"Nell’ultimo anno della sua vita, Fratel Biagio, missionario che ha fondato a Palermo una comunità dove ha accolto in gratuità circa 1000 poveri, mentre viveva la sua condizione di malato oncologico, ha incontrato centinaia di giovani e scout di tutte le parti d’Italia, a cui oltre a dare coraggio, dava attenzioni nell’uso della rete attraverso cui era possibile incappare in trappole subdole, dalla pornografia, ai giochi pericolosi, al satanismo". E' il ricordo di Riccardo Rossi, ex portavoce di Fratel Biagio, nel giorno del terzo anniversario della morte di Biagio Conte. Rossi assisteva spesso ai suoi incontri con i giovani che amava molto "e ai quali qualche volta confidava il suo sconforto per la sua malattia e per la chemioterapia a cui si doveva sottoporre".
"Fratel Biagio durante la sua malattia incontrava tante persone, - continua Riccardo Rossi- molte preoccupate per lui e chi gli chiedeva una parola di conforto; lui era sempre per tutti, anche se sofferente. Non aveva e non amava molto il telefono, non ne portava mai uno con sé, tanto meno nei suoi pellegrinaggi a piedi; ma in quel periodo lo utilizzava tanto per contattare diverse persone. Vari i motivi dava indicazioni ai volontari della missione, sentiva presbiteri e tanti benefattori, gente allettata che non poteva venire a trovarlo". "E aveva sempre un pensiero per gli altri, anche quando avrebbe potuto pensare di più a lui stesso; si preoccupava che ci fosse sempre da mangiare per tutti – spiega Rossi- e contattava giornalmente mia moglie Barbara che si occupava del magazzino per capire quale prodotto mancava. Ebbene, nell’arco di uno, due giorni la provvidenza agiva e quel prodotto arrivava grazie ai donatori stimolati e per le sue efficaci preghiere".