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Coste laziali 'malate croniche', otto punti inquinati da anni

Siti risultati sempre inquinati negli ultimi 5 anni, lo rileva Goletta Verde

RISORSE
Coste laziali 'malate croniche', otto punti inquinati da anni

Insieme ad Abruzzo, Sicilia e Campania, è il Lazio una delle quattro regioni peggiori per il numero di luoghi, lungo il suo litorale, 'malati cronici', ovvero risultati sempre fortemente inquinati da almeno cinque anni, come denuncia Legambiente al termine della campagna estiva Goletta Verde.

In tutta Italia, sui 38 punti definiti dall'associazione 'malati cronici' per il perdurare delle criticità rilevate, ben otto si trovano infatti nel Lazio: la Foce del Fiume Marta a Tarquinia (Viterbo), la Foce del Fosso Zambra a Cerveteri (Roma), la Foce del Rio Vaccina a Ladispoli (Roma), la Foce del Fiume Arrone a Fiumicino (Roma), la Foce del Tevere a Roma, la Foce del Rio Torto lato spiaggia a Pomezia (Roma), la Foce del Fosso Grande ad Ardea (Roma), la Foce del Rio Santacroce nella spiaggia di Gianola a Formia (Latina).

“Chiediamo alle Capitanerie di Porto di avviare approfondimenti specifici su tutti questi canali – dichiara Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio - attraverso i quali, vergognosamente, liquami non depurati e sostanze nocive arrivano in mare anche e soprattutto nei pressi di spiagge molto frequentate, mettendone a rischio la bellezza insieme alla salute dei bagnanti".

"Oltre alle Capitanerie, che sono vero e proprio baluardo contro gli sversamenti illegali e non depurati - continua Scacchi - chiediamo alle amministrazioni comunali interessate, di agire velocemente per la salvaguardia del proprio litorale e, senza negare i problemi ormai più che evidenti, costruire un percorso di riqualificazione che passi principalmente dalla consapevolezza delle cause".

La costa laziale, ricorda il presidente di Legambiente Lazio, vanta però anche tanti luoghi belli e pregiati, come l'Area Marina Protetta delle Secche di Tor Paterno, difenderla e valorizzarla, sia a fini turistici che di tutela della biodiversità, vuol dire aggredire e risolvere i problemi che sembrano insolvibili, come la depurazione dall’entroterra dei fiumi.

"A partire dal Tevere, i corsi interni devono tornare a essere veicolo di una buona risorsa idrica e del giusto apporto detritico e questo può avvenire solo facendo funzionare la depurazione e 'decementificando' gli argini - spiega Scacchi - in tal senso andrebbe nella giusta direzione l’istituzione del Parco Regionale del Tevere, strumento che la Regione Lazio può e deve mettere in campo, perché in grado di creare i presupposti necessari alla riqualificazione del fiume della capitale”.

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