Home . Sostenibilita . Risorse . La Frigo Valley di Tivoli

La Frigo Valley di Tivoli

RISORSE
La Frigo Valley di Tivoli

Un cimitero di frigoriferi abbandonati. Quattrocento, forse cinquecento sparsi su un terreno di 70 ettari a meno di 100 metri dall’Aniene e adiacente a uno dei centri termali più importanti d’Italia, quindi proprio sopra l’acqua sulfurea che dalle sorgenti scorre verso l’affluente del Tevere. Non solo frigoriferi, qui c’è anche amianto a cielo aperto (e altre sorprese, come l’intero archivio dello studio notarile coinvolto in un importante caso di cronaca), ma di certo a colpire è la massiccia presenza di questi elettrodomestici, tanto che questa zona di Tivoli è stata ribattezzata Frigo Valley

Paradossale, anche perché buona parte di questi 70 ettari rientrano nel ‘Sito di interesse comunitario Travertini Acque Albule (Bagni di Tivoli)’ su cui, tra l’altro, ci sarebbe anche un progetto di ampliamento. Un’area pregiata dal punto di vista naturalistico, quindi, ma anche l’ennesima Terra dei Fuochi a due passi da Roma, perché qui, finché c’è stata la baraccopoli abusiva, quei rifiuti venivano anche bruciati appestando l’aria.

Non è una novità, questa discarica di frigoriferi a cielo aperto c’è ormai da anni ma ora cittadini, associazioni e amministrazione chiedono di dare una svolta a una situazione che si trascina, nell’impasse burocratica, da troppo tempo.

“L’amministrazione comunale ha fatto tutto quello che poteva, interessando le autorità competenti, smantellando la baraccopoli, bloccando l’accesso all’area e, di conseguenza, l’arrivo dei frigoriferi. Ma sul fronte della bonifica non si è smosso nulla", spiega all’Adnkronos Gianni Innocenti, consigliere comunale e presidente del Circolo di Legambiente Tivoli - Eppure si tratta di una bonifica indispensabile. E se non arrivano i soldi dei privati devono arrivare quelli pubblici, anche perché la Regione Lazio, in caso contrario, potrebbe trovarsi in difficoltà nei confronti della Comunità Europea che prevede pesanti sanzioni per le mancate bonifiche”.

La responsabilità diretta del terreno e della sua bonifica ricadrebbe sul proprietario dell’area: l’Euroiset Italia srl che acquistò i 70 ettari dal polverificio Stacchini, importante fabbrica di esplosivi al cui fallimento i beni andarono all’asta. All’epoca, era il 2014, furono in molti a sperare che i nuovi proprietari procedessero con la bonifica del terreno da tempo abbandonato e occupato dalla baraccopoli, cosa mai avvenuta.

“Dopo diverse diffide a bonificare l’area, il sindaco di Tivoli ha presentato un esposto in procura ma la società ha fatto sapere di non avere i soldi necessari per bonificare l’area. Parliamo di milioni di euro”, dice Innocenti.

Ma queste centinaia e centinaia di frigoriferi, chi li ha portati su quel terreno? Per Legambiente Lazio, "l’entità del fenomeno fa pensare a una vera e propria filiera ecomafiosa, un circuito messo in piedi per guadagnare due volte sul ciclo illegale di questi rifiuti: da una parte sul contributo ambientale, previsto per smaltire correttamente i frigoriferi giunti a fine vita, dall’altra sul mercato nero dei metalli pregiati contenuto in grandi quantità in questi elettrodomestici che venivano fatti smantellare dalle aziende grazie a una sorta di ‘manodopera in nero’, sfruttando cioè povertà e disperazione di chi viveva in quell'area”.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Adnkronos.