Lo scrittore indiano: "Non sono un attivista, ma attraverso la scrittura posso riflettere su ciò che accade nel mondo e raccontarlo"
"Rappresentare la realtà che ci circonda, raccontando un mondo attraversato da crisi sempre più interconnesse". È questa, secondo lo scrittore e antropologo indiano Amitav Ghosh, la responsabilità che la scrittura può assumersi di fronte alle sfide del presente. Ghosh lo ha detto durante un incontro alla Fondazione Bottari Lattes di Monforte d’Alba, in provincia di Cuneo, che gli ha attribuito il Premio speciale Lattes Grinzane. "Sono sempre molto cauto nell’affermare che questa o quella responsabilità spetti agli scrittori", ha premesso Ghosh, sottolineando come ciascun autore abbia una propria visione del ruolo della letteratura e della natura del proprio lavoro. "Posso quindi parlare soltanto per me, spiegando quale ritengo sia la mia responsabilità e che cosa considero importante".
Per Ghosh, l’impegno fondamentale dello scrittore è rappresentare la realtà contemporanea, segnata da quella che definisce una "policrisi": una molteplicità di emergenze che si intrecciano e si influenzano reciprocamente. "Si parla spesso di cambiamento climatico, ma questa non è l’unica crisi che dobbiamo affrontare: ci sono anche la perdita di biodiversità, l’estinzione delle specie e l’incertezza politica. Tutte queste crisi sono strettamente interconnesse", ha osservato l'autore di "Mare di papaveri", "Il fiume dell'oppio" e "Diluvio di fuoco", pubblicati in italiano da Einaudi.
Uno degli ambiti in cui queste connessioni risultano più evidenti è, secondo l’autore, quello dei combustibili fossili, al centro di equilibri economici e geopolitici. Ghosh ha richiamato in particolare le guerre in Medio Oriente, che ha definito strettamente legate ai combustibili fossili, e la strategia degli Stati Uniti, accusati di puntare al controllo di queste risorse. "L’impero angloamericano si è sempre fondato sull’economia dei combustibili fossili, ed è quindi molto difficile abbandonare questo modello e allontanarsene", ha affermato. Nel delineare il proprio ruolo, Ghosh ha distinto la scrittura dall’attivismo, pur riconoscendo l’importanza di quest’ultimo. "Uno scrittore non è un attivista: conosco molti attivisti e so di non esserlo. Ma il minimo che posso fare attraverso la mia scrittura è riflettere su ciò che accade nel mondo e raccontarlo", ha concluso. (di Paolo Martini)