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Fisco: frode da 3 mln, arrestata famiglia imprenditori monzese

23 marzo 2015 | 12.18
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Arrestati tre imprenditori, due coniugi ultrasessantenni e il figlio di trentotto anni, accusati, in concorso, di bancarotta fraudolenta e frode fiscale. Le indagini, condotte dai finanzieri di Monza, sono iniziate subito il fallimento della Fifa Film di Agrate Brianza e sono state coordinate dal pm Manuela Massenz

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I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Milano, su ordine del gip del Tribunale di Monza, hanno arrestato tre imprenditori, due coniugi ultrasessantenni ed il figlio di trentotto anni, accusati, in concorso, di bancarotta fraudolenta e frode fiscale.

Le indagini, condotte dai finanzieri di Monza, sono iniziate subito il fallimento della Fifa Film di Agrate Brianza e sono state coordinate dal pm Manuela Massenz. Partendo dalla relazione del curatore fallimentare, attraverso intercettazioni telefoniche, servizi di osservazione, perquisizioni, sequestri, accertamenti bancari ed una rogatoria internazionale con le autorità slovene, magistrato ed investigatori hanno ricostruito le cause del fallimento dell’azienda e le singole responsabilità.

Secondo l’accusa la famiglia di imprenditori monzesi avrebbe causato un grave dissesto economico alla loro azienda, portandola al fallimento, facendo uscire dai conti societari, grazie ad artifici contabili, un vero e proprio fiume di denaro, con un buco di oltre 5 milioni di euro, ai danni dei numerosi creditori. Tutto inizia con il passaggio di testimone nell’amministrazione dell’azienda di famiglia dal figlio al padre. Una mossa che ha anticipato la cessione dell’unico ramo d’azienda realmente produttivo dal valore di oltre 1 milione di euro, ceduto a soli duecentomila euro, ad una nuova società, creata ad hoc, le cui quote sono state poi trasferite ad un’altra società di diritto inglese, la Widdock Limited.

Un "disegno ben congegnato", secondo l'accusa, pensato per lasciare fallire la Fifa Film con i debiti e continuare l’attività con un’altra azienda “pulita”, apparentemente non riconducibile agli indagati, oggi passata definitivamente di mano ad imprenditori estranei ai fatti, che operano regolarmente. Gli accertamenti in territorio britannico hanno, però, permesso di svelare che dietro la società londinese c’era in realtà la moglie dell’imprenditore brianzolo. I coniugi, inoltre, per dimostrare un totale distacco tra loro e la gestione delle società coinvolte, avevano pensato bene di far figurare una separazione legale, senza, anche in questo caso, fare i conti con i finanzieri che li stavano intercettando e, che quindi, hanno smascherato il loro piano.

Le indagini bancarie-finanziarie hanno accertato anche numerose distrazioni di denaro dalle casse della società fallita verso i conti personali degli indagati, oltre un milione e mezzo di euro a titolo di rimborso finanziamento soci. E hanno messo in luce il metodo utilizzato per prosciugare i conti della fallita, attraverso l’annotazione di false fatture per tre milioni di euro emesse da società compiacenti o riconducibili a prestanomi. Soldi che sono finiti in parte su depositi bancari esteri, in Slovenia. Grazie ad una rogatoria internazionale è stato possibile risalire ai prelievi del denaro da parte di due persone compiacenti che si sono prestate a prelevare in contanti il denaro per conto degli arrestati.

Ora, in carcere, c'è il padre, ritenuto il vero dominus, mentre ai domiciliari sono reclusi la moglie ed il figlio, con l’accusa di bancarotta fraudolenta, per un danno alla fallita quantificato in circa 4,5 milioni di euro, ed una frode fiscale di circa 3 milioni di euro. La Gdf ha quindi sequestrato agli indagati beni e disponibilità finanziarie per circa 1,6 milioni di euro, precisamente 600 mila euro quale profitto dei reati fiscali e oltre un milione relativo al reale corrispettivo riferito alla cessione del ramo d’azienda. Sono scattati così i sigilli su denaro, conti, villa di famiglia e polizze assicurative riconducibili agli arrestati.

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