Confsal, no a emendamenti a dl 1° maggio che limitano pieno recupero salari dovuti

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28 maggio 2026 | 10.57
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Confsal e Fast-Confsal esprimono "forte contrarietà" agli emendamenti 7.17, 7.19, 7.20 e 7.22, presentati in sede di conversione del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, cosiddetto 'DL Primo Maggio'.

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La posizione di Confsal e Fast-Confsal - si spiega - "non è rivolta contro il decreto-legge n. 62/2026 nel suo impianto generale". Il decreto, infatti, "introduce misure in materia di incentivi all’occupazione, salario giusto, monitoraggio retributivo e contrasto al caporalato digitale". In particolare, l’articolo 7 "riconosce alla contrattazione collettiva un ruolo centrale nella determinazione del salario giusto, richiamando i contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative come parametro di riferimento per il trattamento economico complessivo. La nostra posizione non è di contrarietà al decreto-legge n. 62/2026 in quanto tale. Al contrario, riteniamo necessario distinguere l’impianto generale del provvedimento dagli emendamenti 7.17, 7.19, 7.20 e 7.22, che introducono una previsione specifica e problematica: limitare gli effetti della rideterminazione giudiziale della retribuzione al solo periodo successivo alla proposizione della domanda giudiziale". È "su questa previsione, e solo su questa, che Confsal e Fast-Confsal esprimono ferma opposizione".

"Per Confsal e Fast-Confsal questo profilo è inaccettabile. Il diritto a una retribuzione proporzionata e sufficiente non può essere reso effettivo solo dal momento in cui il lavoratore agisce in giudizio. Se una retribuzione viene accertata come non conforme all’articolo 36 della Costituzione, il lavoratore deve poter recuperare quanto dovuto secondo le regole ordinarie dell’ordinamento", concludono.

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