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Crisi governo, Renzi: "Senza di noi non hanno numeri in Senato"

16 gennaio 2021 | 09.14
LETTURA: 3 minuti

Il leader di Italia Viva: "Sono lontani da quota 161. Parlare con Conte? Ha detto 'con Renzi mai più', ma se si parla di contenuti ci siamo". Intanto il vice segretario del Pd Orlando chiude: "Le parole non bastano, margini pressoché esauriti"

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(Adnkronos)

"Secondo me senza di noi non hanno i numeri, sono lontani da quota 161 al Senato. Hanno raccontato un loro auspicio come fosse la realtà". Lo dice Matteo Renzi al Messaggero. "La strada della matematica si è chiusa. Suggerirei di tornare alla politica", aggiunge dicendo che il gruppo di Italia Viva al Senato è compatto. Si rimprovera qualcosa? "Ero sicuro che si provasse a risolvere con la politica, non con gli hashtag. Ma vedremo se c'è ancora tempo. Col senno di poi abbiamo fatto molti errori. Col senno di poi non avremmo dovuto fidarci di chi ci ha chiesto di non sfiduciare Bonafede, questo l'errore più grande".

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E' possibile una ripresa dell'interlocuzione con il premier? "Deve chiederlo al premier. Lui ha detto: con Renzi mai più. Legittimo. So che sta cercando voti in Senato, spero che stia cercando vaccini almeno quanto cerca responsabili. (...). Noi siamo disponibili come sempre, leggo di indisponibilità di altri. Da noi nessuna preclusione, se si parla di contenuti ci siamo".

Il dem Orlando: "Le parole non bastano e i margini sembrano esauriti"

"Le parole non bastano e mi pare che i margini siano pressoché esauriti", spiega oggi il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando, a proposito di Italia Viva in un'intervista a Repubblica. "Iv deve prima spiegare i motivi della rottura, riconoscere l'errore politico e offrire garanzie che evitino recrudescenze".

Ma questo "significherebbe rinunciare all'ambizione dichiarata come la ragione sociale di Iv alla sua nascita: fare al Pd ciò che Macron ha fatto al Partito socialista francese. Non si tratta di un passaggio che si può liquidare in pochi giorni e la crisi va risolta subito. Altrimenti, senza un chiarimento, il giorno dopo saremmo punto e a capo".

Si può aprire uno scenario diverso, con un premier del Pd? "No. E non perché il Pd non abbia uomini e donne in grado di guidare il Paese, ma perché questa maggioranza si regge su un punto di equilibrio. Farla saltare equivale a far saltare questa maggioranza e noi non ne vogliamo altre".

"E' evidente che si puo' evitare la crisi avendo un numero in più, ma non pensare di governare. Perciò il tema che si porrà un minuto dopo la fiducia, se ci sarà, è consolidare la maggioranza, siglare un nuovo patto di legislatura e lavorare alla ricostruzione di un campo con le forze che hanno dato segnali ma che non si sono ancora sentite di fare questo passo, pur volendo prendere le distanze dalla destra sovranista". Lo dice il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando, a Repubblica.

"Avvertiamo una disponibilità di forze intermedie a garantire la stabilità in questa fase - sottolinea Orlando - ma non abbiamo alcuna sicurezza. Però riteniamo giusto che sia il Parlamento a verificare se c'è o non c'è una maggioranza. E che chi ha aperto una crisi al buio, senza nessuno sbocco politico, si assuma davanti al Paese la responsabilità di aver prodotto un vulnus gravissimo per l'Italia alle prese con la ripresa della pandemia e l'erogazione del Recovery fund, nel pieno di una emergenza sociale".

Quanto al premier Giuseppe Conte "deve assumere un ruolo per sciogliere i nodi politici irrisolti di questi mesi. Vanno promosse le riforme istituzionali che sono rimaste al palo, ma soprattutto le riforme necessarie a supportare il Recovery. La prima e' quella sul lavoro. Il 31 marzo finisce il blocco dei licenziamenti: se da qui ad allora non si mette mano alle politiche attive e agli ammortizzatori rischiamo il disastro sociale". Servirà anche un rimpasto? "Lo abbiamo sempre detto: prima patto di legislatura e poi verifica degli assetti. La crisi non sposta di un virgola la posizione del Pd".

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