Dopo anni di sperimentazione, l’esplosione della generative Ai degli ultimi 18 mesi applicata ai contenuti ha finalmente consentito al 'bruco' text-to-speech di diventare 'farfalla' con l’ai-voice. Tuttavia una 'bella voce' non basta a fare un contenuto fruibile nel qui ed ora secondo le regole della pubblicazione e del modello di business dell’ ambiente web. Il Tts sta alla piattaforma audio come la benzina all’automobile: necessario ma non sufficiente per viaggiare. Se dunque a sviluppare sempre migliori voci ci pensa una startup americana come Eleven Labs, a sviluppare la soluzione che le rende applicabili davvero al settore dei media online è Audioboost: startup nata in Italia e già diffusa in 10 paesi che nel 2026 si appresta a varcare l’Oceano Atlantico alla conquista del West e lo fa partendo dal Ces di Las Vegas.
Inserita nella short list delle 51 startup italiane ospiti del Padiglione Italia in quello che è considerato il più importante evento mondiale sulla tecnologia, il Ces del 6-9 gennaio 2026, Audioboost non appartiene al roboante 'hype' sull’AI: non appartiene alla robotica, cybersicurezza, space, medicare, bensì al mondo della martech e rappresenta un business case interessante specialmente nel momento in cui si cercano casi concretti in cui la Gen Ai abbia un’applicazione pratica in un settore competitivo, complesso, maturo come quello dell’editoria e dell’advertising.
“Cercare di innovare un settore tradizionalista in una fase di difficoltà come quello dell’editoria in particolare di quella “online” è certamente una sfida complessa – afferma Cristina Pianura ceo di Audioboost che per prima 4 anni fa decise di puntare sull’ai voice quando il 'bruco' Tts ancora faceva storcere il naso a molti editori – il nostro obiettivo è cavalcare la tendenza ormai consolidata degli utenti di tutte le fasce d’età, all’ascolto anziché alla lettura ed elaborare soluzioni che non generino facile traffico sui siti ma aumentino la permanenza e l’interesse delle audience al contenuto, abilitandolo anche alla distribuzione sui canali del futuro: dalle smartcar allo smartwatch. Siamo convinti che l’audio abbia questa funzione strategica ed è per questo che abbiamo sviluppato innovazioni tecnologiche brevettate o patent pending che potrebbero essere impiegate anche nella produzione di podcast o audiolibro in futuro”.
Grazie al lavoro di penetrazione che Audioboost sta svolgendo nel suo paese 'pilota' che è ovviamente l’Italia, oggi sappiamo che il 50% della popolazione italiana conosce gli spoken article (contenuti letti dall’intelligenza artificiale) e il 33% li ha ascoltato almeno una volta (fonte Ipsos). Sappiamo anche che le sessioni di ascolto di contenuti informativi audio hanno una durata media tra i 5 e i 10 minuti che in ambiente Web significa moltiplicare per 5-8 volte la permanenza media di una persona su un sito.
“Contrariamente a quanto si creda, la fruizione di spoken article è ancor più pregiata che non l’ascolto di podcast – continua – poiché è figlia di una decisione nel qui ed ora e dunque risponde ad un forte bisogno di informazione che online non può che consolidarsi in pochi minuti. Quei minuti dedicati all’ascolto di un contenuto specifico sono molto più preziosi, sia editorialmente che pubblicitariamente, di un flusso musicale di fondo ascoltato distrattamente”.
Audioboost con la sua piattaforma Speakup-Article adatta ogni testo ad una lettura fluida e corretta anche di strutture testuali e terminologie tipicamente ostiche al Tts, porterà al Ces la sua ultima invenzione ovvero la capacità di riconoscere il genere del soggetto parlante e modificare in tempo reale le voci, simulando così un dialogo o una intervista. La capacità di integrare struttura testuale e semantica per interpretare correttamente il testo o inserire la pubblicità al posto giusto sono le principali innovazioni testate in ambito editoriale ovvero il contesto più variegato, complesso, mutante in tempo reale e dunque sfidante per una tecnologia.