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Roberta Vinci: "Leonardo da Vinci? Sì è il mio secondo coach..."

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Roberta Vinci: Leonardo da Vinci? Sì è il mio secondo coach...

"Leonardo da Vinci? Sì è il mio secondo coach…". L'azzurra Roberta Vinci scherza agli Us Open sul paragone che hanno fatto su di lei gli americani. La numero uno italiana approda agli ottavi di finale dello Slam statunitense dove arrivò in finale lo scorso anno. La 33enne tarantina ha superato, non senza qualche difficoltà, la tedesca Carina Witthoeft, più giovane di 12 anni. "L’età dovrà pure servire a qualcosa…", aggiunge la Vinci con ironia. "Mica ti regala solo acciacchi come questo tendine d’Achille della gamba sinistra che ancora mi preoccupa. Vorrei entrare in campo senza sentire dolore. Comunque va meglio, anche se non sono al massimo. Non ci devo pensare. Ora ho davanti una giornata di riposo prima di giocare gli ottavi domenica". Nei giorni scorsi aveva confessato che non può allenarsi più di 40 minuti.

Poi l'azzurra in conferenza ripercorre la sfida con la Witthoeft, contro la quale si è imposta 6-0, 5-7, 6-3. "Talvolta vincere il primo set 6-0 è un’arma a doppio taglio, rischi di abbassare la guardia. E comunque nonostante il 6-0 i game si concludevano tutti ai vantaggi. Nel secondo lei è cresciuta. Ero avanti 5-3, poi sul 5-4 ho servito per il match e tuttavia mi ero accorta che prendevo meno punti con il servizio rispetto al primo set. Quel game mi è scivolato via male e mi sono innervosita. Sono stata brava e lucida a partire bene nel terzo e decisivo set costringendola subito a rincorrere, anche se poi lei ha recuperato e sul 3-3 ha pure avuto la palla del 4-3. Le ho però fatto capire che aver perso il secondo parziale non mi pesava più di tanto, che ero lì pronta a lottare se necessario. Quando entro in tensione il primo colpo che perdo un po’ è il diritto. In quel momento oltretutto la mia avversaria aveva preso le misure al mio rovescio in slice e facevo fatica. Ho fatto bene a rischiare, a cercare il punto con i colpi di volo".

La Vinci a New York vanta due quarti di finale (2012 e 2013) e la finale della passata stagione. "So che qui gioco sempre ottimi match -sottolinea l’azzurra- e pensare a questo mi aiuta molto a superare i momenti difficili. Cerco di ritrovare le splendide sensazione provate un anno fa. Tutte sappiamo giocare a tennis, fa tanto la testa. E’ lì la differenza. Prima la sconfitta per me era una tragedia, ora a 33 anni la prendo con più filosofia, riesco ad accettarla. Il salto di qualità l’ho fatto dal punto di vista mentale".

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