Libri, esce 'Il capitano romantico. Fernando Rosa socialista libertario' di Fabio Florindi

Rosa, nato nel 1908 a Milano, fu prima fascista, ma la sua militanza venne interrotta dopo essere stato testimone delle violenze degli squadristi torinesi contro gli operai. Nel periodo universitario si avvicinò alle idee socialiste. Il 22 ottobre 1929 sparò a Umberto di Savoia

Libri, esce 'Il capitano romantico. Fernando Rosa socialista libertario' di Fabio Florindi
05 giugno 2026 | 17.12
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Un libro che si distingue per la capacità di intrecciare rigore storico e intensità narrativa, restituendo al lettore una figura complessa e profondamente umana dell’antifascismo europeo tra le due guerre. Si tratta de "Il capitano romantico. Fernando De Rosa socialista libertario" di Fabio Florindi, pubblicato da Arcadia Edizioni. Fernando De Rosa, nato a Milano nel 1908 in circostanze misteriose e registrato inizialmente come Fernando Lencioni, figlio di genitori ignoti, cresce a Torino in una dimensione familiare segnata da ambiguità identitarie e segreti. Questo elemento originario contribuisce a delineare fin da subito una personalità inquieta, destinata a svilupparsi tra tensioni interiori e scelte radicali.

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Florindi segue con attenzione il percorso giovanile di De Rosa, mostrando anche il suo iniziale avvicinamento al fascismo, tipico di molti ragazzi dell’epoca. Tuttavia, la progressiva disillusione culmina in un episodio tragico e decisivo: la morte accidentale dell’amico Mohamed Ali, colpito da un colpo partito involontariamente mentre De Rosa maneggiava una pistola. Questo evento segna profondamente il protagonista, non solo sul piano umano ma anche politico, accelerando il suo distacco definitivo dal regime, formalizzato pochi mesi dopo con le dimissioni dal Partito Nazionale Fascista. Da questo momento, la biografia assume un ritmo più intenso e drammatico. Florindi descrive con efficacia la trasformazione di De Rosa in militante antifascista, tra attività clandestine, persecuzioni e una crescente esposizione al rischio. Parallelamente, emerge un aspetto meno noto ma significativo: il suo rapporto con la montagna, vissuta come spazio di libertà e catarsi, in contrapposizione alla “prigione” rappresentata dall’Italia fascista. Le sue esperienze nel Club Alpino Italiano e il talento sportivo contribuiscono a costruire l’immagine di un giovane energico e determinato, ma anche in cerca di equilibrio.

Particolarmente riuscita è la ricostruzione dell’ambiente universitario torinese, dove De Rosa si distingue per il suo attivismo: dalle commemorazioni antifasciste alla difesa del professor Francesco Ruffini contro le aggressioni squadristiche, fino alla partecipazione a reti clandestine di diffusione di stampa sovversiva. In queste pagine, l’autore riesce a rendere tangibile il clima di violenza e repressione, così come il coraggio di una minoranza di studenti decisi a resistere.

L’esilio rappresenta una svolta decisiva. In Francia, a contatto con figure di primo piano del socialismo come Pietro Nenni, De Rosa matura l’idea di un gesto eclatante capace di scuotere l’opinione pubblica. L’attentato dimostrativo del 1929 a Bruxelles contro il principe Umberto di Savoia – che Florindi analizza con precisione – diventa così un momento chiave: il processo si trasforma in una tribuna politica internazionale, confermando la volontà del protagonista di trasformare la propria vita in uno strumento di lotta.

Il libro non si limita però a costruire un ritratto eroico. Al contrario, uno dei suoi punti di forza è la rappresentazione delle contraddizioni di De Rosa: le difficoltà dell’esilio, le crisi personali, gli eccessi vissuti durante il periodo spagnolo e il fallimento del progetto di diventare pilota per un’azione dimostrativa contro il regime. Florindi non nasconde la fragilità del protagonista, che arriva a mettere in discussione se stesso e la propria capacità di sacrificio.

Una dimensione umana che emerge anche nelle lettere, soprattutto nel rapporto con Luigina, primo amore idealizzato, e con la madre Umberta. In queste pagine si coglie un De Rosa più intimo, combattuto tra aspirazioni politiche radicali e desiderio di una vita affettiva stabile, tensione che contribuisce a rafforzare l’immagine del “romantico” evocata dal titolo.

La fase finale della sua vita si svolge in Spagna, dove la radicalizzazione politica lo conduce a una militanza sempre più rivoluzionaria. Durante la guerra civile, De Rosa si impegna direttamente sul campo, fino alla morte nel settembre 1936 sulla Sierra Guadarrama, colpito mentre guidava i suoi uomini all’assalto. La sua fine, rapida e coerente con l’intera traiettoria esistenziale, suggella l’immagine di un uomo che ha vissuto la politica come scelta totale.

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