La portavoce della Global Sumud Italia, Maria Elena Delia: "Liberare Thiago e Saif". Il testimone da Creta: "Ripartiremo con più barche"
Presidio oggi, sabato 2 maggio, degli attivisti della Global Sumud Flotilla davanti alla Farnesina per chiedere la liberazione di Thiago Avila e Saif Abukeshek, prelevati da una nave italiana. Su quanto avvenuto è stato chiesto anche il pronunciamento della Corte europea dei Diritti dell'Uomo.
Gli attivisti "hanno raccontato 40 ore da incubo", dopo l'intervento delle forze armate israeliane. "Sono stati sbarcati, malmenati e i greci non li hanno accolti proprio a braccia aperte: raccontano di non aver avuto nemmeno una bottiglia d’acqua" racconta la portavoce italiana della Global Sumud Italia, Maria Elena Delia, al presidio organizzato stamane davanti al ministero degli Esteri di Roma, per chiedere la liberazione di Thiago Avila e Saif Abukeshek. "Stanno bene a parte quelli in ospedale: sono quasi tutti a Creta. Siamo qui per Thiago e Saif, attivisti brasiliano e palestinese con passaporto spagnolo e svedese, due attivisti trattenuti. I due - prosegue Delia - erano a bordo di una nave italiana: questo significa, per il diritto del mare, averli prelevati illegalmente da Roma. Chiediamo al governo israeliano che garantisca trattamenti umani, in particolare verso i due attivisti che sono simbolo e testa del movimento e che per Israele sono due trofei, visto che in questo momento siamo in campagna elettorale in Israele”.
“Saif, come palestinese, rischia tantissimo: la Knesset - ricorda ancora la portavoce - qualche settimana fa ha approvato una legge che consente la morte per impiccagione per i palestinesi per cui sia provata l’accusa di terrorismo. La Flotilla andrà avanti - conclude Delia - e in questo momento la tempesta in corso ci sta permettendo di riorganizzarci”.
Il team legale della Global Sumud Flotilla ha depositato nella notte un ricorso urgente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ai sensi dell’art. 39 del Regolamento, contro lo Stato italiano, nell’interesse di due attivisti – Saif Abukeshek Abdelrahim, di cittadinanza palestinese, e Thiago de Avila e Silva Oliveira, di cittadinanza brasiliana – attualmente detenuti arbitrariamente dalle autorità israeliane, in regime di incomunicabilità, senza accesso a difensori, familiari o autorità consolari. Con questo ricorso, si legge in una nota, il team legale della Global Sumud Flotilla denuncia una violazione grave e attuale della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in particolare degli articoli 2 e 3, che tutelano il diritto alla vita e vietano in modo assoluto ed inderogabile la tortura, i trattamenti inumani o degradanti e ogni forma di esposizione a tali trattamenti. Il rischio risulta ulteriormente aggravato dalla loro pubblica qualificazione, da parte delle autorità israeliane, quali soggetti sospettati rispettivamente di terrorismo e di attività illegali.
La Global Sumud Flotilla, continua la nota, richiama con forza la comunità internazionale alla responsabilità di garantire il rispetto del diritto internazionale e dei diritti fondamentali anche in contesti extraterritoriali, ribadendo che nessuna operazione può giustificare la sospensione delle garanzie fondamentali, né la detenzione arbitraria, né l’esposizione a trattamenti vietati in modo assoluto.
"Abbiamo avuto notizia di comportamenti e trattamenti inumani e degradanti a bordo dell’imbarcazione, che sono peggiorati quando le persone sequestrate hanno capito e scoperto che Thiago Avila e Saif Abukeshek, attivisti brasiliani e palestinese, due membri importantissimi della Global Sumud Flotilla venivano ingiustamente trattenuti per essere portati nella Palestina occupata: cosa che è avvenuta in questa mattinata" denuncia l’avvocato Tatiana Montella, membro del team legale della Flotilla Italia. "Le torture, subite già dagli attivisti sulle navi, hanno prodotto 32 persone ferite che hanno avuto bisogno di cure mediche e, in un caso, a un ricovero ospedaliero per le costole rotte". "Già da ieri il team legale della Sumud ha presentato due esposti alla procura della Repubblica di Roma uno per Thiago e uno per Saif, oltre a un ricorso d'urgenza per richiedere le emissioni di misure cautelari alla Cedu: Saif e Thiago navigavano su una nave battente bandiera italiana, il che significa che vi è giurisdizione dell'Italia, vi è responsabilità dell'Italia ed è come se queste azioni fossero avvenute sul territorio italiano".
L'avvocato Enrica Rigo poi spiega che "nelle ultime 48 ore, sono state presentate azioni a livello internazionale, in particolare un ricorso contro la Grecia che ha permesso questo accadesse nelle acque Sar greche e nelle sue acque territoriali". L'avvocato spiega che gli attivisti sono stati "sbarcati dalla nave militare israeliana con motovedette greche", sottolineando poi come Thiago e Saif erano a bordo della "Eros 1, battente bandiera italiana" e che i "crimini sono avvenuti in territorio italiano: è un atto di estrema arroganza nei confronti di tutta la comunità internazionale, di tutti gli stati di cui batte bandiera la Flotilla".
"Siamo ancorati a Creta da ieri all'ora di pranzo, c'è tanto vento e stiamo usando questo tempo per riorganizzare le barche e ricaricare le batterie, dopo l'assalto che abbiamo subito la scorsa notte" dice Luca, attivista della Global Sumud Flotilla in collegamento telefonico da Creta con il presidio organizzato stamane alla Farnesina. "Vorrei darvi tante notizie su quello che è successo ieri, con i prigionieri che sono stati liberati, con le mobilitazioni sul territorio e con i contatti con il governo greco, ma ci terrei a darvi una notizia e la più fondamentale: la Flotilla riparte. Useremo questi giorni per sistemare tutto e per rimettere a posto le barche, per mobilitare le persone a terra: abbiamo compagni dalla Grecia, dall'Italia, dalla Spagna dall'Olanda e da tutta Europa che si sono mobilitati per venire qua. Ieri - prosegue Luca - hanno bloccato le strade per i pullman con i prigionieri, hanno bloccato l'aeroporto di Heraklyon (di Creta), hanno bloccato gli ospedali perché non ci facevano vedere gli attivisti nelle condizioni in cui poi li avete visti sui post su Instagram. Ormai la situazione qui è sotto il nostro controllo. Abbiamo preso tutte le precauzioni che dovevamo prendere, siamo in contatto con le autorità". Quando "ripartiremo, ci raggiungeranno le barche dalla Grecia e dalla Turchia: saremo ancora di più rispetto a quelli che sono partiti dalla Sicilia".