Il sindacato di Corso d'Italia: "Nessun sostegno al 92% di chi vive di salario o di pensione. Tagli per l'istruzione pubblica e sostegni alle paritarie"
La Cgil va all'attacco della manovra ed è scontro sulla scuola. "La manovra di bilancio, di cui è stato finalmente pubblicato il testo ufficiale, sembra scritta dal governo di un altro paese, per non dire di un altro pianeta", è il commento della Cgil in una nota alla manovra trasmessa alla Camera per l'avvio formale dell'iter parlamentare. "Nessun sostegno al 92% di chi vive di salario o di pensione, briciole alla fascia di reddito che va dai 50.000 ai 55.000 euro (tra i 100 e i 500 euro di riduzione dell’Irpef solo per un anno), mentre si estende strutturalmente la flat tax ai professionisti benestanti fino a 100.000 euro", osserva il sindacato di Corso d'Italia, che analizza: "Tagli tra il 15 e il 68% alla rivalutazione degli assegni previdenziali e conferma dell’aumento dell’età pensionabile, che comincia nel gennaio 2027 per arrivare nel 2029 al requisito di 67 anni e 6 mesi di età o 43 anni e 4 mesi di contributi".
La Cgil va giù dritto anche su sanità e scuola. "Appena 2,4 miliardi per la sanità, che andranno in gran parte al privato accreditato e alle case farmaceutiche (alla sanità privata finiranno anche 1,6 miliardi attraverso i bonus agli over 75), una cifra che non copre neanche lontanamente l’inflazione e men che meno le assunzioni necessarie a garantire l’assistenza territoriale e la messa a regime degli investimenti realizzati con il Pnrr. In definitiva, prosegue il definanziamento della sanità pubblica, con il fabbisogno sanitario nazionale che sprofonderà dal già risicato 6,14% del Pil di quest’anno al 5,83% del 2029: valori assolutamente insufficienti a garantire il diritto alla salute delle persone".
"Ancora tagli per l’Istruzione pubblica (- 4.925 docenti e - 2.049 Ata a decorrere dal prossimo anno scolastico), mentre si confermano i sostegni alle scuole paritarie. Nessuna strategia per colmare il vuoto di investimenti post Pnrr e, secondo lo stesso Mef, un contributo alla crescita dei prossimi tre anni pressoché nullo".
"È il contrario di quello che serve: si aiuta chi sta bene, si abbandona a sé stesso chi sta male - aggiunge la Cgil - non si fa niente per affrontare l’emergenza economica e sociale in corso. E si indebita il Paese per aumentare, nel prossimo biennio, di 14,4 miliardi le spese militari: il più rilevante incremento di investimenti in armi in tempo di pace. Eravamo stati facili profeti nel dedurre, dal Dpfp 2026 e dal Dpb 2027, quali sarebbero stati i contenuti della manovra di bilancio, decisa peraltro senza alcun confronto con le parti sociali. Ma qui siamo al di là delle peggiori aspettative: si accelerano declino del Paese e impoverimento della stragrande maggioranza dei cittadini, anziché porvi rimedio". "È un futuro a cui non abbiamo alcuna intenzione di rassegnarci e che, con la partecipazione e la mobilitazione di lavoratori, pensionati, giovani generazioni, a partire dallo sciopero generale del 20 novembre, abbiamo tutta l’intenzione di cambiare radicalmente", conclude la Cgil.
Anche "la Cisl esprime una netta contrarietà a qualsiasi ipotesi di taglio degli organici della scuola e ne chiede il ritiro. Di fronte al disagio delle nuove generazioni, alle povertà educative e alle crescenti difficoltà del lavoro scolastico, servono investimenti e personale, a partire da docenti e ATA e non certamente tagli". E’ quanto sottolinea la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, in una nota.
"L’istruzione è una priorità strategica per il Paese: ridurne le risorse significa indebolire i diritti dei giovani, la coesione sociale e le prospettive di sviluppo. Il Governo apra subito un confronto. La disponibilità della Cisl al dialogo richiede risposte concrete: se i tagli saranno confermati, sosterremo tutte le necessarie iniziative di mobilitazione della categoria", aggiunge Fumarola.
"I tagli agli organici del personale docente e ATA previsti nel disegno della Legge di Bilancio 2027 vanno cancellati. Per la Confsal si tratta di un provvedimento che va nella direzione opposta rispetto alle reali esigenze della scuola". E' quanto sottolinea una nota di Consal che continua: "Non si può chiedere alle istituzioni scolastiche di affrontare responsabilità sempre maggiori, garantire inclusione, qualità dell’offerta formativa e servizi efficienti e, contemporaneamente, ridurre le risorse professionali necessarie ad assolvere tutte queste funzioni".
"La Confsal invita fermamente il Governo a ritirare questa inaccettabile proposta di tagli agli organici perché la scuola ha bisogno di personale, stabilità e investimenti. Su questo punto la Confsal, unitamente alla federazione della Scuola Snals-Confsal, manterrà una posizione ferma e porterà avanti un’azione coerente e decisa", afferma il segretario generale della Confsal, Angelo Raffaele Margiotta.
Per Mario Rusconi, presidente dell'Associazione nazionale presidi Roma, “il problema principale del mondo della scuola è il decremento demografico: ogni anno si perdono circa 100mila studenti, significa che in 10 anni ci potrebbero essere oltre un milione di studenti in meno. Si tratta di una questione che impone una riflessione da parte delle istituzioni”, dice all’Adnkronos, commentando gli interventi della manovra nel settore dell’istruzione.
“Il decremento demografico è talmente rilevante che inevitabilmente influirà sul personale docente e Ata”, sottolinea Rusconi, indicando però anche una possibile soluzione. “Si può utilizzare questo decremento tenendo meno studenti nelle classi e utilizzare più docenti per le attività di recupero e sostegno. Penso in particolare ai corsi integrativi, pomeridiani, anche online. Sarebbe un modo - conclude - per evitare il fenomeno della scarsa preparazione e aiutare gli studenti ad affrontare l’università con competenze adeguate”.
La Rete degli Studenti Medi del Lazio esprime in una nota "profonda preoccupazione di fronte alla bozza della Legge di Bilancio per il 2027, che conferma l’indirizzo del Governo Meloni nei confronti del sistema scolastico: definanziamento della scuola pubblica, tagli continui al personale ed ennesimi regali agli istituti paritari. Con la riduzione di ulteriori 4.925 cattedre dell’organico di potenziamento e 2.049 posti di personale ATA, si supera la quota di 15mila posti cancellati nel sistema scolastico statale in appena due anni". Il sindacato studentesco denuncia che "la manovra, mentre taglia i fondi alla scuola pubblica, stanzia oltre 200 milioni di euro a favore delle scuole paritarie e proroga per il 2027 il buono scuola da 1.500 euro per l’iscrizione agli istituti privati. Una scelta politica chiara che penalizza la scuola pubblica statale per spostare risorse verso il privato".