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CleanUp, nuova vita agli scarti della plastica

Promosso dal Dipartimento di Scienze e Politiche ambientali Università degli Studi di Milano

WORLD IN PROGRESS
CleanUp, nuova vita agli scarti della plastica

(Fotolia)

Nuovi prodotti dal Plasmix, l'ultimo scarto della plastica, quella parte meno facile da trasformare che viene abitualmente bruciata per produrre energia. Su questo obiettivo si concentra il progetto Cleanup (Circular Economy and Virtuous Management of Plastic Packaging) messo a punto dal Dipartimento di Scienze e Politiche ambientali (Esp) dell’Università degli Studi di Milano per proporre un approccio integrato al problema dello smaltimento dei rifiuti in plastica.

Cleanup adotta lo schema e i principi dell’economia circolare proponendo l’utilizzo di Plasmix per realizzare prodotti di eco-design e per fare di uno ‘scarto’ una risorsa per nuovi modelli di business con soluzioni alternative di packaging.

In Italia, gli imballaggi in plastica rappresentano attualmente circa il 40% dei rifiuti di plastica e il consorzio Corepla riesce a recuperare circa il 70% di questi rifiuti. Tuttavia, solo il 50% della plastica recuperata viene riciclato. I prodotti composti da Plasmix, che non possono essere riciclati in modo efficiente vengono utilizzati come combustibile.

Cleanup, con un approccio interdisciplinare consentito dalla presenza nel Dipartimento di chimici, ecologi, biologi, ecotossicologi, tecnologi alimentari, economisti e avvalendosi della collaborazione di un gruppo di designer del Politecnico di Torino, mira a suggerire strategie alternative di riutilizzo del packaging di plastica: queste materie, attraverso la modifica della propria struttura chimica, possono infatti rigenerarsi come oggetti e complementi di design, materiali da utilizzare per vari impieghi, nuovi imballaggi ‘sostenibili’ con un minor impatto sull’ambiente.

Il team si occupa anche di studiare il ruolo degli agenti atmosferici sull’invecchiamento degli imballaggi in plastica dispersi nell’ambiente attraverso test in-lab per valutare gli effetti che, specialmente le microplastiche, possono causare agli organismi viventi e le alterazioni della struttura plastica dovute all'attività dell'organismi.

"Con questo progetto - spiega Laura Piazza, tecnologo alimentare e referente gruppo Plastica del Dipartimento - che ha come capofila un giovane ricercatore, Marco Parolini, mettiamo insieme competenze diverse in un pool interdisciplinare che si occupa del tema in tutti i suoi aspetti: dagli effetti delle materie plastiche disperse sugli organismi viventi, alle trasformazioni chimiche con cui creare nuovi prodotti dal Plasmix".

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