A cento anni dall’impresa che ha scritto una pagina indelebile nella storia dell’esplorazione polare e dell’aviazione, l’Aeronautica Militare ha celebrato il primo sorvolo del Polo Nord compiuto nel 1926 da Umberto Nobile e dall’equipaggio del dirigibile Norge con un convegno internazionale che ha riunito a Palazzo Aeronautica personalità del mondo militare, scientifico e istituzionale. Era il 10 aprile 1926 quando l’aeronave N-1, con a bordo l’ingegnere della Regia Aeronautica Umberto Nobile a capo di un equipaggio internazionale tra cui l’esploratore norvegese Roald Amundsen e l’americano Lincoln Ellsworth, partì dalla base di Ciampino (Roma) per raggiungere – dopo un viaggio di 13.000 km attraverso l’Europa e il Mar Glaciale Artico – le Isole Svalbard e da lì compiere il primo sorvolo del Polo Nord.
Un’impresa che oggi, a un secolo di distanza, l’Aeronautica Militare ha voluto ricordare e valorizzare nel suo significato più profondo con il convegno “Il volo del Norge 1926: Nobile al Polo Nord”, articolato in quattro panel tematici che hanno visto il contributo di storici, accademici, esperti di geopolitica e ricercatori italiani e internazionali, intrecciando la memoria storica della spedizione con le sfide contemporanee della ricerca polare, della tutela degli ecosistemi artici e del ruolo strategico dell’Italia nelle regioni polari. In rappresentanza del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Generale di Squadra Aerea Antonio Conserva, l’evento è stato aperto dal Capo del 5° Reparto “Comunicazione” dello Stato Maggiore Aeronautica, Generale di Brigata Aerea Urbano Floreani, che ha sottolineato come "L’impresa del Norge ci consegna un messaggio che attraversa il tempo: tecnologia, competenza e capacità di collaborare portano a traguardi che da soli sarebbero inimmaginabili. Cento anni fa, quando l’Aeronautica era ancora nella sua infanzia, l’ingegno di Umberto Nobile, che progettò e trasformò l’N-1 in un laboratorio volante d’avanguardia, incarnava già quei valori che sono diventati il patrimonio identitario della nostra Forza Armata. Quell’eredità l’Aeronautica Militare la porta avanti ogni giorno, con lo stesso rigore tecnico e lo stesso spirito di servizio. La pista di atterraggio in Antartide ne è esempio e parla italiano: è lì, nel lavoro silenzioso dei nostri tecnici, manutentori e ingegneri aeronautici, che si misura la continuità tra il pionierismo di ieri e l’impegno operativo di oggi".
"A distanza di 100 anni, il viaggio del Norge continua a parlarci non solo per il suo valore storico, ma per il messaggio che trasmette - è intervenuto il Vice Capo Missione dell’Ambasciata Reale di Norvegia a Roma, Erling Hoem - quello della fiducia reciproca, della condivisione del sapere e della cooperazione tra paesi, culture e discipline diverse. Un messaggio che resta profondamente attuale, soprattutto nel mondo di oggi". Il secondo panel, “Gli anni dei dirigibili italiani: sfide e prospettive”, ha approfondito il contesto tecnico e ingegneristico dell’impresa, con i contributi del professor Gregory Alegi dell’Università Luiss di Roma, del Generale Ispettore (ris.) Basilio Di Martino, storico dell’Aeronautica Militare, e del colonnello Guido Guidi, Ufficiale Meteorologo AM che ha illustrato le straordinarie sfide delle previsioni meteorologiche in ambiente polare. A seguire, con un intervento dedicato all’aeronave N1, il Prof. Massimiliano Pinucci ha ripercorso l’anatomia tecnica del dirigibile Norge, restituendone la complessità costruttiva e il genio progettuale di Nobile. Con il terzo panel “Viaggio tra i ghiacci: tra ricerca scientifica e scoperte geografiche”, moderato da Giovanni Caprara del Corriere della Sera, il convegno ha proiettato lo sguardo sul presente e sul futuro della ricerca polare. Gianluca Casagrande, Consigliere Nazionale della Società Geografica Italiana, Francesco Petracchini, Direttore Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente del Cnr, e Carlo Barbante dell’Università Ca’ Foscari di Venezia hanno mostrato come le rotte aperte dal Norge siano oggi percorse da scienziati impegnati a studiare e preservare gli ecosistemi più fragili del pianeta.
Il quarto e ultimo panel “Artico frontiera geopolitica: il ruolo dell’Italia”, moderato da Massimo Mapelli del Tg La7, ha affrontato la dimensione strategica e istituzionale della presenza italiana nelle regioni polari. Sono intervenuti Vittorio Emanuele Parsi, Ordinario di Relazioni Internazionali all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Pietro Batacchi, Direttore della Rivista Italiana Difesa (Rid), e il Generale di Brigata Carlo Di Somma, Presidente del Comitato di Indirizzo Interforze Artico, Sub Artico e Antartide, che ha evidenziato come "la Difesa, forte di una consolidata esperienza nelle regioni polari, contribuisce con capacità e assetti specialistici al raggiungimento degli obiettivi nazionali in Artico e Antartide, operando in stretta sinergia con istituzioni, mondo scientifico e industria. In questo quadro, la nuova postura artica della Difesa riconosce tali aree come sempre più rilevanti per la sicurezza nazionale, orientando sviluppo capacitivo, cooperazione internazionale e integrazione del Sistema Paese".