Guerre, tensioni sui prezzi e scadenze politiche: si prepara un autunno difficile per l'economia

La decisione della Bce di lasciare fermo il costo del denaro è solo interlocutoria; lo shock sui prezzi dell'energia deve ancora presentare il conto; le pressioni elettorali complicano lo scenario

Guerre, tensioni sui prezzi e scadenze politiche: si prepara un autunno difficile per l'economia
23 luglio 2026 | 17.17
Fabio Insenga
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L'estate ha ormai assunto la forma di un periodo di sospensione. L'attesa di segnali più chiari sullo sviluppo delle tensioni internazionali si salda a quella della tradizionale pausa di agosto, ormai vicinissima. Ma l'autunno si delinea già particolarmente complesso per l'economia, sia a livello globale sia a livello interno, e per la politica, che deve fare i conti con le scadenze elettorali che si avvicinano, quella di mid term del 3 novembre negli Stati Uniti e la fine della legislatura da collocare nella timeline italiana nel corso del 2027.

Sono diversi i segnali che vanno nella stessa direzione. La decisione della Bce di tenere fermo il costo del denaro, ampiamente prevedibile, si salda alla previsione, sempre più concreta, che il prossimo Consiglio possa decidere di alzare i tassi. Perché l'inflazione resta lontana dal target del 2% e perché le conseguenze dello shock ormai prolungato sui prezzi dell'energia è destinato a presentare il conto. Quanto e come sarà distribuito determinerà anche le conseguenze per l'economia reale, ovvero l'impatto per le famiglie e per le imprese.

La simultanea chiusura dei due principali snodi del commercio globale che collegano il Mediterraneo all'Oceano Indiano, tramite il Mar Rosso e lo Stretto di Bab el-Mandeb, e i Paesi del Golfo Persico all'Oceano Indiano, tramite lo Stretto di Hormuz, configura una tenaglia impossibile da forzare. Bloccare ancora a lungo il passaggio delle merci, lasciando interrotte le catene di approvvigionamento, vorrebbe dire condannare l'economia globale a una sofferenza che sconterebbe di più chi, a partire dall'Europa, ha più problemi di dipendenza sulle materie prime.

Soprattutto, la schizofrenica gestione del conflitto con l'Iran da parte del presidente americano Donald Trump continua ad alimentare uno dei principali nemici dell'economia, l'incertezza. E' uno scenario che comporta rischi consistenti che i mercati finanziari hanno finora assorbito con relativa tranquillità, ma che rappresentano sempre un potenziale detonatore come ha ricordato con grande fermezza, a più riprese, il Governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta.

In un quadro già sufficientemente articolato, si inseriscono le pressioni elettorali che pesano sui decisori politici. Partendo proprio da Trump, che si sta muovendo con l'ossessione di perdere anche formalmente, numeri alla mano, il consenso degli americani che già tutti i sondaggi indicano in progressivo calo. Il presidente americano, come dimostrano le decisioni, i ripensamenti e i tira e molla di queste settimane, potrebbe assecondare l'istinto che lo porta a speculare sulla crisi in Medio Oriente per assecondare i suoi interessi personali.

Guardando all'Italia, il clima da campagna elettorale che già si respira rischia di copromettere l'equilibrio che servirebbe nella stesura della prossima legge di Bilancio. Se, come possibile, diventasse il terreno di scontro per massimizzare il consenso dei singoli partiti, all'interno della maggioranza e dell'opposizione, potrebbero venire a mancare le risposte concrete, proprio sul piano economico e sociale, che la situazione richiederebbe. Rendendo il prossimo autunno ancora più difficile. (Di Fabio Insenga)

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