Unitree, l'Ipo storica degli umanoidi cinesi. Siciliano (Prisma Lab): "Ma umanoidi che fanno le capriole servono a poco"

L'Europa può ancora competere, puntando su competenze e design. "I robot cinesi sono tutto fuorché cool. Chiederemo grandi finanziamenti all'Ue"

G1, uno degli umanoidi Unitree (Sipa Usa)
G1, uno degli umanoidi Unitree (Sipa Usa)
19 agosto 2026 | 19.19
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A cosa serve un robot che fa le capriole se non può collaborare in sicurezza con l'uomo? Se lo chiede, durante un’intervista con l’Adnkronos, Bruno Siciliano, uno dei massimi esperti internazionali di robotica, che a Napoli dirige il Prisma Lab e insegna la disciplina alla Federico II. Il professore analizza la quotazione in borsa di Unitree, che ha segnato un + 460% nel giorno dell’Ipo. Un altro record, dopo quelli di velocità e salto segnati dai suoi umanoidi, che hanno capacità acrobatiche sempre più incredibili ma applicazioni commerciali ancora limitate. Non a caso gli analisti hanno commentato l’evento come l’inizio della speculazione cinese sul settore, più che un traguardo per l’industria.

Che significato ha la notizia della quotazione?

Gli Stati Uniti hanno già chiuso il mercato all'importazione di prodotti cinesi in questo settore. La robotica e la sua componentistica sono al centro di una vera e propria guerra tecnologica. Non dimentichiamoci che moltissimi robot umanoidi assemblati in Europa e in America utilizzano componenti cinesi. E in America è stato scoperto che alcuni li importavano di nascosto portandoli in valigia. Anche nel nostro laboratorio, quando realizziamo droni o altri sistemi, ci affidiamo alla loro componentistica: è affidabile e ha prezzi concorrenziali. Unitree, che si contende la leadership cinese con Agibot, con questa quotazione compie una mossa tanto economica quanto politica. Sia dietro Unitree che Agibot, l’altro grande player, c'è il governo. Nel consiglio di amministrazione siede un membro del partito. La quotazione in borsa serve ad attrarre capitali, aumentare la fiducia degli investitori e cambiare la scala commerciale delle loro operazioni. Vogliono far crescere il mercato. Parliamo ancora di numeri relativamente piccoli: gli ultimi dati consolidati, pubblicati a ottobre 2025 dalla Federazione Internazionale di Robotica, parlano di circa 16-17.000 unità vendute nel 2024. Ma ora anche le PMI europee vogliono dotarsi di un umanoide.

Lei ha esperienza diretta con i robot Unitree. Cosa li distingue?

Abbiamo loro robot da circa due anni. La ragione per cui scegliemmo Unitree, e non un competitor americano, è che rendono disponibili le librerie software. Per noi, che non sviluppiamo semplici applicazioni ma nuove tecniche di controllo, è fondamentale avere una piattaforma aperta. Vogliamo dotare i robot di sensori aggiuntivi e fargli compiere azioni per cui non sono stati originariamente progettati. Un prodotto commerciale come l’antesignano Spot della statunitense Boston Dynamics, al contrario, è "chiuso": non posso modificarne il sistema di controllo.

Unitree ha recentemente battuto record mondiali di salto e velocità, superando teoricamente persino il record umano sui 100 metri. Queste performance sono utili?

Si tratta di una dimostrazione di performance straordinaria, indubbiamente, come le capriole durante l’esibizione del capodanno cinese. Ma queste imprese sono utili nel breve-medio periodo per applicazioni commerciali? A mio avviso, no. Manca ancora la capacità di operare in sicurezza e in cooperazione con gli esseri umani. Un umanoide bipede, per quanto ben controllato, non è ancora una macchina sicura per un ambiente domestico, ospedaliero o anche per una fabbrica, a meno che non si creino "dark factories" popolate solo da robot.

In Italia la startup genovese Generative Bionics punta proprio sulla collaborazione uomo-macchina.

Esattamente. Nelle applicazioni collaborative, il contatto è l'elemento fondamentale. Servono sensori tattili, che sono molto costosi. Bisogna dotare il robot di una sensibilità simile a quella umana. Più che la locomozione pura, la vera frontiera è la "loco-manipulation": la capacità di muoversi e manipolare oggetti contemporaneamente.

Eppure i cinesi si stanno prendendo la leadership del mercato.

Sì, e con le loro capriole hanno scalzato Boston Dynamics in soli due anni. Mentre prima tutti applaudivamo le acrobazie di Atlas, ora il palcoscenico è loro. Però bisogna ancora capire come questa leadership si concretizzerà a livello industriale. Non dimentichiamo che colossi come Unitree e Agibot hanno anche una solida tradizione nella robotica convenzionale. Ho visto una presentazione Agibot a Milano: il loro cane robotico mi è parso molto più performante degli umanoidi. Forse la soluzione più interessante è quella dei robot "metamorfici", che cambiano forma a seconda del compito: un quadrupede con ruote per muoversi velocemente e usare le gambe solo per le scale, o un bipede che all'occorrenza si mette a quattro zampe per arrampicarsi o passare in spazi angusti. Non vedo ancora la necessità impellente di un umanoide nella produzione di beni o servizi. BMW ha restituito i suoi umanoidi Figure (americani) perché mancava un ritorno sull'investimento. Non c'era un guadagno reale rispetto al lavoro manuale degli operai.

Cosa può fare l’Europa? La quotazione di Unitree può essere una scossa?

Forse sì. Il 2 settembre saremo in un evento al Parlamento Europeo per presentare il meglio della robotica continentale. E successivamente vogliamo chiedere di finanziare un grande progetto europeo con ordini di grandezza superiori a quelli visti finora. La tecnologia europea non è seconda a nessuno. Non dobbiamo vergognarci di comprare componenti in Cina; la nostra forza è un'altra. La nostra sfida è puntare sulla capacità di integrare, creare e sviluppare tecnologia e applicazioni utili, mettendo la persona al centro. La peculiarità europea, e italiana in particolare, è la nostra creatività, la tradizione manifatturiera e l'attenzione al design. Un progetto come quello di Generative Bionics, che coinvolge Giugiaro, va in questa direzione. Dobbiamo creare robot che siano anche "appetibili", un po' come ha fatto Steve Jobs con l'iPhone. Un Mac non è funzionalmente diverso da un PC, ma è cool. E i robot cinesi sono tutto fuorché cool.

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