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Naufragio Cutro, 76 morti accertati. Corteo per ricordare le vittime

Sulla spiaggia un minuto di silenzio per le vittime. Cinquemila, qualcuno azzarda anche fino a 7mila, persone giunte in pullman da tutta Italia

Naufragio Cutro, 76 morti accertati. Corteo per ricordare le vittime
11 marzo 2023 | 10.20
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Il corteo silenzioso per dire basta alle stragi in mare parte proprio mentre a pochi km di distanza i Vigili del fuoco e la Guardia costiera recuperano il 76esimo corpo, incastrato tra gli scogli. Un'altra bambina, sui 5 anni, ancora senza identità. Sono in oltre 5mila, qualcuno azzarda anche 6 o 7mila, i cittadini, arrivati da tutta Italia, che hanno aderito all'iniziativa della 'Rete 26 febbraio', sigla che raccoglie oltre 300 associazioni, nata dopo la strage di Steccato di Cutro (Crotone). In marcia, fino alla spiaggia della tragedia, ci sono anche i superstiti e i loro familiari. Tengono uno striscione con la scritta 'Mai più stragi di migranti nel Mediterraneo'.

Tra loro c'è anche Zahra Bahrati. Una donna minuta, con occhi tristi e il capo coperto. Tutti i giorni, da quasi due settimane, si reca sulla spiaggia di Steccato sperando il mare restituisca il corpo del fratello più piccolo. Voleva venire in Europa per raggiungerla in Finlandia, anche se lei non voleva perché "è troppo pericolosa quella traversata in mare". "Per favore, non sospendete le ricerche in mare dei nostri cari. Noi pensiamo che sotto la barca ci siano ancora molti corpi", dice Bahrati. "Chiediamo che lo Stato ci aiuti - dice- Per favore continuate la ricerca nel mare finché si trovi l'ultima persona dispersa. Noi vogliamo un aiuto". Poi, la donna chiede che venga preso il Dna di tutti i familiari di vittime i cui corpi non si trovano. "Noi dobbiamo lasciare presto Crotone per tornare a lavorare, ma se non prendono il nostro Dna come faranno a riconoscere le vittime che il mare restituirà nei prossimi giorni?".

La stessa richiesta è stata avanzata nei giorni scorsi dall'associazione 'Mem.Med', un progetto per ricercare e identificare le persone disperse nel Mediterraneo. Uno strumento di supporto legale, di memoria attiva. Come racconta all'Adnkronos Silvia Di Meo, che da due settimane aiuta i familiari delle vittime e dei dispersi. "Devono raccogliere il Dna dei familiari delle vittime del naufragio - spiega -. Siamo andati in Procura per ben due volte, ma ci hanno sempre detto che il Procuratore non c'era. Così l'abbiamo inoltrata via Pec tramite l'avvocata Serena Romano dell'associazione 'Mem. med'. Adesso abbiamo contattato anche il comitato internazionale di Croce rossa. Serve il nulla osta". "Non si sta facendo nulla per raccogliere il Dna dei famigliari che nel frattempo se ne stanno andando dall'Italia. Come possono poi comparare il Dna dei corpi che stanno emergendo dal mare?".

E' un pellegrinaggio silenzioso lungo la strada che porta alla spiaggia di Seccato di Cutro. A mezzogiorno sono già centinaia le persone in arrivo. Come Stefania Rocchi dell'Anpi, terzo municipio di Roma, che dice, mostrando fiera la bandiera: "Sono una partigiana". Con lei l'amica Katia Costanzo di Montebelluno. Entrambe portano un fazzoletto dell'Anpi al collo. "Ieri siamo venute sulla spiaggia- dicono -e abbiamo incontrato tanti familiari di vittime che attendono il ritrovamento dei corpi dei propri cari. E' stato molto triste. Ci siamo abbracciate con una signora che non trova più il fratello". Ci sono tante famiglie, madri, padri e bambini nel passeggino. Ad aprire il corteo uno striscione con la scritta: "Fermare la strage, subito" con un disegno in cui si vede un bambino che guarda verso il mare. Tante le bandiere della Cgil e dell'Anpi.

In prima fila anche donne che portano delle rose tra le mani. da deporre poi in acqua sul luogo del naufragio. I pullman sono arrivati da tutta Italia. C'è anche la croce di legno che è stata realizzata con i resti del legno del barcone dall'artista Maurizio Giglio, voluta da don Francesco Loprete. A portarla c'è anche Mimmo Lucano, l'ex sindaco di Riace. "Questa croce è il simbolo della sofferenza oggi- dice -. E' istintivo essere qui. C'è una piccola comunità a Riace che è rimasta sconvolta. Certe volte ci penso e mi vergogno di essere un cittadino occidentale. Quando ci sono queste fasi emergenziali, le comunità calabresi sono scosse e prevale subito quello spirito di solidarietà che non dimostra il governo. Sono anni e anni che imperversano, che si tenta di colpevolizzare e di criminalizzare le Ong, i salvataggi, chi si occupa di solidarietà. Per loro il paradigma è all'opposto. A Riace non c'era un'utopia era l'istinto della normalità. Quando ci sono emergenze, degli sbarchi, è un fatto normale. Non è normale tergiversare o dire che la responsabilità è di uno o di un altro e quel tempo diventa letale come è successo".

Tanti altri portano una fascia bianca sul braccio o sulla giacca. C'è anche il sindaco di Melissa Raffaele Falbo, con la fascia tricolore. Nel gennaio del 2019 la popolazione scese in spiaggia di notte a salvare i migranti la cui barca era naufragata. Oppure l'ottantenne Pino Ciano, segretario della federazione di rifondazione comunista che arriva da Taurianova con la bandiera di Rifondazione. Arrivati sulla spiaggia, le migliaia di persone che partecipano al corteo, si inginocchiano, sia per ricordare le vittime ma anche in segno di rispetto verso la 76esima vittima appena ritrovata in mare.

Poi sono i superstiti a prendere la parola: "Questa tragedia la porterò per sempre nel mio cuore. Non mi perdonerò mai di avere perso il mio fratellino di sei anni, prima di partire me lo aveva affidato mia madre", dice uno dei sopravvissuti del naufragio del 26 febbraio. E' un ragazzo siriano di venti anni che ha perso il fratellino di sei anni. Il bambino è morto di ipotermia prima di arrivare in riva. Il fratello maggiore lo aveva sistemato su un pezzo di legno per evitare di farlo bagnare. Ma il piccolo è morto lo stesso. Ma non mancano le polemiche. Durante il corteo, una signora che abita in una delle villette lungo la strada che porta sulla spiaggia, si affaccia e grida verso i manifestanti: "Vergognatevi, la colpa è degli scafisti e voi state strumentalizzando questa tragedia". I manifestanti hanno risposto cantando 'Bella Ciao' e la signora ha chiuso le imposte. Il corteo prosegue.

I giornalisti locali ma anche gli inviati che sono qui da due settimane a raccontare questa tragedia, hanno deciso di indossare un pass che riproduce la foto di Torpekai Amarkhel, la reporter afghana di 42 anni morta nel naufragio del 26 febbraio. L'idea è stata del giornalista calabrese Bruno Palermo di Crotone News. Il corteo arriva in spiaggia poco dopo le 17.30. Qui viene piantata nella sabbia la croce di legno realizzata con i resti del barcone, mentre a pochi metri di distanza qualcuno intona una preghiera islamica. Mentre un uomo si inginocchia davanti a un peluche, ornai rovinato dalle onde, che stava sulla barca andata in frantumi schiantandosi sulla secca.

(dall'inviata Elvira Terranova)

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