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Sanremo: Silvestri, in 'Argentovivo' parlo ai genitori come me

07 febbraio 2019 | 13.45
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Daniele Silvestri - (Foto AdnKronos)

di Ilaria Floris

"Io non ce l'ho la soluzione. il lavoro di genitore deve passare per l'impegno, per gli schiaffi anche, per farti capire che devi mettere in discussione tutto. Che poi è quello che è successo a me". Così Daniele Silvestri parla di 'Argentovivo', il brano di grande impatto emotivo che l'artista romano porta sul palco dell'Ariston, in gara con Rancore e Fabio Rondanini. Il pezzo esplora il mondo di un adolescente di oggi, che si isola in un mondo virtuale, scandagliandone le disperazioni più profonde.

"I miei 16 anni sono stati abbastanza fortunati e felici -dice Silvestri- Questo per dire che quello della canzone non sono io adolescente e nemmeno é il mio pensiero di adesso, e se i miei figli mi dicessero le cose contenute nella canzone mi troverebbero in totale disaccordo". Infatti "nel brano racconto di un individuo che non aspira in fondo a nulla -spiega- e cerca nel mondo virtuale il proprio appagamento. Io non posso nemmeno accettarlo, è il crimine più terribile dell'essere umano, ma l'ho voluto raccontare perché l'ho visto, esiste".

Silvestri, che torna all'Ariston a distanza di 24 anni dalla sua prima apparizione con 'L'uomo col megafono' (1995), ammette che col suo brano non vuole parlare agli adolescenti, ma ai genitori. "Parlo con la voce di un 16enne ma in fondo parlo a quelli che hanno la mia età. Siamo una generazione senza istruzioni d'uso", dice, perché "in un certo senso siamo parte di questo mondo, e quindi con meno autorità. Quegli stessi telefoni li abbiamo in mano anche noi, e nessuno ha fissato i limiti". E se è vero che non ha la soluzione, qualche idea su come uscire dall'empasse ce l'ha: "Ascoltare è importante. I giovani sono chiusi nel mondo virtuale, ma la vita reale per fortuna irrompe. Ecco, noi genitori dovremmo fare in modo che irrompa il più possibile. L'amore, la passione, la curiosità. Perché no, anche quella politica".

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