Trafugate 147 delle 990 cassette di sicurezza, di proprietà di avvocati e magistrati. Non su quali documenti siano stati rubati
Il furto al caveau del Tribunale di Roma, avvenuto nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1999, ha riempito per anni le colonne dei giornali italiani, non solo per le modalità con cui è stato compiuto, ma anche per gli autori del ‘colpo’ e soprattutto per l’incertezza su quanto denaro e quali documenti siano stati rubati. Stefano Virgili, morto a 76 anni al termine di una lunga malattia, prese parte insieme a Massimo Carminati e altri complici al ‘furto del secolo’ nel quale furono trafugate 147 delle 990 cassette di sicurezza, di proprietà di avvocati e magistrati.
Un ‘bottino’ su cui si è tanto fantasticato, anche per la scelta non casuale delle cassette di sicurezza forzate, e che ha portato a fare ipotesi su possibili collegamenti con alcune delle vicende processuali più rilevanti, dalla strage di Bologna all’omicidio Pecorelli, fino alla sparizione di Emanuela Orlandi e all’omicidio di Simonetta Cesaroni. E nonostante nessun titolare delle cassette di sicurezza abbia mai denunciato la sottrazione di documenti riservati, per i giudici perugini che hanno emesso la sentenza di condanna quel furto era “finalizzato alla sottrazione di documenti scottanti, utilizzabili per ricattare la vittima o terzi”.