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Ciclismo, Martinello: "il velodromo Vigorelli è un mito mondiale, riportiamoci il pubblico"

21 gennaio 2021 | 16.42
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Il pistard candidato alla presidenza Federciclismo: "in Italia oltre 50 impianti e ne funziona una manciata, rimettiamoci mano anche per crescere i giovani"

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Tribune vuote e pubblico sul prato sintetico del Vigorelli
Roma, 21 gen. (Adnkronos)

Era il tempio del ciclismo su pista mondiale, e del ciclismo tout court: a lungo abbandonato, sul punto di essere abbattuto finché l'azione combinata tra cicloattivisti e ministero dei Beni culturali (ministro Massimo Bray) non lo salvò da quella miseranda fine nel 2013. Il velodromo Vigorelli-Maspes entra nel programma dell'ex pistard, oro ad Atlanta e cinque volte campione del mondo ora commentatore televisivo, Silvio Martinello, che consegna all'Adnkronos le sue idee per "rivitalizzare quello che deve essere considerato un mito mondiale, conosciuto in tutto il pianeta e da noi colpevolmente tralasciato".

"Oggi la pista è stata ristrutturata ma manca ancora l'agibilità delle tribune -dice Martinello-. Non è pensabile tornare ai tempi del record dell'ora di Coppi nel '42, delle epiche sfide tra Maspes e Gaiardoni che infiammavano la città, della Sei Giorni di Milano, quando sulle tribune non c'era spazio per un posto in più: ma dobbiamo provarci, un lavoro lungo ma va iniziato". D'altronde il movimento su pista, persino con l'unico impianto olimpico aperto e che comunque ha le sue difficoltà, quello di Montichiari, "è ben vivo e miete successi, anche se spesso quei successi sono un alibi per dire 'va bene così, perché dovremmo fare altro?': Ganna e Viviani tra gli uomini, Paternoster e Balsamo tra le donne mietono successi. Ma dopo di loro?".

Nel resto del mondo la pista è uno sport ancora popolare, basti pensare al Keirin giapponese: velodromi pieni, atleti star popolari, su qualcuno di questi ci sono anche dei manga. In Italia invece, patria della disciplina fin dai primi tempi del mezzo bicicletta, "ci sono oltre 50 impianti, di questi una trentina scarsa sarebbero utilizzabili, di fatto non più di 7-8 lo sono e solo per lo sforzo volontario delle associazioni che lo gestiscono".

Quella che ha recuperato tra mille difficoltà il Vigorelli è il Comitato Velodromo Vigorelli: il loro intento, dice una delle anime dell'associazione, Daniele D'Aquila, "è fare del Vigorelli un centro ciclistico d’eccellenza con pochi precedenti in tutta Italia. Dai bambini alle Bmx fino alla pista, che è molto tecnica: una sorta di college della bicicletta, un hub ciclistico a 360 gradi. Entri da bambino e ti laurei ciclista a 360 gradi, con una cultura ciclistica che spazi dal l’agonismo alla mobilità urbana. Ma serve un programma organico e l’appoggio delle istituzioni", dice D'Aquila.

Il progetto sembra molto simile a ciò che propone Martinello: "il Vigorelli rientra in pieno nel progetto di recupero degli impianti che ho in mente: in questo caso serve lavorare con comune di Milano perché vengano ultimate le procedure, e pazienza se le tribune non saranno per il momento a piena capienza, per cominciare basta quella dell'arrivo che è comunque molto capiente. Bisogna dotare il Vigorelli e l'associazione che lo gestisce dell'agibilità, e finalmente tornerà il pubblico".

Quanto alle cifre per il recupero, non sarebbero importanti, secondo Martinello. "Per ogni impianto servono tre figure professionali: un tecnico, un meccanico e un preparatore; la dotazione di materiale, non solo bici ma anche quello di consumo, catene, tubolari, nastri manubrio: i costi possono essere stimati in 15-20.000 euro a impianto".

(di Paolo Bellino)

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