David Rossi, Vinci: "Incarico a carabinieri, individuare persona in foto tra quelle nel vicolo 6 marzo 2013"

Materiale trasmesso anche alle procure distrettuali. Il presidente della Commissione: "L’intenzione è scoprire chi c’era quella sera e in quella foto"

David Rossi, Vinci:
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03 novembre 2026 | 13.06
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“L’Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, nella riunione appena conclusasi, ha stabilito di trasmettere il materiale fotografico, già in possesso della Commissione e andato in onda ieri sera sulla trasmissione lo ‘Stato delle Cose’” alle “procure distrettuali che stanno indagando nonché di incaricare il comando provinciale dei carabinieri di Siena, con la collaborazione del tenente colonnello Adolfo Gregori, già consulente della commissione, di procedere all'individuazione del soggetto al telefono che appare sul lato sinistro di una delle foto scattate in via dei Rossi vicino al vicolo Monte Pio la sera del 6 marzo 2013”. Lo ha reso noto il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di David Rossi, Gianluca Vinci, nel corso delle comunicazioni rese alla plenaria dopo la riunione dell’Ufficio di presidenza dell’organismo parlamentare.

Al termine della riunione, Vinci ha spiegato che “si tratta di oltre 200 scatti, materiale abbastanza corposo, fatti all’epoca da un fotografo e acquisito dalla precedente Commissione di inchiesta". Secondo Vinci è anche possibile che la persona che si riconosce ritratta o un conoscente magari si faccia avanti prima. L'iniziativa serve a "togliere ogni dubbio sulle persone presenti nel vicolo quella sera”, ha continuato sottolineando l’importanza del chiarimento per “evitare” eventuali scambi di persona. “L’intenzione è scoprire chi c’era nel vicolo quella sera e in quella foto”, ha sottolineato.

I lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di David Rossi proseguiranno, la settimana prossima, con l'audizione dell'allora segretaria dell'ex capo della Comunicazione di Mps a Palazzo Te, a Mantova, nell'ambito del suo incarico alla Fondazione. Lo ha riferito al termine della seduta di oggi il presidente dell'organismo parlamentare Gianluca Vinci. La prossima settimana sarà sentita "la segretaria di Rossi a Palazzo Te che può riferirci delle sue attività nel Mantovano o altri luoghi in cui si recava". "Tra 15 giorni - ha concluso - sentiremo l'avvocato Vecoli che all'epoca assisteva David".

Colloqui con detenuti, Vinci: "Opportuno mantenerli secretati per 30 giorni"

Salvo possibili valutazioni legate al sopraggiungere di richieste di audizione, resteranno secretati "ancora per 30 giorni" gli atti relativi alle dichiarazioni rese da detenuti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di David Rossi, l'ex manager di Mps precipitato da una finestra della banca il 6 marzo 2013. A proporlo è stato il presidente della stessa Commissione che, all'Ufficio di presidenza e poi in seduta plenaria, ha reso comunicazioni e stabilito un aggiornamento dei lavori.

Non si è svolta oggi l'audizione, inizialmente informalmente ipotizzata ma senza una convocazione ufficiale, dell'ex calciante fiorentino Gabriele Ceccherelli che ha "revocato la sua disponibilità" ad essere audito dalla stessa Commissione. A riferirlo, nei giorni scorsi, era già stato il suo legale, Federico Bagattini: la difesa, emersi interrogativi sulle modalità con cui sarebbe stata raccolta la testimonianza di uno dei due che aveva reso dichiarazioni alla Commissione, aveva fatto sapere di aver richiesto la "trasmissione dei verbali di dichiarazioni in forma integrale liberi dai ripetuti e ampi 'omissis'". Richiesta rimasta senza "esito", aveva sottolineato il legale in una nota, annunciando anche la "revoca della disponibilità" del suo assistito ad essere audito dall'organismo parlamentare.

Oggi Vinci, nelle comunicazioni alla Commissione, ha ricostruito lo scambio con il legale di Ceccherelli e ha "preso atto" della decisione. Tuttavia Vinci ha sottolineato: "In linea più generale, anche considerando le notizie" pubblicate successivamente "in merito ai procedimenti penali aperti dalla magistratura ritengo sia opportuno mantenere ancora per 30 giorni l'attuale secretazione di alcune parti di verbali e dell'annotazione depositata in archivio nel caso arrivassero ulteriori richieste di audizioni con istanza di desecretazione attinenti a tale documentazione, che però non sono attualmente pervenute, verranno valutate via via dalla Commissione". Quanto alle dichiarazioni acquisite da detenuti e a una domanda sull'attendibilità di chi è stato sentito, Vinci, a margine della seduta ha risposto: "Abbiamo parlato con persone che hanno sottoscritto dei verbali. Stiamo facendo anche approfondimenti dal punto di vista psichiatrico" ma noi "valutiamo quello che è stato detto e se ci sono dei riscontri in altre dichiarazioni".

Legali Mussari: "Querela per calunnia, diffamazione e rivelazione segreti d'ufficio. Persona in foto nel vicolo non è lui"

"Rivolgersi all'autorità giudiziaria è un diritto di ogni cittadino. In alcuni casi - e quello dell'avvocato Giuseppe Mussari è tra questi - è anche un dovere: verso la propria dignità, verso la stessa ricerca della verità sulla morte di David Rossi, che non può essere affidata a chi ha già accusato degli innocenti. Chi esercita quel diritto non intimidisce nessuno. Chiede soltanto che a stabilire che cosa sia vero e che cosa sia falso sia un giudice, nel contraddittorio e con le garanzie della legge, e non un video sui social o una trasmissione televisiva". Lo affermano in una nota gli avvocati Tullio Padovani, Fabio Pisillo e Francesco Marenghi, legali di Giuseppe Mussari dando notizia che il loro assistito "ha presentato alle procure della Repubblica di Roma e di Firenze una denuncia-querela corredata da ventuno documenti".

"L'atto è rivolto - sottolineano i legali - contro l'autore delle dichiarazioni verbalizzate dai consulenti della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di David Rossi, indicato dalla stampa in Saverio Giampà, per calunnia aggravata; contro Massimo Giletti, per diffamazione aggravata in relazione al video diffuso su Instagram il 18 ottobre e alle dichiarazioni rese nella puntata del 19 ottobre di 'Lo stato delle cose' (Rai 3); contro chiunque abbia rivelato o diffuso il contenuto degli atti e l'identità dei dichiaranti, per rivelazione di segreti d'ufficio e pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale e contro il secondo dichiarante, indicato dalla stampa in Renan William Vilanova Correa, qualora dagli atti integrali risulti che abbia rivolto accuse all'avvocato Mussari: nella parte resa pubblica dell'atto che lo riguarda, il suo nome non compare mai"

Mussari, continua la nota, "ha chiesto di essere sentito dai magistrati e si è dichiarato fin d'ora disponibile a chiarire ogni circostanza". "Desta profondo rammarico che, nel momento stesso in cui le accuse venivano rese pubbliche, nulla sia stato detto del profilo di chi le formulava. La Commissione ha inteso chiamare l'avvocato Mussari a un confronto senza svelargli i nomi dei suoi accusatori; nomi che, nel frattempo, la stampa ha immancabilmente individuato. L'opinione pubblica ha cosi appreso chi sarebbe stato il 'mandante' prima di sapere chi lo accusava. Eppure chi fossero gli accusatori era agevolmente accertabile - proseguono gli avvocati - Saverio Giampà, ex collaboratore di giustizia, è stato condannato in via definitiva per calunnia e false informazioni al pubblico ministero, per avere accusato di un omicidio un uomo che sapeva innocente. Lo fece, ricorda il Tribunale di Bologna in una sentenza del 2026, per 'accreditarsi nuovamente con magistrati e poter usufruire ancora di programmi di protezione'. Nel luglio 2025 un giudice di Catanzaro, archiviando un procedimento nato da altre sue accuse, ne ha definito la credibilità 'ictu oculi compromessa'; nel gennaio 2026 il Tribunale di Bologna lo ha condannato, In primo grado, a sette anni di reclusione. Secondo la stampa, prima di rivolgersi alla Commissione aveva cercato di raccontare la propria 'verità' a una trasmissione televisiva".

"Renan William Vilanova Correa sta scontando una condanna definitiva per l'omicidio di una donna, commesso a Siena nel marzo 2013. Nel 2020 il Tribunale di Siena lo ha condannato per avere calunniato il comandante della Polizia Penitenziaria del carcere cittadino, accusandolo di introdurre droga nell'istituto. Sulla morte di David Rossi aveva già fornito, tra il 2018 e il 2019, almeno quattro versioni diverse e traloro inconciliabili, nessuna delle quali ha trovato riscontro - riferiscono gli avvocati - Due dichiaranti già condannati per calunnia, dunque. Sarebbe bastato verificarlo". "L'unico elemento che lega l'avvocato Mussari a questa vicenda è l'amicizia con David Rossi: un legame vero, che la stessa Commissione ha riconosciuto, piegato a pretesto per trascinarlo in un'accusa infamante. È questo a rendere l'offesa ancor più insopportabile. Quanto al cittadino fiorentino con il quale, secondo le accuse, egli avrebbe preso accordi, l'avvocato Mussari - lo ha già detto - ne ignorava persino l'esistenza", aggiungono gli avvocati.

Nella nota si ripercorrono anche l'anticipazione e le dichiarazioni del giornalista Massimo Giletti. Secondo gli avvocati di Mussari resta la "questione più grave sul piano istituzionale. Atti che la legge istitutiva della Commissione e il suo stesso regolamento vincolano al segreto, perché attinenti a indagini in corso, sono stati anticipati a un giornalista prima ancora che la Commissione li esaminasse, quindi distribuiti alla stampa e diffusi sul web, 'a dispregio di ogni segreto investigativo'; e già il giorno successivo l'identità dei dichiaranti era sui giornali. Mussari ha chiesto che si accerti chi, e come, abbia fatto uscire quegli atti: la ricerca della verità sulla morte di David Rossi non può passare per la violazione delle regole poste a garanzia di tutti, e delle stesse indagini". "Mussari ripone piena fiducia nella magistratura, alla quale soltanto spetta di accertare i fatti - osservano gli avvocati - Alla famiglia di David Rossi rinnova il proprio rispetto e la propria vicinanza: chi gli era amico desidera, non meno dei suoi familiari, che sulla sua morte si faccia piena luce. Ma la verità non si costruisce sulle parole di chi ha già accusato degli innocenti. L'avvocato Mussari si riserva ogni ulteriore iniziativa, in ogni sede, nei confronti di chiunque torni a diffondere accuse prive di fondamento".

"Quanto alla trasmissione di ieri sera 'Lo stato delle cose', andata in onda in prima serata su Rai Tre, Mussari ha presentato, con la stessa denuncia-querela, querela per diffamazione aggravata nei confronti di Massimo Giletti. I fatti narrati in quella sede non corrispondono affatto alla realtà. Dopo aver mandato in onda alcuni passaggi dell'audizione del 16 febbraio 2022, nella quale l'avvocato Mussari aveva riferito di avere trascorso la sera della morte di David Rossi 'a Siena, a casa di mia moglie', il conduttore ha mostrato in studio, sotto il titolo 'Mussari ha avuto un ruolo nel caso Rossi?', una fotografia notturna scattata nel vicolo adiacente a quello in cui fu rinvenuto il corpo di David Rossi, indicando una figura che ritrarrebbe l'avvocato Mussari: come a dire che quella sera egli era lì, e che alla Commissione aveva mentito" ma "la persona ritratta in quella fotografia non è l'avvocato Mussari, e anzi è già stata ricondotta all'identità di un diverso cittadino senese. Ancora una volta, un'attribuzione falsa, mandata in onda dinanzi a una platea nazionale, senza la minima verifica".

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