto di cooperazione 'Mediterranean CooBeeration', volto a sostenere l’apicoltura e il suo ruolo strategico per la salvaguardia della biodiversità, per il miglioramento della sicurezza alimentare e per lo sviluppo socio-economico.

Promosso da Felcos Umbria (Fondo di Enti Locali per la Cooperazione decentrata e lo Sviluppo umano sostenibile) e Apimed (Federazione Apicoltori del Mediterraneo) e finanziato dall'Unione Europea, lo studio è stato svolto, per la parte italiana, tra il 2015 e il 2016 in Liguria, in una zona soggetta a incendi. All'interno di due aree di 400 m2 ciascuna, distanti tra loro qualche chilometro - una con la presenza di alveari, e quindi ben 'servita' dalle api, e l'altra senza alveari - sono state delimitate cinque parcelle sperimentali in cui condurre ogni 15 giorni rilievi sulla vegetazione e sugli insetti impollinatori, rivolti soprattutto all'ape.

Le ricerche effettuate in campo e quelle collegate agli effetti dell'impollinazione, condotte in laboratorio, hanno consentito di stabilire l’importanza strategica di questi organismi che accelerano il ripristino della vegetazione anche in condizioni estreme. I dati cambiano in base alle tipologie di piante presenti nelle diverse zone di macchia mediterranea ma quello che emerge è che su alcune specie vi sono produzioni di oltre il 50% in più di semi.

L'ape domestica, poi, può essere aiutata in questo compito dall'uomo attraverso dei nutritori con soluzioni zuccherine posti tra tetto e soffitto dell'alveare. In conclusione: attraverso gli alveari di api domestiche si può intervenire in maniera significativa (e con tempi più rapidi) per la ripresa della vegetazione di alcuni territori.

L’incidenza dell’azione dell’ape si è manifestata nel numero di semi prodotti dalle piante mediterranee prese come modello, che è risultato più alto nell’area sperimentale vicina agli alveari, in particolare per Erica arbora, rispetto all’area senza alveari. La cospicua produzione di semi correlata con la presenza di Apis mellifera e il potenziale di diffusione dei semi stessi, si può considerare un sicuro indice dell’incremento della biodiversità in zone degradate.

Partito nel febbraio del 2014, in questi tre anni di attività il progetto Mediterranean CooBeeration ha coinvolto numerosi Paesi del Mediterraneo, in particolare Libano, Territori palestinesi, Marocco, Algeria, Tunisia e Italia.

L’ape contribuisce all’impollinazione delle piante superiori a fiore, coltivate (circa 150-200 specie in tutto il mondo) e selvatiche (oltre 350mila), nella misura del 75-80%. Salvaguardare e ripristinare la copertura vegetale del territorio è un'esigenza essenziale in tutto il mondo, soprattutto nelle regioni con ambienti molto deteriorati, per scongiurare o limitare calamità naturali come alluvioni e frane, l'erosione e la desertificazione.

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